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Meno ricoveri e più cure ambulatoriali, così l'EOC torna a sorridere

L'Ente Ospedaliere Cantonale, che ha presentato questo mercoledì il suo bilancio per il 2025, ritorna in attivo. Un risultato possibile grazie a un cambio di paradigma. Ancora delicata la questione formazione.
Meno ricoveri e più cure ambulatoriali, così l'EOC torna a sorridere
Davide Giordano tio/20min
Meno ricoveri e più cure ambulatoriali, così l'EOC torna a sorridere
L'Ente Ospedaliere Cantonale, che ha presentato questo mercoledì il suo bilancio per il 2025, ritorna in attivo. Un risultato possibile grazie a un cambio di paradigma. Ancora delicata la questione formazione.

LUGANO - Torna a sorridere, e nelle cifre nere, il bilancio annuale dell'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), che nell'anno 2025 è emerso dalle cifre negative attestandosi - solidamente - fra quelle nere.

Come confermato dallo stesso EOC in conferenza stampa, questo mercoledì mattina, il risultato d'esercizio torna «positivo» a 1,2 milioni di franchi (nel 2024 era stato, invece, in rosso). Salgono anche i ricavi (+1,7% a 977,3 milioni) e l'EBITDA a 49 milioni (pari al 5% dei ricavi). Una solidità che ha permesso all'Ente di restituire 8 milioni di franchi nelle casse del Cantone (+10,3%).

«Il risultato conseguito nel 2025 conferma la bontà del percorso intrapreso: rigore gestionale, investimenti mirati e qualità delle cure», sottolinea Paolo Sanvido, presidente del Consiglio di amministrazione dell’EOC, «in un contesto complesso, l’EOC continua a garantire il proprio mandato pubblico con responsabilità e visione».

Più cure ambulatoriali, meno degenze
Un risultato che è stato possibile ottenere, nonostante un contesto che resta estremamente delicato, grazie a un «cambio di paradigma netto» e alla crescita delle cure ambulatoriali definite «una leva strategica per contenere i costi e modernizzare la presa a carico».

Questo perché «ridurre le degenze quando non strettamente necessarie significa diminuire i costi strutturali, ottimizzare l’utilizzo delle risorse e liberare capacità per i casi più complessi. Allo stesso tempo, permette di offrire cure più rapide, meno invasive e meglio integrate con il territorio», riporta nella nota l'Ente.

«L’ambulatoriale è oggi uno degli strumenti più efficaci per contenere la crescita dei costi sanitari senza compromettere la qualità delle cure», sottolinea il direttore generale Glauco Martinetti, «in Svizzera abbiamo un grosso gap da colmare: da noi solo il 20% degli interventi chirurgici è svolto in ambito ambulatoriale, che sale al 50% con un primato del 65% nei Paesi scandinavi. Come ospedali siamo chiamati, anche a livello federale, a colmare questo divario».

Davide Giordano tio/20min

Sfruttare le sinergie e la specializzazione
L'EOC può contare su diverse strutture su tutto il territorio, qualcuno dice anche troppe. Non si tratta forse di uno svantaggio se si punta alla riduzione dei costi? Secondo Martinetti questa è una lettura riduttiva «La nostra presenza capillare sul territorio è e rimane un punto decisivo. Rappresenta la porta d'ingresso dei pazienti nel sistema sanitario ticinese. Siamo quindi convinti del mantenimento delle strutture attuali e stiamo investendo per ammodernarle», ribadisce.

«Dall’altra parte c’è il tema della specializzazione: la medicina è sempre più specializzata e le degenze devono essere concentrate», continua, «l’obiettivo è mantenere il numero di ospedali, ma focalizzare meglio le attività. In questo senso, Lugano è diventato l’ospedale di riferimento per la complessità dell’adulto, mentre Bellinzona per quella pediatrica. Questa strategia mira a migliorare la presa a carico e la sicurezza del paziente».

La formazione dei medici resta un tassello delicato
L'EOC non si nasconde dietro a un dito e, parlando della formazione dei nuovi medici, nella nota la definisce «una delle principali criticità strutturali» del sistema attuale. Il motivo, spiega, riguarda l'insufficiente finanziamento da parte delle autorità, «il che pone una sfida che va oltre il singolo istituto e riguarda l’intero sistema». L'Ente, infatti, sostiene «da assoluto protagonista» il percorso formativo con spese non indifferenti e una situazione di svantaggio rispetto alle realtà private.

A sollevare la problematica è anche il direttore generale: «Da anni collaboriamo con la facoltà di medicina dell’Università della Svizzera Italiana. Gli studenti svolgono formazione pratica al letto del paziente oltre a quella teorica. Dopo il master diventano assistenti e proseguono il percorso formativo. È proprio su questa fase che siamo molto impegnati», conferma Martinetti, «abbiamo circa 400 assistenti che ogni anno transitano nelle nostre strutture. Il costo stimato per la formazione è di circa 33.000 franchi annui per assistente, mentre l’indennizzo ricevuto è di circa 15.000 franchi. Questo crea uno scarto significativo, rendendo la formazione un onere importante che fatichiamo ad assorbire completamente».


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