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PONTE TRESA

Da qui il passaggio a piedi è semplice

Ponte Tresa snodo strategico dei passaggi illegali: smantellata una rete internazionale attiva tra Italia, Svizzera e Nord Europa, coinvolte decine di migranti lungo la rotta balcanica
Polizia di Stato
Da qui il passaggio a piedi è semplice
Ponte Tresa snodo strategico dei passaggi illegali: smantellata una rete internazionale attiva tra Italia, Svizzera e Nord Europa, coinvolte decine di migranti lungo la rotta balcanica

PONTE TRESA - Il valico di Ponte Tresa è stato scelto per gli attraversamenti illegali soprattutto per la conformazione del territorio e per la possibilità di passaggi a piedi. Lo ha confermato a Tio.ch la commissaria capo della Questura di Varese, Giulia Maria Mammola, chiarendo alcuni aspetti dell’indagine sulla rete di traffico di migranti che ha portato all’arresto di otto persone.

Dalla Turchia al Nord Europa
I sospetti, lo ricordiamo, sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con ramificazioni internazionali tra Italia, Svizzera, Germania e Francia. La loro organizzazione avrebbe gestito il trasferimento illegale di cittadini turchi, in prevalenza di etnia curda, lungo la rotta balcanica fino ai Paesi del Centro e Nord Europa, tra cui Svizzera, Germania, Francia, Norvegia e Regno Unito.

«C’è anche la possibilità di attraversare a piedi e il valico confina con Ponte Tresa. Inoltre uno dei principali indagati aveva la propria base abitativa in quella zona, rendendo tutto più agevole». Per quanto riguarda la Svizzera, la commissaria ha precisato che nell’ambito dell’indagine non sono emerse “safe house” in territorio ticinese.

134 persone, tra cui famiglie con bambini e neonati
Dopo il passaggio del confine, i migranti proseguivano il viaggio dall’Italia verso la Svizzera per raggiungere le destinazioni finali, tra cui la Germania. «Non abbiamo registrato un aumento dei tentativi di attraversamento: il fenomeno si è mantenuto costante nel tempo».

Gli investigatori hanno ricostruito, tra aprile e settembre 2024, almeno 37 episodi di traffico di migranti, per un totale di 134 persone, molte delle quali famiglie con bambini e neonati. Tuttavia, la presenza di nuclei familiari non rappresentava una strategia per eludere i controlli. «I controlli non sono ad personam, riguardano chiunque attraversi il confine», precisa la commissaria.

Le condizioni delle "safe house"
Nel corso delle indagini è inoltre emerso che l’organizzazione avrebbe favorito l’ingresso illegale in Europa di circa 200 migranti transitati attraverso altri valichi del Nord Italia.

I migranti, privi di titolo per l’ingresso nell’Ue, avrebbero pagato tra i 6 mila e i 7 mila euro a persona per raggiungere le destinazioni finali. Una volta giunti a Lavena Ponte Tresa, venivano ospitati in appartamenti in affitto e in "safe house", dove attendevano il momento più favorevole per tentare l’attraversamento del confine. Non risultano però condizioni degradanti nelle strutture utilizzate come basi logistiche. «Non ci risulta che le persone fossero ospitate in condizioni critiche».

Detto questo, l’indagine non ha evidenziato collegamenti con precedenti episodi di traffico di migranti già investigati. «Si tratta di un’attività non legata ad altri casi emersi in passato».

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