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«I conducenti sono pronti, ma se uno si copre di benzina e si dà fuoco c’è poco da fare»

«L’autista di bus? È una bella professione e Kerzers è un caso isolato». Ce lo dice Francesco Markesch, presidente dell’Unione trasporti pubblici e turistici Ticino.
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«I conducenti sono pronti, ma se uno si copre di benzina e si dà fuoco c’è poco da fare»
«L’autista di bus? È una bella professione e Kerzers è un caso isolato». Ce lo dice Francesco Markesch, presidente dell’Unione trasporti pubblici e turistici Ticino.

BELLINZONA - È ormai trascorsa una settimana dal tragico incendio di Kerzers (FR). E con un bilancio di sei morti e cinque feriti, l’identificazione dell’autore in un 65enne svizzero con problemi psichiatrici e il rafforzarsi dell’ipotesi dell’omicidio-suicidio, il pensiero va a tutti i conducenti di bus. 

Sono sufficientemente formati per affrontare situazioni di emergenza? E c’è preoccupazione dopo il caso di Kerzers? Lo abbiamo chiesto a Francesco Markesch, Presidente dell’Unione trasporti pubblici e turistici Ticino (UTPT).

Formazione continua obbligatoria - «Quello di Kerzers è un caso isolato e difficilmente ripetibile», premette. Per quanto riguarda la formazione degli autisti, ad ogni modo, «dopo il terribile incendio scoppiato nel 2001 nella Galleria del San Gottardo il quadro legale è cambiato e noi come associazione seguiamo le direttive cantonali che hanno introdotto l'obbligo della formazione continua per tutte le aziende di trasporto pubblico». 

Incendi, conflitti, manovre di soccorso - Nello specifico, «si presentano diversi temi ad aziende e conducenti, tra cui la prevenzione degli incendi, i conflitti, le aggressioni sul bus e le misure di soccorso salvavita. Le iscrizioni vengono quindi fatte in base agli interessi e le necessità».

I corsi, ad ogni modo, non possono essere aggirati. «Per poter rinnovare la patente ogni conducente deve seguirne cinque in cinque anni». 

Permane tuttavia una certa libertà nella scelta dei moduli. «Non sempre gli autisti seguono il corso antincendio», riconosce Markesch, specificando però che «in questo ambito le singole aziende organizzano anche dei corsi interni».  

Intanto ci si chiede se dopo Kerzers e i crescenti casi di aggressione sugli autobus, potenziali nuove leve possano decidere di rinunciare a intraprendere questa professione.

«Resta una bella professione» - «Non penso che possa emergere una difficoltà a trovare nuovi autisti per un episodio come questo, perché siamo veramente nella rarità, e anche le aggressioni verso i conducenti, per quanto siano in aumento, restano sporadiche», sottolinea Markesch. «Il problema più grosso, nelle potenziali rinunce, forse sono i turni di lavoro. Ma quella del conducente di autobus resta una bella professione». 

Dopo Kerzers, dal canto suo, Il CEO di AutoPostale Stefan Regli ha annunciato nuovi corsi di formazione per il personale di guida, precisando che è importante che gli autisti si sentano sicuri nel loro lavoro quotidiano. Allo stesso tempo, però, Regli ha sottolineato che probabilmente nulla avrebbe potuto impedire ciò che è accaduto.

«Ci sono cose che non possiamo prevedere» - «Un caso come quello di Kerzers è difficilmente ripetibile e non è tenendo nuovi corsi che possiamo prevedere episodi simili», commenta Markesch. «Dare delle raccomandazioni supplementari, inoltre, è difficile perché gli autisti sono già sensibilizzati rispetto alle misure antincendio…non è che arrivano, gli diamo il bus e gli diciamo “vai”. Noi della Funicolare San Salvatore, per esempio, abbiamo svolto di recente un corso antincendio e i nostri conducenti sono pronti…però ripeto: se uno si butta benzina addosso e si dà fuoco in mezzo al veicolo c’è poco da fare». 

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