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Il calabrone asiatico è vicino al confine: il Ticino prepara le difese

La temuta Vespa velutina - quella dalle zampette gialle e che decapita le api da miele - è attesa sul territorio per quest'anno. Gli apicoltori ticinesi pronti a fronteggiarla. «Trasmettitori su quelle catturate per arrivare al nido e poi eradicarlo»
Foto Imago
Il calabrone asiatico è vicino al confine: il Ticino prepara le difese
La temuta Vespa velutina - quella dalle zampette gialle e che decapita le api da miele - è attesa sul territorio per quest'anno. Gli apicoltori ticinesi pronti a fronteggiarla. «Trasmettitori su quelle catturate per arrivare al nido e poi eradicarlo»

LUGANO - Gli ultimi avvistamenti li danno "accampati" a una trentina di chilometri dal confine. Sono i temuti calabroni asiatici (ndr. nome scientifico "Vespa velutina"), quelli dalle zampette gialle nonché feroci tagliatori di teste (decapitano le api da miele e portano via la restante parte del corpo per dare da mangiare alle loro larve che aspettano dentro ai giganteschi vespai). La presenza di questi vesponi che arrivano dalla Cina del sud o dall'arcipelago indonesiano, impensierisce e non poco i produttori locali.

«Sono stati trovati dei nidi a Leggiuno, sul lago Maggiore - spiega Luca Monotti, della Federazione Ticinese di Apicoltura e presidente della sezione di Lugano - e vista la velocità con cui si sta propagando in Italia, ci aspettiamo che questo tipo di calabrone arrivi da noi quest'anno. Potrebbe accadere anche domani, perché magari una di queste vespe viene trasportata tramite un trasporto edile o di legname. Per ora non è ancora entrata in Ticino per fortuna, per fortuna perché nel momento in cui arriverà, lo sviluppo sarà molto veloce, a meno che noi interveniamo da subito eradicando i nidi, cercando di bloccare le regine» ritirate in qualche anfratto già dall'inverno. Azioni che «stiamo comunque organizzando anche a livello cantonale con i vari enti preposti» anticipa Monotti.

Le prime difese. "L'imboscata": la cattura dei primi calabroni davanti agli apiari e il trasmettitore-spia legato attorno al corpo - Il calabrone asiatico si alimenta con zuccheri e proteine: per il fabbisogno zuccherino - che serve per integrare il suo dispendio energetico - si affida per esempio ai frutti maturi, per quello proteico invece (necessario ad alimentare la covata) cacciando altri insetti. Come le api mellifere, appunto. E così le battute di caccia si concentrano principalmente proprio davanti agli apiari, mettendo a rischio la produzione di miele.

«Normalmente arrivano in due-tre o al massimo in quattro - spiega Monotti - e a quel punto bisogna cercare di catturarli. Una volta catturati gli viene legato un trasmettitore di pochi milligrammi attorno al corpo. Solo dopo questa operazione vengono liberati». Posizionata la "cimice", con dei sistemi radio - argomenta - «siamo a quel punto in grado di seguire la loro destinazione e con molta pazienza riuscire a localizzare il nido».

Ne fanno due in realtà di nidi: uno all'inizio della primavera (nido primario) che si ingrandisce progressivamente e che può raggiungere le dimensioni di una palla da basket, e un altro tra maggio e giugno, detto secondario, dove si trasferiscono dopo avere abbandonato la prima "casa". La cima di un albero è il luogo scelto e anche privilegiato per edificare il nuovo covo che «può raggiungere anche il diametro di 70-80 centimetri e l'altezza di 1 metro».

«In un nido 3'500 calabroni: se disturbati, reagiscono con un attacco di massa» - Individuato il nido - racconta Monotti - «saranno delle persone autorizzate a procedere con la disinfestazione e alla successiva eradicazione. Parlo di persone autorizzate - specifica - perché l'operazione richiede l'utilizzo di pertiche molto alte e anche non semplici da usare e inoltre l'impiego di veleni che sottostanno a un'autorizzazione federale. Insomma, è un team di esperti - oltre ai pompieri - che si occupa della distruzione del nido».

Dunque, non è un affare da novellini smantellare una colonia di vespe asiatiche, un "esercito" agguerrito che può essere composto anche da 3mila/3mila e 500 esemplari, a differenza delle vespe "nostrane" il cui numero all'interno di un nido può arrivare al massimo a 400. Anche perché il pericolo di un attacco diretto nei confronti dell'uomo non è un fattore da trascurare, come ci ricorda Monotti.

«Se i nidi vengono disturbati, i calabroni asiatici reagiscono con un attacco in massa» avverte. Ne sanno qualcosa giardinieri e paesaggisti, cui tocca sovente il non sempre facile compito di imbattersi in nidi e calabroni.

Come si riconosce: non solo per le "scarpette" gialle - Il calabrone asiatico è riconoscibile: non solo per le "scarpette" gialle e perché «è leggermente più piccolo di quello europeo», ma anche per «un volo particolare». Va avanti e indietro dall'arnia, «poi cattura le api e le porta nel nido. Poi ritorna, ma non ritorna da solo: ne arrivano a centinaia» precisa l'esperto. Ecco perché la cattura dei calabroni "civetta" che apriranno poi la via all'assalto finale diventa di vitale importanza. «Bisogna vederli subito, all'inizio, per questo diventa fondamentale l'opera di controllo e osservazione dell'apicoltore, che deve segnalare subito la presenza dell'insetto». Un insetto, va ricordato, molto più aggressivo del calabrone europeo. «Il suo comportamento se c'è un nido è quello di difenderlo tout court. Con dei rumori piuttosto che con dei colpi sull'albero, il calabrone si spaventa e attacca».

L'alimentazione della colonia di calabroni e quel fabbisogno di 11 chili di insetti all'anno - Tagliatori di teste, si diceva. C'è un motivo. «Quel nido di 3'500 vespe produce una marea di larve - delucida Monotti - e le larve hanno bisogno di proteine. E le api - argomenta - le proteine ce l'hanno nell'addome, quindi nella parte centrale. È stato calcolato che un nido di vespe velutine si nutre di circa 11 kg di insetti all'anno, però 11 chili della sola parte centrale dell'insetto. Può immaginarsi quante centinaia di migliaia di insetti hanno bisogno di decapitare per arrivare a quella quantità. Questi calabroni - fa osservare - non danneggiano solo l'apicoltura: ne va soprattutto la biodiversità in generale, alterano gli equilibri di un ecosistema».

Due-tre morti all'anno in Ticino a causa del veleno di calabrone - Una puntura di calabrone può essere anche letale: le persone più a rischio sono quelle che soffrono di un'allergia o che non sanno di esserlo quando vengono punte, come ci spiega il dottor Giovanni Ferrari, allergologo.

«Il grosso problema sono le reazioni che finiscono male - spiega Ferrari - e finiscono male spesso perché uno non sa di essere allergico. Se invece sa di esserlo, in teoria avrà con sè il kit d'emergenza: prende un antistaminico e del cortisone. In Ticino si verificano 2/3 morti all'anno a causa di shock anafilattico». Per chi non è allergico «va tenuta ferma la parte interessata per impedire al veleno di circolare più velocemente e applicare del ghiaccio. Se prude molto, andare eventualmente in farmacia a chiedere un antistaminico ed eventualmente una crema cortisonica. Certo che se dovesse sviluppare dell'orticaria o se dovesse accusare dei problemi respiratori o capogiri, in quel caso bisogna allertare immediatamente l'ambulanza».

Le punture sul collo e quelle vicine al cuore le più pericolose - Posto che «in teoria a livello di tossicità non esistono differenze tra la puntura di un calabrone asiatico e quella provocata dall'insetto europeo», incidono sul grado di reazione alla puntura alcune variabili. «Se la persona che viene punta da un calabrone è un bambino - spiega Ferrari - lì effettivamente la quantità di veleno per rapporto al peso è molto più importante rispetto aduna banale puntura di vespa. Quindi un bambino può avere delle reazioni di tipo tossico abbastanza importanti. Poi - aggiunge - conta anche dove si viene punti. Una puntura, per esempio, sul collo piuttosto che in una zona più vicina al cuore può essere più pericolosa. Sicuramente - argomenta - un cardiopatico, un asmatico e uno che ha già altre patologie è sicuramente anche più a rischio di fare reazioni allergiche severe».

Contano però anche i fattori ambientali: «In giornate molto calde, dove uno sta sudando o perché magari sta facendo sport o è alle prese con una biciclettata, il veleno entra in gioco più velocemente. Quindi se uno viene punto la cosa importante è che si fermi immediatamente».

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