Cerca e trova immobili
CANTONE

Crans-Montana: «Meloni come Trump, ma la Svizzera non può essere così fredda»

L'artista Ferruccio Cainero ha passato una vita a dipingere i rapporti tra Confederazione e Italia. Le sue riflessioni critiche dopo le feroci polemiche sulla strage di Capodanno. 
Imago-Bestimage/ Ti-Press
Crans-Montana: «Meloni come Trump, ma la Svizzera non può essere così fredda»
L'artista Ferruccio Cainero ha passato una vita a dipingere i rapporti tra Confederazione e Italia. Le sue riflessioni critiche dopo le feroci polemiche sulla strage di Capodanno. 

STABIO - Ha passato parte della sua vita artistica a raccontare differenze e similitudini tra Svizzera e Italia. Oggi però Ferruccio Cainero, scrittore, narratore, attore e regista teatrale, si trova in difficoltà nel definire quello che si sta sempre più rivelando un vero e proprio scontro su più piani. Dopo la strage di Capodanno a Crans-Montana, la Confederazione è stata massacrata da politici e media italiani. Fino all'umiliante richiesta della premier Giorgia Meloni che ha sollecitato una «squadra investigativa comune» come a sottolineare quanto gli inquirenti elvetici siano incapaci di gestire la situazione. 

Cainero, lei ha il cuore diviso tra Svizzera e Italia: qual è il suo sentimento oggi? 
«Effettivamente anche a me è parso strano che i due proprietari del Constellation non siano arrestati immediatamente dopo la strage di Capodanno. E questo per evitare che potessero fare sparire eventuali prove. Sarebbe stata anche una questione di sensibilità vista la dimensione del dramma. Da un punto di vista umano la magistratura del Vallese sembra fredda e fiacca».

E fin qui ci si può trovare d'accordo. Ma come si arriva a una tale dose di rabbia come quella che ora proviene dall'Italia?
«L'Italia ha una politica e un Governo aggressivi, sempre alla ricerca di nemici. Al potere ci sono forze chiaramente neo fasciste. E l'atteggiamento che notiamo in questi giorni è tipico del neo fascismo. C'è poi anche l'aspetto mediatico da considerare: in Italia non esiste la discrezione che c'è in Svizzera».

Ora che Jacques Moretti, titolare del Constellation, è uscito dal carcere su cauzione (pagata da un amico) la polemica è ulteriormente esplosa. 
«Lo capisco. Ma la Svizzera ha le sue prassi. Un Governo straniero non si può permettere di intromettersi nelle regole di un'altra nazione. Lo fa Donald Trump. E la Meloni è un'ammiratrice di Trump. Forse questo spiega in parte determinate sue esternazioni». 

Anche tanti svizzeri comunque sono indignati per tutto il marcio che sta emergendo dalla vicenda di Crans-Montana. Perché di marcio, inutile nasconderlo, si tratta.
«I politici locali non si rendono bene conto che il mondo sta cambiando velocemente intorno a noi. La strage del Constellation è accaduta anche perché a Crans-Montana erano tutti rincretiniti nel pensare che da noi certe cose non potessero succedere. Mi immagino il Comune benestante che lascia correre, vittima di un complesso di superiorità e di tanta superficialità». 

Sta emergendo anche l'immagine di una Svizzera che vive di sotterfugi un po' loschi. 
«Uno come Jacques Moretti arriva dalla Francia, con un sacco di precedenti penali, e fa praticamente quello che vuole in una località svizzera. Questa cosa non può passare inosservata. Giustamente deve essere rimarcata. Anche sui media. Ed è normale che adesso attorno al Paese che era basato sul segreto bancario si sollevino dubbi e perplessità. È un momento in cui certi nodi vengono al pettine e non bisogna essere ingenui». 

La strage è stata devastante. Con 40 morti e decine di feriti gravi. La notizia ha fatto il giro del mondo. 
«Il primo pensiero va ai morti, ai feriti e alle loro famiglie. Detto questo è evidente come all'estero, non solo in Italia, il dramma di Crans-Montana abbia creato un grave danno di immagine alla Svizzera intera. È caduto un mito che forse non aveva nemmeno ragione di esistere. Ci può fare bene a livello di umilità».

Diversi Cantoni hanno annunciato un giro di vite per quanto riguarda fuochi pirotecnici e misure di sicurezza nei locali. Come valuta questa reazione?
«Corretta. Nella consapevolezza che la sola repressione non serve. Va diffusa la cultura della sicurezza. La gente va educata in tal senso. Quei poveri lavoratori che sono morti al Constellation non sapevano cosa stessero combinando. C'era un'ignoranza profonda. Nessuno aveva spiegato loro come proteggersi in caso di emergenza. E loro non si sono posti troppe domande. Fino al punto di morire lì dentro. Ho paura che anche in Svizzera si tenda a lasciare la gente nell'ignoranza. Si investe nella tecnologia. Ma non nella consapevolezza di cosa sia un pericolo». 

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE