Cerca e trova immobili
CANTONE

«Il caso Hospita, la Commissione parlamentare d’inchiesta e una classe politica allo sbando»

L'MPS accusa i partiti di governo: «Si rischia di insabbiare i reali intrecci tra politica, affari e magistratura»
Archivio Ti Press
Fonte MPS
«Il caso Hospita, la Commissione parlamentare d’inchiesta e una classe politica allo sbando»
L'MPS accusa i partiti di governo: «Si rischia di insabbiare i reali intrecci tra politica, affari e magistratura»

BELLINZONA - Si preannuncia una seduta combattuta quella del Gran Consiglio in programma per oggi pomeriggio. Tra i temi all’ordine del giorno spicca il discusso caso Hospita e, soprattutto, la proposta di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI). Proprio nelle ore che precedono il dibattito, l’MPS ha diffuso una presa di posizione che ruota attorno a una domanda centrale: «Perché i partiti maggiori – perno di questo sistema – hanno improvvisamente accettato l’idea di una CPI?».

Secondo il movimento, nonostante i parlamentari cerchino di presentare la vicenda come una questione puramente tecnica e non politica, la natura del caso resta profondamente politica. La creazione di una CPI solleva infatti interrogativi che «riguardano il rapporto strutturale (incestuoso, viene la tentazione di dire) tra i partiti di governo e le nomine in magistratura; i criteri opachi con cui gli stessi partiti si spartiscono le cariche nei consigli di amministrazione di enti pubblici e parapubblici; l’uso strumentale delle istituzioni a tutela di interessi di parte; fino ad arrivare a una questione gravissima: può un membro del governo ordinare o favorire inchieste private su singoli cittadini senza che ciò sollevi un immediato allarme istituzionale?».

«Problematiche denunciate da anni» - Si tratta, sottolinea l’MPS, di problematiche denunciate «da anni», perché strettamente legate a «una gestione del potere di tipo clientelare». Un sistema in cui la politica non è più intesa come servizio pubblico, ma come «occupazione sistematica degli snodi decisionali dello Stato», strumento per distribuire favori, proteggere reti di fedeltà e difendere interessi e privilegi. Un sistema che, secondo il movimento, tende a trasformare magistratura, enti pubblici e strutture parapubbliche in mere appendici del potere politico, svuotandole di autonomia e credibilità.

Per l’MPS, dunque, i partiti «sono stati colti con le mani nella marmellata». E questo, si legge nel documento, «non riguarda soltanto l’interrogazione dell’MPS del 17 giugno 2025, dalla quale formalmente tutto ha preso avvio, ma una lunga sequenza di denunce portate avanti dall’MPS nel corso degli ultimi anni».

Quanto agli sviluppi futuri, «dipenderanno dalle decisioni del Parlamento e, soprattutto, da come verrà concretamente impostata la CPI». Tuttavia, avverte il movimento, «è già evidente la volontà maggioritaria di attribuire all’intera operazione un “profilo basso”, evitando accuratamente che emergano i collegamenti sistemici tra affari, politica e magistratura». L’obiettivo sarebbe quello di circoscrivere il caso, depotenziarlo e ridurlo a un esercizio di facciata.

MPS escluso dalla CPI - Secondo l’MPS, «l’unica reale garanzia affinché la CPI possa svolgere un lavoro serio e approfondito sarebbe la presenza, al suo interno, di chi da quasi due anni denuncia questi intrecci e ha portato alla luce documenti altrimenti destinati a rimanere nascosti: dal rapporto Petrini al verbale dell’interrogatorio del Consigliere di Stato Norman Gobbi davanti al Procuratore generale». Da qui la proposta di eleggere Matteo Pronzini nella commissione.

«Ma i giochi sono chiari», conclude il movimento. «Si tenterà in ogni modo di scongiurare una simile presenza, favorendo candidature provenienti da altri cosiddetti “partiti minori”, in particolare da forze politiche ormai ridotte a satelliti dei partiti maggiori di governo».

E la chiusura è netta: «Alla luce di questo ennesimo tentativo di escluderci, appare evidente che il nostro lavoro di denuncia non potrà in nessun caso arrestarsi, né tantomeno piegarsi a improbabili tregue pre-elettorali. Perché quando il potere diventa sistema e il silenzio diventa complicità, denunciare non è una scelta: è un dovere politico».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE