«Crans-Montana? Di locali simili in Ticino ce ne sono diversi»

Il racconto dell'ex presentatore tv che il mondo della notte l'ha conosciuto da vicino: «Mi dicevano: "Qui non riprendete". Lo facevano per evitare che gli arrivassero controlli».
LUGANO - «Chi pensa che la tragedia di Crans-Montana sia dovuta alla superficialità di chi gestiva il locale e che si tratti dunque di un caso isolato… beh, si sbaglia di grosso».
L.* il mondo della notte lo conosce bene. O meglio, lo conosceva fino a qualche anno fa, quando, con cameraman al seguito, frequentava i locali ticinesi per un programma televisivo di successo andato in onda per diverse stagioni.
«Ho smesso circa nove anni fa. Magari da allora le cose sono cambiate, ma dubito che tutti si siano mossi per mettere davvero in sicurezza i locali», racconta. Perché il nodo centrale è proprio questo: la sicurezza. «Già all’epoca ci chiedevamo come facessero a gestire i momenti di grande affluenza, con scalette che permettevano il passaggio di una sola persona alla volta e senza vie di fuga alternative».
L. inizia quindi a snocciolare un elenco di posti che, per ovvie ragioni, non riportiamo. Alcuni si trovano nel Bellinzonese, altri nel Luganese. Luoghi ben noti a chi ama uscire la sera per ascoltare musica e bere qualcosa. «Locali con una sola via di fuga, spesso difficile da utilizzare persino in condizioni normali, per entrare o uscire». Spazi che, prosegue, non disdegnano elementi decorativi in legno o plastica, materiali facilmente infiammabili. «E l’abitudine di accendere fuochi o candele non è un’esclusiva del Constellation: è una pratica piuttosto diffusa».
Insomma, norme di sicurezza «un po’ tirate», ammette, e attività spesso gestite da «personaggi che hanno più interesse a fatturare che a far rispettare le regole». E a mettere la polvere sotto il tappeto. «Quando entravamo con le telecamere ci dicevano dove non riprendere, per evitarsi i controlli. Che puntualmente arrivavano se qualche anomalia finiva in tv».
L. riferisce inoltre di luoghi pieni di «minorenni con il bicchiere in mano», di locali riempiti ben oltre il consentito. In contesti del genere, osserva, non serve nemmeno un incendio per scatenare il caos: «Basta lo stupido di turno con uno spray al peperoncino e può succedere la tragedia».
L’ex presentatore non nasconde la propria preoccupazione: «Fino a quando non accadono fatti simili, non ci si pensa. Io ho un figlio che fa il DJ e che lavora in posti come questi. Locali del genere, mi racconta, ne ha visti fino nel Grigioni italiano». Da qui l’appello: «Non sarebbe male se la politica si muovesse con qualche controllo in più. Evitiamo che una tragedia simile si ripeta».
*nome noto alla redazione.



