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CANTONE/BERNA«Ho paura, non so fino a quando potrò restare in Svizzera»

22.06.24 - 22:16
La protesta a favore dei diritti degli eritrei scappati dal loro paese vista dagli occhi di una famiglia che da quasi 10 anni vive in Ticino
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«Ho paura, non so fino a quando potrò restare in Svizzera»
La protesta a favore dei diritti degli eritrei scappati dal loro paese vista dagli occhi di una famiglia che da quasi 10 anni vive in Ticino

BERNA - La comunità eritrea che vive in Svizzera (o almeno una parte) è stufa e ha deciso di agire. Oggi a Berna circa 800 persone (gli organizzatori parlano di oltre duemila) si sono ritrovate sulla Piazza federale per manifestare a favore dei diritti degli eritrei che criticano il regime del loro Paese.

Più protezione - Il motivo? Gli oppositori che si trovano in Svizzera devono essere maggiormente protetti. Questa in sostanza la loro rivendicazione. Una voce di protesta che si è levata anche dal Ticino dove un pullman pieno e decine di auto private sono partite questa mattina presto per unirsi alla manifestazione. «Ci siamo recati a Berna per chiedere che venga abolita la legge del requisito del passaporto», ci ha spiegato Kiflom, che da quasi 10 anni ha trovato rifugio in Ticino. 

Attualmente gli eritrei con statuto F che vogliono richiedere un permesso di soggiorno B in Svizzera, sposarsi o ricongiungersi con la propria famiglia, devono presentare un passaporto eritreo valido. «Chi è scappato dal nostro Paese, è considerato fuorilegge. Non possiamo quindi recarci in ambasciata a richiedere un passaporto. È una situazione assurda».

Le richieste - In piazza Kiflom ha anche chiesto che la Svizzera non permetta alcuna estradizione, nemmeno verso altre nazioni come il Ruanda. Il Parlamento ha recentemente proposto che i richiedenti asilo eritrei respinti vengano rimpatriati attraverso un Paese terzo. «Chiediamo che la Svizzera non collabori più con il dittatore».

Negli ultimi mesi, gli eritrei fedeli al loro governo e quelli che vi si oppongono si sono scontrati più volte in Svizzera. «Sicuramente sono situazioni che non dovrebbero succedere. Ma capisco d’altra parte chi per esasperazione ha deciso di agire». E la Svizzera, anche su questo aspetto, non è esente da responsabilità. «Questi scontri sarebbero potuti essere evitati con una politica diversa». Ma così siamo limitati nella nostra libertà e chiediamo che la situazione cambi». 

«Ho paura» - Assieme a Kiflom si è unita al viaggio anche Kokob, una ragazza di 12 anni che presto inizierà la scuola media. «Sono cresciuta in Ticino, ma ho paura di dover lasciare il paese. Non so fino a quando potrò restare con il permesso F». Senza passaporto Kokob non può nemmeno recarsi all’estero. «Sono contenta di aver manifestato a Berna. Mi sento più liberata. Ho potuto esprimere le mie emozioni e le mie paure». L'augurio è che vengano ascoltate.

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