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CANTONETroppi ragazzi vanno in cortocircuito e non si presentano più in azienda

30.01.23 - 08:03
Apprendisti che crollano: Sara Rossini co fondatrice di Fill-Up si reca nelle ditte a motivare i giovani nei momenti più critici.
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Troppi ragazzi vanno in cortocircuito e non si presentano più in azienda
Apprendisti che crollano: Sara Rossini co fondatrice di Fill-Up si reca nelle ditte a motivare i giovani nei momenti più critici.

LUGANO - La notizia è emersa di recente. Circa un terzo degli apprendisti ticinesi pianta l'apprendistato. Poi è vero che, come sottolineato dal DECS, molti vengono recuperati e trovano altre vie. «Ma ci sono problemi collaterali che non possono essere taciuti», evidenzia Sara Rossini co fondatrice di Fill-Up. 

E allora svisceriamoli questi problemi. 
«Le aziende quando decidono di puntare su un apprendista, fanno un investimento. Se il giovane smette dopo un anno o due, mette in difficoltà la ditta. E non ci si può permettere questo. Già è difficile trovare imprese disposte a prendersi il tempo di formare i ragazzi. Se si va avanti così ce ne saranno sempre meno». 

Perché questi ragazzi a un certo punto si inceppano?
«Per problemi scolastici, perché la professione scelta non era come si pensava, e poi per una certa incompatibilità tra il giovane e l'azienda. Oggi constatiamo una differenza enorme tra la generazione dei dirigenti e quella dei giovani che entrano sul mercato. I ragazzi vogliono essere qualcuno nell'azienda. In generale non sono precisi come quelli di un tempo e optano per la velocità, fanno fatica ad applicarsi in attività che non hanno riscontri immediati».

Fill-Up è un servizio privato nato ad aprile. Di cosa si occupa?    
«Rappresentiamo una "prima" a livello svizzero. Facciamo coaching diretto coi ragazzi. Ci chiamano i genitori o le aziende. Le ditte non hanno il tempo per fare tutto. E nemmeno le risorse. Non ci si può aspettare nemmeno che sia la scuola a farlo».

Il DECS comunque la sua parte la fa.
«È vero. Spesso però i giovani mollano al primo ostacolo. Si sentono smarriti, non sanno come prefissarsi degli obiettivi e non hanno la consapevolezza delle proprie capacità. C'è chi si sopravvaluta e chi non ha autostima». 

Quali sono i meccanismi che spesso subentrano? 
«Si inizia l'apprendistato a settembre e c'è un effetto euforico. Poi però tra dicembre e gennaio c'è un calo di entusiasmo. È lì che bisogna aiutare i ragazzi a stare a galla».  

Nonostante tutti gli sforzi di vari enti, nella Svizzera italiana continua a primeggiare il mito del liceo. Perché?
«Il problema è anche la pressione dei genitori. Pensano che i figli debbano fare carriera per forza. Ci dimentichiamo che ci sono tanti quadri dirigenti che arrivano dall'apprendistato. Sergio Ermotti su tutti». 

Ma chi l'ha detto che bisogna fare carriera per forza in questo mondo?
«Appunto. Spesso il successo personale è accostabile a un lavoro ben retribuito e gratificante. Però ai ragazzi dobbiamo insegnare la flessibilità. Spesso un solo diploma di apprendistato non basta più. Quello che impari adesso tra 5 o 6 anni è già cambiato. È sugli aspetti sociali e caratteriali che bisogna insistere. I giovani di oggi devono essere pronti al cambiamento continuo». 

D'accordo. I più deboli però rischiano di essere travolti da questo sistema stressante. O no? 
«Anche su di loro possiamo lavorare molto. Anzi. Meritano un'attenzione ancora maggiore. La loro autostima può crescere passo dopo passo. È un dovere di tutti cercare di rafforzare anche i ragazzi più fragili». 

Il DECS: «Così intercettiamo chi è senza un progetto»

Ma cosa fa la scuola per gli apprendisti in difficoltà? Oscar Gonzalez, aggiunto al direttore della Divisione della formazione professionale, spiega: «Al momento abbiamo 10.314 apprendisti in formazione di cui 6381 nel duale e 3933 in percorsi a tempo pieno. A questi si aggiungono altri 300 allievi che svolgono il percorso di maturità dopo l’apprendistato». Ci sono differenti modalità di sostengo a seconda della difficoltà riscontrata e del percorso intrapreso. «Se le difficoltà sono di carattere scolastico, si cerca di agire sugli aspetti specifici e puntuali. In taluni casi si propone un percorso meno denso, ad esempio se il giovane sta frequentando un percorso con maturità potrebbe passare a uno senza. Se l'apprendista è in un percorso duale subentra il sostegno dell’ispettore che col ragazzo valuta le possibilità alternative come il cambio di azienda o il cambio di professione».
Da settembre 2021, con l’introduzione dell’obbligo formativo sino ai 18 anni, è stato costituito il servizio GO95: dovrebbe intercettare tutti quei ragazzi che per svariati motivi sono usciti dal sistema scolastico cantonale. «Questi giovani vengono contattati e si verifica con loro se hanno un progetto formativo. In caso negativo si lavora con loro per costruirne uno. Lo scorso anno, il primo, sono state intercettate 1.800 situazioni». Il numero sembra alto. «Ma si riferisce agli accumuli precedenti l’introduzione dell’obbligo formativo. Di queste situazioni attualmente sono circa 150 i giovani seguiti dal nostro servizio con l’obbiettivo di costruire con loro un progetto formativo e l’introduzione in un percorso del post-obbligo».

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