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CANTONE«Giusto ospitare queste persone, ma cosa succederà tra qualche settimana?»

11.03.22 - 10:51
Se lo chiede Germano Mattei, fondatore di Montagna Viva in merito ai profughi ucraini nella Svizzera italiana.
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CANTONE
11.03.22 - 10:51
«Giusto ospitare queste persone, ma cosa succederà tra qualche settimana?»
Se lo chiede Germano Mattei, fondatore di Montagna Viva in merito ai profughi ucraini nella Svizzera italiana.
Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni è fiducioso: «Abbiamo già affrontato in passato forti flussi migratori, sia di carattere continentale sia intercontinentale».

BELLINZONA - «Sto pensando di mettere a disposizione il mio rustico di Bosco Gurin per alcuni profughi ucraini. Ma poi dopo un paio di settimane cosa accadrà?». A chiederselo è Germano Mattei, fondatore di Montagna Viva. Migliaia di profughi sono in arrivo dall'Ucraina in tutta la Svizzera. Diverse centinaia anche a sud delle Alpi. Immensa e commovente l'ondata di solidarietà da parte del popolo rossocrociato. «Le preoccupazioni – sostiene Mattei – però non mancano».

Mille domande – Mattei si definisce aperto sull'idea di ospitare qualcuno in difficoltà. Si fa tuttavia portavoce di diversi dubbi che si porrebbero molti ticinesi. «Cosa succederà sul medio lungo-termine? Saremo in grado di accogliere tutti? La mia opinione sarebbe ad esempio quella di aprire tutte le colonie e case montane, completamente attrezzate. Probabilmente anche gli stessi profughi si troverebbero più a loro agio. Perché sarebbero tra di loro e potrebbero parlare la stessa lingua. Temo che in alcuni casi l'integrazione tra ucraini e ticinesi possa essere complicata. Lo dico col cuore in mano: nessuno di noi vorrebbe essere al loro posto. Dobbiamo avere rispetto per queste persone. Però l'Ucraina è in ginocchio... Andrà per le lunghe la faccenda. Queste persone diventeranno parte integrante della nostra quotidianità e non lasceranno più la Svizzera? Come si comporterà la gente ticinese una volta finito l'effetto solidale?»

«Tutti pronti a fare la propria parte» – Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, è fiducioso. E vede di buon occhio una buona collaborazione tra Stato e cittadini in questa situazione delicata. «Siamo di fronte a un dramma umanitario – precisa Gobbi –. La Svizzera e il Ticino sono pronti a fare la loro parte, in collaborazione con gli altri Stati occidentali, nell’accogliere i profughi in fuga dal conflitto in Ucraina. Abbiamo già affrontato in passato forti flussi migratori, sia di carattere continentale sia intercontinentale».

«Abbiamo le capacità per affrontare l'emergenza» – Quella di queste settimane, come è stato per la guerra nei Balcani negli anni novanta, è una vera emergenza. «Abbiamo le capacità per affrontarla – sostiene il consigliere di Stato –, di concerto tra i vari livelli istituzionali: Confederazione, Cantoni e Comuni. Sono già state attivate diverse comunicazioni all’attenzione dei Comuni ticinesi, per quanto riguarda la ricerca di alloggi collettivi così come per la gestione degli aiuti da inviare in loco. Anche per quanto riguarda l’accoglienza da parte dei privati, che è da affrontare in una seconda fase, l’importante è garantire la visione d’insieme e il rispetto delle normative che sono in fase di adeguamento».

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