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25.10.2021 - 06:000

«La gravidanza non è una malattia e la pandemia ci ha riavvicinati ai parti naturali»

Nel Ticino dove non si nasce più, una levatrice racconta di un "nido" in controtendenza

Anna Fossati, coordinatrice de lediecilune parla dei vantaggi, per le gravidanze a basso rischio, di evitare «la confusione ospedaliera che non aiuta la donna a lasciar fluire bene gli ormoni necessari per poter partorire... Perché meno si disturba e meglio va il parto»

LUGANO - Non sono certo numeri in grado di ripopolare da soli il Ticino, eppure nel cantone dove non si nasce più c’è un nido che cresce. Sempre più donne optano infatti per il parto naturale e dalla Casa maternità e nascita “lediecilune” confermano la tendenza già emersa lo scorso dicembre. Allora la struttura, creata nel 2014, aveva festeggiato il traguardo dei cento parti. Dieci e più lune dopo, «siamo a quota 130. Le nostre levatrici seguono in media 20-25 parti all’anno in Casa maternità e altrettanti a domicilio» racconta Anna Fossati, levatrice indipendente e coordinatrice della struttura situata a Besso. C’è molto più interesse, continua: «Ci sono molte più donne e coppie che cercano, sperimentano e si avvicinano a questa idea che il parto, nei casi a basso rischio, può essere fatto anche al di fuori dell’ospedale».

È un interesse che poi si concretizza?
«L’aumento dei numeri c’è. Anche se a volte dopo l’interesse iniziale non è poi sempre evidente fare il salto. Quando non c’è una motivazione forte, una fiducia nell’evento del parto a domicilio, può subentrare un blocco».

In pandemia può pesare magari di più la paura del contagio in ospedale che quella del parto naturale?
«In effetti sì. Ho sentito molte donne e molte coppie che iniziavano a vedere il parto sotto una luce diversa. Ci si è resi conto che in ospedale ci sono i malati e forse non è sempre l’ambiente ideale dove partorire. In fin dei conti, come ricorda sempre l’OMS, il parto non è una malattia. Ma hanno pesato anche le limitazioni come il dover mettere la mascherina nel momento del parto o il rischio che il papà non potesse essere presente in quel momento. Per alcune la pandemia ha rappresentato un fattore di avvicinamento al parto naturale».

Dopodiché si presenta l’ulteriore bivio tra parto naturale in una Casa maternità, come la vostra, o a casa propria. Qual è la differenza?
«In sé, nell’assistenza, non ce n’è molta. Tutto il materiale che abbiamo qui è disponibile anche a domicilio. Cambia il fatto che alcune coppie apprezzano l’intimità e il controllo che si ha a casa propria, mentre qui sono a casa nostra. Va detto che non tutte le case sono ugualmente confortevoli e adatte. Il nostro è davvero un ambiente casalingo. Tanto che, solo per fare un esempio, la nostra stanza del parto è arredata come una camera da letto».

Lei per sua biografia, dopo essersi diplomata come levatrice a Losanna, ha vissuto in Sud America e ha assistito a dei parti in casa in Amazzonia. Forse il parto naturale più naturale che uno possa immaginare...
«In realtà lì ho trovato più che altro le conferme di una scelta già fatta. A partire da mio marito che mi raccontava di sua mamma che era levatrice. Ma un parto naturale è un parto naturale ovunque avvenga. E tra le varie culture tornano sempre gli stessi bisogni fondamentali di intimità, di presenze accoglienti, persone di fiducia, lentezza e luci soffuse. Il non avere confusione attorno. È stato bello ritrovare tutto ciò in un luogo distante da noi come l’Amazzonia».

Perché ad un certo punto, nel secolo scorso, è diventato così “innaturale” pensare di nascere a casa?
«Perché in passato non si potevano distinguere i casi ad alto e basso rischio e negli ospedali la mortalità perinatale era diminuita… Questo ha fatto sì che il parto a poco a poco migrasse quasi del tutto lontano da casa. Ma ora è una resistenza che perdura, perché si continua a pensare che il parto in ospedale sia più sicuro. Siccome c’è il medico, la sala operatoria, gli strumenti e i medicamenti… Gli studi più recenti e le analisi dei vari modi di partorire un po’ in tutto il mondo evidenziano però che il parto in ospedale non dà esito sempre positivo. C’è tutto a disposizione, compresa la confusione ospedaliera e il disturbo che non aiuta la donna a lasciar fluire bene gli ormoni necessari per poter partorire… gli stessi che si producono facendo l’amore. Addirittura, ricordo che il NICE, una delle istituzioni mediche più prestigiose al mondo, dal 2014 raccomanda alle donne con gravidanze a basso rischio di partorire a domicilio o in una casa maternità per fare un’esperienza positiva, con meno interventi e esiti altrettanto sicuri. L’idea di fondo è che meno si disturba e meglio va il parto».

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