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LUGANO
26.01.2021 - 06:000
Aggiornamento : 11:12

Una piccola svolta: chiusi due reparti Covid alla Moncucco

Si inizia a tirare il fiato alla Clinica impegnata nella lotta al virus. Il direttore: «Ultimi numeri incoraggianti».

Meno contagi, meno ospedalizzati. Ma non sembra ancora il momento di abbassare la guardia. Intanto arrivano discrete notizie anche dall'Ente Ospedaliero Cantonale.

LUGANO - Sembra esserci (finalmente) meno pressione a causa del Covid-19 sugli ospedali della Svizzera italiana. I posti letto occupati da pazienti positivi al coronavirus sono attualmente 195, di cui 30 in cure intense. Si tira il fiato dunque. Tanto che alla Clinica Moncucco di Lugano sono stati addirittura chiusi due reparti fino a pochi giorni fa dedicati ai pazienti Covid. «È così – conferma il direttore Christian Camponovo –. La nostra clinica sta cercando di riattivare velocemente le prestazioni offerte ai pazienti “normali”. Siamo consci del fatto che la limitazione dell’attività nei campi della medicina interna, della geriatria e dell’immunoreumatologia comprometteva la possibilità di presa a carico dei pazienti non Covid nel Luganese».

Nonostante le mutazioni... – Insomma, si parla tantissimo delle varianti del virus. In particolare di quella britannica. Ma i dati nudi e crudi ci indicano che in Svizzera i contagi sono decisamente rallentati. E così anche i ricoveri. «Purtroppo – riprende Camponovo – al momento abbiamo ancora troppi pazienti in cure intense per pensare di riprendere interamente l’attività. A essere in parte sacrificata è al momento l’attività ortopedica e quella chirurgica, anche se soprattutto nel campo della chirurgia addominale e della traumatologia abbiamo garantito la cura dei pazienti che necessitavano di interventi urgenti o di natura oncologica. Speriamo che a breve la riduzione dei pazienti intubati in cure intense si avveri, così da permetterci di dare ai chirurghi e agli ortopedici uno spazio maggiore».

Un azzeramento che non si vede ancora – Camponovo parla poi più globalmente del calo dei contagi. Sembra un trend lanciato ormai da qualche settimana. «Direi innanzitutto che va letto come un segnale rassicurante: le misure di contenimento sono efficaci. L’azzeramento dei contagi al momento non è in vista. Ma ben sapendo che le limitazioni saranno in essere a livello federale fino a fine febbraio, posso immaginare che i contagi si manterranno su livelli che permettono alle strutture sanitarie di gestirli senza limitare eccessivamente le capacità di cura dei pazienti "normali", cioè di quei pazienti che non sono affetti da Covid».

La voce dell'EOC – Come vanno invece le cose all'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC)? «Negli ultimi periodi – dice un portavoce – stiamo assistendo a una diminuzione dei pazienti nei reparti Covid. Questa situazione permette ai curanti di lavorare con minore pressione, con ritmi meno frenetici ed eventualmente potere usufruire di recuperi in tempo libero o di sostenere gli altri colleghi».

Sempre e comunque pronti a un eventuale nuovo aumento dei casi – Contrariamente alla Moncucco, niente chiusure di reparti Covid però. «Non siamo in una situazione in cui i reparti Covid vengono chiusi e occupati da attività non Covid. La diminuzione dei casi permette il rientro dei collaboratori nelle sedi di appartenenza, dove a fronte di necessità specifiche, possono sostenere i reparti e i colleghi che hanno continuato a prendersi cura dei pazienti non Covid, anche loro con maggior pressione e aumentando il carico di lavoro abituale. Questo dispositivo permette la necessaria flessibilità, in modo da potere ritornare in tempi brevi a pieno regime nell’ambito Covid, qualora l’evoluzione epidemiologica lo dovesse richiedere».

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