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28.12.2020 - 07:100
Aggiornamento : 09:39

«Così gli studenti restano "attivi" quando la lezione è virtuale»

La didattica a distanza impone nuovi approcci all'insegnamento

L'esperto Stefano Airoldi spiega come mantenere alta l'attenzione e il coinvolgimento degli allievi durante le lezioni online

di Redazione
SOFIA PELANDA MAZZA

BREGANZONA - Stefano Airoldi, responsabile dei corsi Apf di Specialista in Marketing e docente presso le scuole Sssat e Sta, racconta come l’efficacia dell’insegnamento a distanza, laddove possibile, dipenda da una riformulazione degli obiettivi didattici e da un approccio allo studente finalizzati all’apprendimento attivo.

Quali sono le differenze tra l’online e l’aula?
«Ci sono molte cose da tenere in considerazione. Dal punto di vista dell’insegnamento, le lezioni tenute a distanza lasciano meno spazio di interazione, non solo tra allievo e docente ma anche tra studenti stessi. Inoltre, a differenza dell’aula, mantenere l’ordine è più complesso. Se prima vi era un approccio più fortemente incentrato sul confronto in classe, sull’online diventa molto difficile dare un’organizzazione e gestire gli interventi degli studenti».

Cosa cambia per gli allievi?
«L’impossibilità di frequentare fisicamente l’insegnamento rischia di innescare un circolo vizioso di cattive abitudini e portare a un indebolimento dell’autodisciplina che poi si possono ripercuotere negativamente sul rendimento scolastico. Proprio per evitare queste derive, insisto molto coi miei studenti affinché si organizzino la giornata e ottimizzino la gestione delle proprie risorse personali per eludere soprattutto la demotivazione e il senso di distacco nei confronti della scuola».

Quale soluzione?
«Sull’online si è cercato di ristrutturare l’insegnamento in maniera tale da renderlo più dinamico, coinvolgendo lo studente attivamente. Pertanto, la lezione teorica cerca di essere breve, venendo divisa in moduli di 10 o 15 minuti alternati con esercizi che gli studenti devono svolgere singolarmente o in gruppo e poi inviarli per la discussione e la valutazione. È un approccio fortemente incentrato sulla pratica e che vuole evitare a chi è davanti allo schermo di essere solo un passivo ricettore di nozioni. Per questo motivo cerco di non tenere mai i miei allievi di fronte al video consecutivamente per più di mezz’ora».

Spazio all’iniziativa degli studenti?
«Possono interagire tra loro in qualsiasi momento attraverso gli strumenti offerti da Teams, come chat e gruppi. Questa è la piattaforma ufficiale approvata dal Decs e che viene usata per tutte le scuole del Ticino. Poi c’è anche Moodle, utilizzata per la condivisione di documenti. I mezzi che abbiamo a disposizione permettono di tenere vivi i contatti tra più partecipanti e sicuramente accogliere iniziative didattiche interessanti e costruttive».

Un esempio?
«Recentemente con la Sssat di Bellinzona 16 studenti hanno predisposto un evento online. L’obiettivo era acquisire competenze nell’uso delle piattaforme digitali per migliorare il team building tra tutti gli allievi dell’istituto. In totale hanno partecipato in 50 e hanno passato circa un’ora a condividere filmati di ricette, giochi e testimonianze di altri studenti. Gli organizzatori hanno approfondito il lavoro con la creazione di gruppi, ciascuno con una propria chat che permettesse agli allievi di comunicare direttamente tra loro e quindi pianificare il progetto».

«È anche un'opzione contro il sovraffollamento dei treni»
Grande sostenitore delle potenzialità dell’online, Stefano Airoldi riflette sulle possibilità di un suo utilizzo prolungato per l’insegnamento a distanza, propendendo per una formula alternata tra aula e abitazione: «Anche quando si uscirà dall’emergenza pandemica, l’ideale sarebbe trovare una forma mista per le scuole superiori che preveda, per esempio, 3 giorni in presenza fisica e 2 giorni a casa», suggerisce il docente. Questa possibilità, secondo Airoldi, potrebbe essere anche un’interessante via da percorrere per andare a ovviare ad altre problematiche non direttamente legate al mondo dell’istruzione: «Sono sicuro che alternando la didattica a distanza con quella in presenza riusciremmo a risolvere problemi come il sovraffollamento dei treni, il traffico, la mancanza di parcheggi. Sicuramente è da studiare bene, ma è un’opzione che, a mio parere, sarebbe intelligente considerare».

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