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CANTONE / CONFINE
18.11.2020 - 07:030
Aggiornamento : 11:26

«Non mi sono mai permesso di giudicare il Ticino»

Il sindaco di Arcisate dopo le polemiche sui frontalieri positivi: «La "colpa" semmai è della mobilità».

Non manca la replica allo sfogo di Lorenzo Quadri: «Mi sarei arrabbiato anche io».

LUGANO - «Non mi sono mai permesso di esprimere un giudizio di merito nei confronti dei provvedimenti con cui il Ticino sta affrontando la pandemia». Così Gianluca Cavalluzzi, sindaco del piccolo paese della provincia di Varese, Arcisate, balzato agli onori delle cronache nazionali (e non solo), per l'elevato numero di persone in quarantena. Praticamente una su 10.

L'intervista "incriminata" - «Colpa degli svizzeri», recitava negli scorsi giorni un articolo del Corriere della Sera. Frase, questa, attribuita proprio a Cavalluzzi e in grado di dar vita a una polemica con strascichi che ancora non si sono esauriti.

«Tutto è scaturito da un'intervista. Mi è stato chiesto di spiegare questa incidenza straordinaria nel nostro paese - cerca di spiegare il primo cittadino, contattato telefonicamente -. La risposta è stata semplice: siamo fortunatamente una zona molto ricca da un punto di vista economico, e proprio per questo movimentiamo tantissime persone. Credo che questa mobilità abbia influito e influisca sul numero di contagi».

Cavalluzzi fa un esempio pratico: «È più facile che si infetti una persona che ogni giorno si sposta e prende mezzi pubblici molto frequentati, piuttosto che mia mamma e mio papà che son pensionati e che stanno praticamente sempre a casa».

«Colpa della mobilità» - Il Sindaco, in sostanza, vuole gettare acqua su quel fuoco che, assicura, non è stato appiccato da lui: «Abbiamo tanti di quei problemi a casa nostra... Certo non mi metto a fare le pulci ai nostri vicini di casa». Quindi aggiunge: «Il Ticino non c'entra nulla. Anche a sud di Varese, nella zona della Malpensa, c'è la stessa incidenza di casi, se non più alta. Frontalieri anche loro? Per niente. Ma pendolari sì. Che si muovono verso Milano».

Cavalluzzi si accoda alla richiesta di Roberto Cattaneo, segretario Uil Frontalieri della provincia di Como, riguardo la necessità di un canale diretto di dialogo per gestire le questioni transfrontaliere: «Ma certo non devo essere io, sindaco di un paese di 10 mila anime, ad esserne portavoce. E nemmeno il presidente della regione Lombardia. Deve essere semmai il Ministero degli esteri ad occuparsene. Stiamo pur sempre parlando del rapporto tra due Stati».

La replica a Quadri: «Mi sarei arrabbiato anche io» - Ai feroci attacchi di Lorenzo Quadri, seguiti alle sue dichiarazioni, replica con diplomazia e persino comprensione: «Mi ha invitato a pagare di tasca mia gli stipendi dei frontalieri... Col mio stipendio di sindaco al massimo copro un giorno di paga», scherza. Quindi aggiunge: «È una strumentalizzazione giustificabile. Mi sarei arrabbiato anche io se avessi letto il titolo "contagi colpa degli svizzeri". Credo, tuttavia, sia solo un pretesto per continuare la polemica sul discorso dei frontalieri».

«Lockdown? Così non moriamo di covid, ma di fame» - Cavalluzzi, infine, esclude che il lockdown possa essere la chiave per risolvere il problema: «Così non moriremo per il virus, ma di fame. La soluzione, semmai, è incentivare ulteriormente i tamponi e tenere isolate le persone che contraggono il virus». 

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