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CANTONE
26.10.2020 - 09:360

In perdita i trasporti, il sindacato scrive a Simonetta Sommaruga

Il SEV teme un aumento delle perdite d’introiti per le imprese di trasporto. Chiede un maggiore sostegno

BELLINZONA - Con una lettera inviata alla presidente della Confederazione e ministra dei trasporti Simonetta Sommaruga, il sindacato del personale dei trasporti (SEV) ha espresso la propria "inquietudine" per gli effetti della crisi pandemica sul personale dei trasporti pubblici. «I  mancati introiti delle imprese pubbliche di trasporto sono stimati in quasi 1,5 miliardi per il 2020, pari a una diminuzione dal 25 al 30 percento per rapporto al 2019», fa notare il presidente del SEV Giorgio Tuti.  Durante il lockdown dal 15 marzo al 31 maggio la cifra d’affari del settore ha subito un calo del 60 percento. «Occorre dunque attendersi cifre ancora peggiori per la fine del corrente anno», continua Giorgio Tuti.

Il sindacato fa notare che malgrado il sostegno finanziario votato dalle Camere in settembre, le aziende di trasporti mettono alle strette i loro dipendenti e prevedono misure di risparmio, chiedendo anche un contributo del personale. «Personale che peraltro ha svolto il suo lavoro in modo esemplare nel pieno della crisi, come fa sempre. Ancora prima dell’appello a lavorare da casa, le FFS hanno manifestato l’intenzione di congelare l’evoluzione dei salari e di ridurre il numero dei giorni di vacanza dei dipendenti!», critica Giorgio Tuti.

Oggi le aziende necessitano di un minimo di sicurezza, ritiene il SEV. In particolare, annota ancora Giorgio Tuti, «è imperativo che il traffico a lunga percorrenza possa essere indennizzato per le perdite che dovrà registrare nel 2020 e nel 2021. Finora questo comparto non ha beneficiato di alcun supporto finanziario».

«Negli anni a venire il settore dei trasporti pubblici dovrà disporre di personale a sufficienza, ben formato e con buone condizioni salariali: la crisi non ha certamente mutato l’evoluzione demografica che saranno chiamate ad affrontare le aziende dei trasporti pubblici. Vi sono studi che mostrano, ad esempio, come il mutamento demografico incida in modo particolare alle FFS, dove il 40 percento del personale oggi impiegato sarà andato in pensione da qui al 2035», sottolinea Giorgio Tuti.

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