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MENDRISIO
22.10.2020 - 07:000
Aggiornamento : 08:52

Da Mendrisio a Catamayo per salvare le vite dei bimbi

Toglierli dalla strada, offrire loro una vita migliore grazie alla scuola e regalare dei sogni

di Redazione
Gaia Nannini

MENDRISIO - Lara Barro, studentessa, docente universitaria alla SUPSI e infermiera esperta clinica alla casa anziani Alto Vedeggio, è una donna dalle mille risorse. Da oltre vent’anni dedica il suo tempo al Centro Pettirosso a Catamayo.

Da quanto tempo fa volontariato?
«Nel 1994 ho viaggiato un intero anno in Sudamerica con il sacco in spalla, con la passione di conoscere altre culture. Nel 1998 sono tornata in Ecuador per svolgere volontariato in campo sociale. Ho lavorato a Catamayo con i bambini lavoratori della strada (5-17 anni): un fenomeno molto presente in quegli anni».

E quando è tornata?
«Ho organizzato attività di fundraising, collaborando con il centro nel quale avevo svolto il volontariato, e ho fondato in Ticino l’Associazione Bambini Catamayo (ABC). In seguito, nel 2006, ho sviluppato insieme al centro un nuovo progetto. L’obiettivo era quello di diminuire l’assenteismo dalla scuola e aiutare i genitori nel capire l’importanza di garantire una formazione scolastica ai loro figli. Lavoriamo alla radice del problema, aumentando l’autostima dei bambini e migliorando il loro progetto di vita».

Oggi però la missione è cambiata.
«In 22 anni il lavoro minorile è quasi scomparso. Nel 2006 è nato l’asilo Pettirosso, riscuotendo localmente molto successo: siamo partiti con 15 bambini, ora sono 50 ma con richieste di 100-130 famiglie. Purtroppo però la struttura era fatiscente. Nel 2016 l’architetto e amico Paolo Zürcher ha progettato il nuovo centro che è stato costruito nel 2019 grazie al sostegno finanziario di Kiwanis Mendrisiotto. Ora 100 bambini potranno frequentare la nostra scuola. Il grande locale mensa, utilizzabile anche come spazio per feste private, e un enorme campo da calcio, entrambi da affittare, sono stati ideati per garantire una parte sostanziale di autofinanziamento al progetto, anche se il lockdown causato dal Covid-19 non ci ha certo aiutati».

Quali sono gli obiettivi?
«Nella scuola pubblica le classi sono numerose e la didattica non valorizza il bambino. Bisogna lavorare sull’autostima dei piccoli. Diverse volte, nel corso degli anni, abbiamo invitato in Svizzera l’ex direttrice del centro e quest’anno il nuovo direttore, per mostrare come funziona da noi. Poi, una docente di Morbio è partita per sei mesi alla volta dell'Ecuador. Il nostro progetto è caratterizzato dal continuo scambio. Per i bambini essere valorizzati significa vedere un futuro diverso da quello dei loro genitori. Spesso vivono sulla soglia della povertà o in condizioni precarie e la loro aspirazione è quella di lavorare al mercato locale. I bambini dovrebbero sognare più in grande. Una storia molto bella è quella di Galo: lavoratore della strada nel ’98 e ora custode della struttura, dove abita con la sua famiglia. Cerchiamo di dare nuove prospettive di vita».

Continuerà anche in futuro?
«Lo scorso anno mio figlio Sebastiano è stato sei mesi a fare volontariato nel centro. Per me Catamayo è una seconda famiglia e vedere mio figlio appassionarsi al progetto è stata una grande soddisfazione. I legami affettivi accendono il fuoco della motivazione».

Un aiuto anche sul piano della salute 

ABC è attiva dal 1998 per aiutare i bambini di Catamayo a sognare in grande. «Il fundraising è difficile di questi tempi e più che mai necessario, ma siamo anche alla ricerca di volontari che sappiano lo spagnolo», racconta Lara Barro. «Vorremmo proporre dei corsi ai bambini e ai loro genitori via Zoom, per garantire vicinanza e sostengo alle famiglie e per migliorare le condizioni di vita».

La presidente ha anche un altro sogno nel cassetto, che spera di realizzare già il prossimo anno: «A maggio finirò il Master of Science in Cure Infermieristiche e mi piacerebbe svolgere uno studio sulle famiglie di Catamayo e ripartire con un progetto mirato ai loro bisogni sul piano della salute e finalizzato al miglioramento della qualità di vita, mettendo in pratica le mie conoscenze infermieristiche di ricerca nelle comunità per tornare poi carica di energia a occuparmi qui in Ticino di progetti clinici per la qualità di vita dei nostri anziani».

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