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LUGANO
30.08.2020 - 21:090

«Memorabile il relitto della Saratoga, ma anche il Ceresio regala sorprese»

Il mondo sott'acqua è incantato e per Diego Dick le immersioni sono soprattutto una palestra di vita.

Un tuffo nell'ambiente subacqueo guidati da chi ha quasi mezzo secolo di esperienza alle spalle

LUGANO - Diego Dick, 61 anni, è appassionato di subacquea fin da ragazzo e tramanda la sua passione come istruttore e presidente della Pesce Sole Sub Lugano.

Cosa l’ha portata ad avvicinarsi al sub?
«Una vacanza nel Mediterraneo, nel 1976 in Sardegna, quando avevo 16 anni. Restai estasiato da tutto quello che si poteva vedere semplicemente con una maschera».

Cosa ama sott'acqua?
«Ci si immerge nel totale silenzio, a gravità zero, col proprio ritmo. Dopo una giornata di lavoro magari non ne ho molta voglia, ma quando esco sto molto meglio di prima, è una sensazione stupenda, da provare».

Una delle sue immersioni più memorabili?
«Nell’Atollo di Bikini, a metà strada tra le Hawaii e l’Australia. Nella seconda metà degli anni 40 gli americani fecero 27 test nucleari in quella zona e ora è pieno di relitti. Abbiamo riservato con tre anni di anticipo per poterci andare. Abbiamo esplorato un’enorme portaerei, la Saratoga, che era affondata in perfetto assetto, ancora con gli aeroplani all’interno. Arrivare sul posto è stata durissima: 5 voli e 24 ore di navigazione e ci si trova in mezzo al nulla».

Cosa le ha insegnato questo sport?
«Si impara a non essere nell’ambiente normale, a gestire magari situazioni particolari e le emozioni, come ad avere più autocontrollo di se stessi. Sono tutte cose che ti portano a migliorare. È una passione che ho trasmesso anche a mio figlio, l’ho portato sott’acqua a 5 anni in piscina, a 6 anni nel mare, adesso lui ha 26 anni ed è istruttore. Molto spesso andiamo anche insieme, è un'attività che ci unisce nonostante la differenza di generazione».

Anche lei è istruttore.
«Sì, e dà tante soddisfazioni. C’è chi si trova in difficoltà a utilizzare la maschera, ha la sensazione di non respirare. Con calma bisogna arrivare a fargli fare il click. Una volta che l'allievo si sblocca, gli si apre un mondo nuovo e per noi è molto gratificante».

Tante persone hanno paura del lago. Perché?
«Credo sia dovuto al fatto che non si veda bene, che sia scuro. Quando ho iniziato c’era parecchio scarico che andava nel lago ma oggi, grazie ai depuratori, la visibilità è migliorata molto. Ci sono tanti pesci, a seconda dei periodi, e si possono fare anche delle scoperte interessanti, come quella di piccole meduse».

La sua è una disciplina pericolosa?
«A livello statistico è al penultimo posto della scala degli incidenti nello sport. Oggi il materiale subacqueo è molto più affidabile, come pure quello didattico».

Vi immergete tutto l'anno?
«Sì. Usiamo delle mute stagne che non fanno entrare l’acqua e in più indossiamo dei sottomuta. Per quanto riguarda i corsi cominciano le prime lezioni a primavera inoltrata. Invece quando ho iniziato io era addirittura dicembre».

Andate anche nei fiumi?
«È un’esperienza stupenda. Evitiamo l’estate perché c’è troppa gente. Occasionalmente ci immergiamo anche nei laghetti di montagna».

Con il coronavirus cosa è cambiato?
«Per organizzare le immersioni in gruppo la Federazione svizzera di sport subacquei diceva che si sarebbe dovuto arrivare già pronti, senza utilizzare spogliatoi. Ma è un po’ complicato, quindi abbiamo deciso di fermarci con i corsi e le uscite con più persone». 

Il corsi della "Pesce Sole": «Se inizi nel lago, dopo puoi andare dappertutto»
La “Pesce Sole” è nata da sei temerari che si spostavano con un vecchio furgoncino Volkswagen. Ancora adesso sono tutti amatori: «Non facendolo a scopo commerciale, l’obiettivo è di portare l’allievo ad avere la massima tranquillità e la sicurezza di poter andare in acqua senza preoccupazioni. Seguiamo il suo ritmo e facciamo tutte le lezioni che sono necessarie», spiega Diego Dick. «Siamo fortunati perché abbiamo il Ceresio a due passi ed è un’ottima palestra: se inizi nel lago poi puoi andare dappertutto». Oltre ai corsi, la “Pesce Sole” si occupa anche del benessere dei pesci. Ogni anno, a gennaio, l’associazione dei pescatori del Ceresio raccoglie gli alberi di Natale alla foce. Invece di buttarli via vengono piantati tra i 3 e i 6 metri di profondità dai sub. Si creano così dei piccoli boschi. I pesci possono sfruttarli per nascondersi e il pesce persico li usa per depositare i filamenti di uova. 

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