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LUGANO
21.07.2020 - 10:340
Aggiornamento : 15:13

«Vi spiego come mai, di questo passo, il Be rischia di chiudere»

È una delle discoteche più amate del Ticino. Messa alle strette dalle misure anti Covid. Parola all’amministratore.

«Non si tratta di incapacità imprenditoriale – sottolinea –. Ma di condizioni imposte dalle autorità, a cui chiediamo la copertura dei costi fissi, cifre che non potremo sostenere ancora a lungo».

«Se andiamo avanti così, chiudiamo». Lo aveva dichiarato a Tio/20 Minuti, un portavoce del Be di Lugano, una delle principali discoteche della Svizzera italiana. Le misure anti Covid-19, in particolare dopo il caso Woodstock, stanno mettendo a durissima prova chi si occupa della vita notturna su suolo elvetico. E il Be, come altri locali, rischia grosso. Ne abbiamo parlato con l’amministratore. 

In pratica cosa sta succedendo?
«Se si prosegue con questa situazione, saremo obbligati a chiudere perché con le attuali restrizioni è impossibile lavorare. Il club ha una capienza di poco meno di 600 persone che, a rotazione, possono anche arrivare a 800. Impossibile coprire i costi fissi e variabili con una occupazione ridotta a meno del 20% della capienza. Ma parliamo di una probabile chiusura definitiva del club, e non del fallimento della Società che gestisce l’attività. Faremo fronte ai nostri impegni, come abbiamo sempre fatto».  

Quali sono le sensazioni dei vostri collaboratori?
«Sono molto preoccupati e stanno vivendo male questo periodo. Abbiamo sei persone con stipendio mensile e circa altri 24 a chiamata. La maggior parte di loro ha una famiglia che deve sostenere. Nonostante a partire dal mese di marzo il personale abbia potuto usufruire delle misure del lavoro ridotto, ad oggi non sappiamo fino a quando ci verrà riconosciuto».  

La vostra è tra le principali discoteche ticinesi. La vostra clientela si fa sentire in qualche modo?
«Siamo certi che ai nostri clienti manchi la nostra attività. Il nostro club è uno dei pochi in Ticino a proporre ospiti importanti. La chiusura del club obbliga i nostri clienti a trovare soluzioni alternative, a volte molto lontane da casa, con un notevole aumento dei rischi. Noi spendiamo molto per la sicurezza dei nostri clienti».

Non lavorate da febbraio. Avete aperto solo il 27 giugno. Poi avete richiuso. Come è stata quella serata? 
«Il 27 giugno abbiamo riaperto il locale dopo quasi 5 mesi di inattività. Abbiamo potuto fare entrare meno di 300 persone, tutte adeguatamente tracciate tramite un’app da noi realizzata. Purtroppo abbiamo dovuto lasciare fuori dal locale tanta gente, che non ha preso bene la cosa. Comunque nel suo insieme la serata è andata bene».

Ora ci sono nuove condizioni per le discoteche. Avete scelto di non riaprire. Perché?
«Come detto, non ha senso aprire con una capacità ridotta a 100 persone. Inoltre non vogliamo mettere a rischio personale e clienti». 

Nel caso in cui la situazione dovesse prolungarsi, avete un piano B?
«Purtroppo no. Il piano B è chiudere definitivamente il club». 

Come potrebbero aiutarvi le autorità? 
«Non chiediamo alcun sussidio. Solo la copertura dei costi fissi. La chiusura e la riapertura in condizioni impossibili non è stata decisa da noi. Non si tratta di una incapacità imprenditoriale, ma di condizioni imposte. Capiamo e condividiamo le scelte fatte dalle autorità, ma non possono lasciarci in queste condizioni. L’affitto dobbiamo pagarlo, le spese fisse idem, parlo di assicurazioni, elettricità, tasse sull’alcol, SUISA, eccetera. Anche i contributi sociali sono a nostro carico, ad eccezione dei contributi AVS e AD sulla parte di salario ridotto. Nel totale si tratta di cifre importanti, che non potremo sostenere a lungo».

Commenti
 
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miba 1 anno fa su tio
Tranquilli che i dottori Merlani, Garzoni, Denti ecc. come pure tutti i consiglieri di stato ed i numerosi funzionari non hanno di questi problemi che toccano la nostra economia ma anzi, con il tormentone del coronavirus avranno pure incrementato anche le indennità straordinarie....
cle72 1 anno fa su tio
Beh ricordo a tutti i miliardi che la confederazione ha donato alla swissair per salvarla dal tracollo e dal fallimento. Soldi dei contribuenti.
Frankeat 1 anno fa su tio
@cle72 Non ho capito il nesso
gigipippa 1 anno fa su tio
@cle72 È semplice, se avanzeranno dei soldi salveremo anche le discoteche.
ni_na 1 anno fa su tio
Chi si compiace del fatto che tanti locali dovranno chiudere dovrebbe vergognarsi.
Duca72 1 anno fa su tio
@ni_na Concordo in pieno!! Ma non capisco se è gelosia, cattiveria o ignoranza. Quando si parla dell’Italia è la stessa cosa ma lì subentra anche il razzismo quindi credo proprio sia ignoranza !
skorpio 1 anno fa su tio
e BE...chi se ne frega....
Irishboy 1 anno fa su tio
Ma le discoteche d'estate non sono già chiuse normalmente? Chi sono quei pazzi che invece di stare all'aperto si chiudono in un posto dove stanno appiccicati l'uno all'altro tutto il tempo?
skorpio 1 anno fa su tio
@Irishboy Ci sono ci sono..
Ecthelion 1 anno fa su tio
Ma ci mancherebbe proprio che dobbiamo sussidiare con le nostre tasse una discoteca. Ma scherziamo?
demon631 1 anno fa su tio
Bene andiamo avanti così, creeremo un grande fallimento del Canton Ticino, tanto vale tornare con l'Italia
Lully 1 anno fa su tio
Hanno perfettamente ragione. Chi non può aprire il locale, non per sua volontà ,ma per cause di forza maggiore, ha diritto ad un rimborso dei costi sopportati. Un locale come una discoteca non ha senso che apra con un accesso ridotto, anche perchè il distanziamento in una discoteca è praticamente impossibile. Se devi parlare con qualcuno devi per forza avvicinarti. E' sicuramente opportuno tenere chiuso ma i costi non possono essere a carico loro. Se io devo pagare un affitto del mio appartamento e non posso utilizzarlo non per mia volontà, l'affitto non lo pago, quindi chi non può aprire un locale perchè deve continuare a sopportare tutti i costi?
Ecthelion 1 anno fa su tio
@Lully Non ha diritto a niente invece. Il principio è che il caso (la fatalità) la sopporta il proprietario. Ma figuriamoci adesso se per ogni impresa andata male dovesse subentrare lo Stato (che poi siamo tutti noi che paghiamo le nostre imposte). I costi non possono certo essere messi a carico della collettività. Sono imprenditori che sopportano il rischio, e quando arriva una crisi o un'epidemia sono loro a rimetterci.
Lully 1 anno fa su tio
@Ecthelion Se eri tu l'imprenditore in questione volevo vedere. Chi pensa per se pensa per tre....complimenti
franco1956 1 anno fa su tio
Momo73.Una vecchia pubblicitá recitava cosi!!!Meglio prevenire che trapanare.Per poi criticare le autoritá di aver preso decisioni tardive.
momo73 1 anno fa su tio
azzardo die che l'approccio al fantomatico covid è come quello di via sicura; ti ammazzo prima che tu possa nella più remota delle ipotesi causare un danno. Ti multo prima che tu possa aver causato un incidente. Ti chiudo prima che tu possa favorire la diffusione. Solo condizionali. Se e ancora se. Se mio padre fosse stato un merlo io sarei su un albero a cinguettare.
tazmaniac 1 anno fa su tio
@momo73 preferisco il se, per niente, piuttosto che dover dire, se avessimo chiuso non ci sarebbero stati così tanti morti... SE buttandomi dal ponte potrei morire, preferisco non buttarmi, SE vuoi, accomodati e poi, fammi sapere come è andata.
MrBlack 1 anno fa su tio
@momo73 In moto metti il casco solo quando ti sei rotto la testa? In auto metti la cintura solo dopo che ti sei spiccicato la faccia contro il parabrezza? E quando attraversi la strada, inizi a guardare se arrivano auto solo dopo che ti hanno investito?
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