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Le misure di lockdown fanno calare l'inquinamento fonico e atmosferico

Scende il diossido di azoto, per quanto riguarda polveri fini e ozono il discorso è più complicato
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Gli effetti del lockdown sull'ambiente: calano inquinamento fonico e atmosferico.
Le misure di lockdown fanno calare l'inquinamento fonico e atmosferico
Scende il diossido di azoto, per quanto riguarda polveri fini e ozono il discorso è più complicato
BELLINZONA - Nelle ultime settimane il Dipartimento del territorio (DT) ha osservato un netto calo dell'inquinamento fonico e atmosferico. Il merito è delle misure di contenimento legate alla pandemia di coronavirus, che «hanno cont...

BELLINZONA - Nelle ultime settimane il Dipartimento del territorio (DT) ha osservato un netto calo dell'inquinamento fonico e atmosferico. Il merito è delle misure di contenimento legate alla pandemia di coronavirus, che «hanno contribuito a far mutare in modo radicale e repentino la vita quotidiana, influendo sulle emissioni nell’ambiente causate dal traffico veicolare, dall'industria e dall'artigianato, nonché dai cantieri».  

Ticino più silenzioso - Il DT considera particolarmente degna di nota l'inconsueta quiete dovuta all'importante diminuzione del traffico, che ha restituito all’ambiente e al territorio un paesaggio sonoro completamente diverso, più naturale. L'inquinamento fonico è registrato lungo l'autostrada A2 dal 2004 e, a partire dalla metà di marzo, i valori registrati all'altezza di Moleno e di Camignolo mostrano un calo di circa 3 decibel (dB) nei giorni feriali. «Nel corso dei fine settimana il calo si è manifestato in modo ancora più massiccio con una diminuzione pari a circa 6 dB, equivalente a una riduzione del 75% del traffico veicolare».  

La qualità dell'aria - «Anche la qualità dell’aria ha beneficiato della riduzione delle attività» rileva il DT. Il diossido di azoto (NO2), proveniente in buona parte direttamente dalle emissioni dei motori e degli impianti stazionari a combustione, è in diminuzione costante a partire dall’ultima settimana di febbraio. In termini quantitativi – mediamente, sul periodo compreso tra il 16 marzo e il 15 aprile 2020, e in confronto a quanto atteso dalla tendenza in diminuzione degli ultimi dieci anni - si registra una diminuzione di circa il 50% delle concentrazioni di NO2 lungo l'autostrada, del 35-40% in città e periferia, e del 20% nelle stazioni di misurazione ubicate in aree discoste, dove i valori riscontrati in questo periodo rappresentano il cosiddetto “inquinamento di fondo".  

Polveri fini, discorso più complicato - Per quanto riguarda le polveri fini (PM10 e PM2.5) e l’ozono (O3), «gli effetti delle misure di contenimento da COVID-19 sono più complessi e quindi difficili da quantificare». Le concentrazioni di questi inquinanti - oltre a dipendere dalle fonti toccate dalle misure di contenimento - provengono anche da un gran numero di altre fonti di emissioni, come ad esempio gli impianti di riscaldamento, l'agricoltura e le fonti naturali. Inoltre, le concentrazioni subiscono notevoli cambiamenti a dipendenza della meteorologia (vento, insolazione e temperatura) e dalle complesse interazioni tra precursori nell’atmosfera (reazioni chimiche). «Dopo un repentino abbassamento dei valori registrati a inizio marzo, con l’arrivo di aria dagli strati alti dell’atmosfera dovuta ad alcuni giorni di favonio, a fine marzo si è assistito a un lento e graduale accumulo di particelle anche a causa della lunga assenza di precipitazioni e di un periodo caratterizzato da temperature più basse».  

Per questi motivi analisi e confronti più dettagliati richiederanno tempo. Un esempio di come le immissioni possono dipendere anche dalla meteorologia lo si è potuto osservare nel corso dell'ultimo fine settimana di marzo, con un repentino apporto di sabbia proveniente dal Sahara che ha causato un aumento netto nelle concentrazioni di PM10, e successivamente, un nuovo calo causato dal favonio.  

I valori orari di ozono (O3) registrati durante il mese di aprile si sono più volte attestati sopra i 120 microgrammi al metro cubo (µg/m3). «Si tratta in questo caso di un inquinante di origine integralmente secondaria: i valori rilevati sono dunque dovuti a complesse reazioni chimiche favorite da una lunga serie di giornate di tempo stabile - anomala per questo periodo dell’anno - con un soleggiamento sopra la norma e temperature quasi estive, e dalla presenza di diversi inquinanti precursori, tra i quali anche composti organici volatili (COV), secondi per importanza nella produzione d’ozono dopo gli ossidi d'azoto» aggiunge il DT.      

Le spiegazioni sul sito dell'OASI - Per illustrare in modo semplice e intuitivo alcuni influssi indiretti delle misure di contenimento COVID-19 sull’ambiente in Ticino, è stata allestita una serie di pagine web e relative rappresentazioni grafiche, costantemente aggiornate, e pubblicate sul sito del Dipartimento del territorio, sotto la sezione dell'Osservatorio ambientale della svizzera italiana (OASI).

 

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