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CEVIO
30.04.2020 - 06:320
Aggiornamento : 08:41

Il segnale di Cevio sui rustici: «Basta incarti a Berna»

L'Ufficio federale dello sviluppo territoriale ricorre contro una riattazione e provoca la reazione del Municipio

«L'Are è naturalmente il supervisore - afferma il sindaco Martini - ma ultimamente questo controllo eccede i limiti e i compiti del federalismo. Vogliono vedere l'oggetto? Vengano qui». Inoltre, continua «è anche una questione di fiducia verso il Cantone che aveva dato il via libera»

CEVIO - «Finché non ci sarà un atteggiamento più collaborativo il Municipio di Cevio non invierà più a Berna incarti in materia di rustici». Il segnale, conferma il sindaco Pierluigi Martini, è stato messo nero su bianco dall’Esecutivo nelle osservazioni ad un ricorso inoltrato dall'Are (l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale). Ed è un gesto che ricorda la scarpa battuta sul tavolo, anzi lo scarpone: «Se l’Are vuole collaborare - prosegue Martini - metta gli scarponi e venga a vedere. Quando non si conosce un territorio è difficile giudicare da un ufficio».

È questa la vibrante reazione ad un ricorso ritenuto «pretestuoso», ma in verità è anche l'ultimo capitolo della decennale e irrisolta querelle cantonale sulla riattazione dei rustici. E poco importa se il ricorso inoltrato dall’Are riguarda il cambiamento di classificazione (da meritevole di conservazione 1d a meritevole 1a) di una costruzione stimata poco più di 5mila franchi nella frazione di Bignasco. È appunto l'irrilevanza dell'oggetto a provocare la protesta.

La questione è di principio, spiega il sindaco: «L’Are è naturalmente il supervisore per lo sviluppo territoriale, ma ultimamente si ha l’impressione che questo controllo ecceda i limiti democratici e i compiti del federalismo».

Da qui il segnale: «Un segnale molto semplice - dice il sindaco -. Noi non manderemo più nulla all’Are per quanto riguarda le domande di costruzione per le riattazioni fuori zona». 

In genere si tratta di incarti che vengono trasmessi al Cantone, che decide poi tramite gli uffici dello Sviluppo territoriale del Dipartimento del territorio. «Nel caso specifico Bellinzona ha autorizzato la licenza. Ma l’Are ha fatto ricorso chiedendoci di inviare loro la documentazione. Ora, come vale per tutti i cittadini, se Berna vuole vedere l’incarto mandi qualcuno a Cevio. Non abbiamo quindi proibito all’Are di visionare la documentazione».

Il casus belli è solo la goccia: «La situazione dei rustici ticinesi è completamente diversa dal resto della Svizzera. Per averne una vera comprensione bisognerebbe venire qui per vedere coi propri occhi. Non parliamo di ville fuori zona con la piscina. Si tratta di recuperare dei rustici che sono meritevoli». Il Municipio di Cevio, aggiunge il sindaco, «è cosciente che ve ne sono molti da non toccare e lasciar andare in rovina. Ma alcuni meritano di essere riattati. Noi, e i nostri uffici, conosciamo il nostro territorio. Altri no e questo dà fastidio». In conclusione, sottolinea il sindaco, «è anche una questione di fiducia verso l’autorità ticinese. Lo Sviluppo territoriale del Canton Ticino ha dato l’ok a questa riattazione, come ad altre, vogliamo fidarci del Cantone oppure no? Questa è la domanda di fondo». 

Commenti
 
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sedelin 1 anno fa su tio
fatelo senza chiedere!
marco17 1 anno fa su tio
In Ticino è sempre tutto diverso e soprattutto è sempre colpa di qualcun altro.
miba 1 anno fa su tio
Se Berna ritiene di controllare ci saranno uno o più perché. Del resto basta guardarsi in giro per vedere lo scempio, rustici o no, con le licenze edilizie accordate dal cantone: edifici che sono un pugno in un occhio nel contesto in cui si trovano, aree che sono un paciugo tra il rurale, l'urbano ed il commerciale... Senza contare poi che, ed ormai lo sanno anche i paracarri, ad eccezione del sindaco Martini, che se hai le conoscenze, relazioni e/o agganci giusti nel nostro cantone puoi andare oltre rispetto a tutti gli altri, costruzioni comprese...
Mattiatr 1 anno fa su tio
@miba Da esperto conoscitore della zona, vivendo nel comune successivo, posso affermare che di schifezze non ne sono state fatte molte. Anzi, conosco un cantiere nella quale una sciura aveva tentato una ''via alternativa'' riattando e in seguito facendo domanda di costruzione per il sussidio cantonale (tetti in piode). Difatti prima di accettare il compromesso l'ufficio tecnico in questione ha verificato il rispetto delle direttive edilizie, e la qualità del lavoro, a mio parere ottima. Difatti in valle (sopra tutto alta valle) il rispetto per il territorio e per la tradizione edilizia non è in discussione per i ''locali''. Difatti chi ha fatto le ciunate arrivava quasi sempre da lontano.
Mattiatr 1 anno fa su tio
@Mattiatr Le imposizioni federali per le costruzioni fuori zona sono a dir poco ridicole, atte a dare una percezione della regione che non esiste più (se riatti la rifai come prima, porta alta 1, 50 m compresa. Pensa te che addirittura non è concesso fare un muro a secco per creare una zona un po' piana e piazzarci un tavolo in gneiss (granito). Ovviamente tali modifiche non impattano sul territorio, e quindi il divieto di fare tutto sprona l'abusivismo (se lo devo fare abusivo, tanto vale fare come voglio).¶ Basti pensare che nel mio paesello montano, delle stalle accanto a casa mia non sono state considerate ''di valore'', quindi non meritano di esser preservate (stalle accanto alla strada cantonale). Quindi qua emerge tutta l'ipocrisia di questo sistema perverso, una stalla fuori zona accanto alla strada non può nemmeno esser tenuta in piedi, 50 metri accanto in una zona PR posso fare la casa arancione fluo con strisce di verde marcio. Perché in fuori zona non puoi nemmeno piazzare un tavolo in roccia, mentre a Castione tutti possono fare le case fluorescenti?
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