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15.04.2020 - 19:150

«Così realizzo respiratori da una maschera per il mare»

L’impegno di Asanka Withanaarachchi a favore dell'emergenza sanitaria: «L’industria ha fallito, io sono a disposizione»

LUGANO - Ha trasformato una maschera da snorkeling in un respiratore salvavita. Attualmente sta collaborando alla fabbricazione di mascherine da utilizzare negli ospedali per l’emergenza Covid-19 e sta vagliando progetti simili da sviluppare nel lungo termine. Insomma, non è tipo da rimanere con le mani in mano Asanka Withanaarachchi, di origine srilankese (ma uomo di mondo), titolare della LAB3D, azienda che si occupa di stampa 3D.

«Insieme alla Palo Alto di Lugano stiamo partecipando al progetto del FabLab della Supsi per la stampa di maschere protettive “facial shields” per il settore sanitario», spiega.

La maschera per il mare diventa respiratore - Ma Asanka si era già attivato diverse settimana fa, per correre in aiuto di alcuni ospedali italiani. «Ho iniziato a stampare valvole per respiratori d'emergenza. Abbracciando un’idea brevettata dalla Isinnova, siamo riusciti a convertire delle maschere da snorkeling già in commercio, quelle che si comprano al Decathlon per intenderci, in respiratori da utilizzare nei casi di terapia intensiva. La sostituzione delle valvole prodotte attraverso le nostre stampanti 3D, ha reso queste maschere riutilizzabili più e più volte. Insomma, siamo riusciti a sopperire a una necessità imminente».

Soluzioni all'emergenza - Ora la collaborazione con Supsi, ma non solo: «Con Palo Alto stiamo sviluppando altri progetti per maschere protettive per il Ticino. Stiamo lavorando giorno e notte. E stiamo implementando nuove tecnologie per stampare oggetti che servono per i test Covid. D’altra parte questa è una storia che non finirà domani o il mese prossimo, e la Svizzera sta acquistando molto materiale all’estero. Ecco, abbiamo pensato di lavorare per trovare soluzioni interne, mettendo in campo tutte le nostre competenze acquisite negli ultimi mesi proprio nella ricerca di soluzioni per questa emergenza». 

La sua intenzione è quella di produrre ed esternalizzare questo materiale: «Se riusciamo a fare tutto internamente, non solo potremo avere risposte in tempo reale quando ce ne sarà bisogno, ma potremo produrre il materiale sanitario non solo per il Ticino, ma per la Svizzera, l’Italia e chi ne farà richiesta».

Aiutare le persone - Per Asanka non è solo una questione meramente economica: «Lavoro nel settore della stampa 3D da oltre 8 anni. Mi sono occupato di ambiti diversi, ma ho sempre cercato di aiutare le persone. Nel 2014 ho prodotto una protesi, precisamente una mano, per una bambina di 7 anni. Nel 2016, sempre assieme a Supsi, ho collaborato a un progetto per creare arte fruibile dai non vedenti. Ho sempre avuto un pensiero verso le persone che hanno bisogno. L’industria attualmente ha fallito nel dare una risposta in tempo reale a questa emergenza. Se posso offrire il mio aiuto ne sono più che felice».

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