Tio/ 20Minuti
Aziende sempre più sensibili al controllo della temperatura dei dipendenti.
CANTONE
01.04.2020 - 06:010
Aggiornamento : 08:11

Il coronavirus ci fa riscoprire fragili: si va a caccia di certezze

A tu per tu con Lorenza Bernasconi, membro del Consiglio di Amministrazione di Gruppo Sicurezza.

L’esperta: «Riceviamo richieste molto diverse rispetto al passato. Le aziende ora hanno capito che al primo posto deve andare la salute dei dipendenti».

Un nemico invisibile e sconosciuto che si è impossessato delle nostre vite. Facendoci scoprire fragili e insicuri. Quella del Covid-19 è l’era dell’incertezza. Se ne sta rendendo conto anche chi solitamente è chiamato a darle, le certezze. Tio/ 20Minuti ha intervistato Lorenza Bernasconi, membro del Consiglio di Amministrazione di Gruppo Sicurezza, con sede a Bironico, uno dei punti di riferimento per la sicurezza nella Svizzera italiana.

Quali cambiamenti avete notato negli ultimi mesi da parte della vostra utenza?
«Riceviamo richieste decisamente diverse rispetto al passato. Solitamente ci occupiamo di sicurezza standard, a 360 gradi. Ora le aziende (quelle aperte, ndr) mettono al centro l’incolumità fisica del dipendente».

Salute al primo posto, dunque?
«Assolutamente sì. Ci chiedono, ad esempio, d'installare impianti per disinfettarsi nei diversi stabili. Di dare la possibilità di misurare la temperatura corporea dei collaboratori o dei passanti all’entrata. In alcuni casi ci viene richiesta la possibilità di misurare la temperatura dei dipendenti ogni quattro ore, per vedere se hanno la febbre».

Perché tutto questo?
«Il momento è delicato. In tanti casi, ci si è resi conto come per un'azienda sia importante curare il proprio personale. Quello che prima veniva dato per scontato, ora non lo è più».

Il mondo dell’economia è molto razionale…
«Esatto. Si pensava sempre che certe cose non sarebbero mai potute accadere. Il nuovo coronavirus ci ha fatto riscoprire il lato umano dell'economia». 

Voi intervenite anche presso privati…
«Sì. Ma al momento, ovviamente, solo per emergenze. Ad esempio se una persona non trova più le chiavi per entrare in casa. O se si ritrova col sistema d’allarme guasto».  

E come trovate queste persone?
«Ancora prima che fosse dichiarata la pandemia, per ragioni sanitarie noi avevamo deciso d'interrompere gli appuntamenti di manutenzione ordinaria. La clientela inizialmente era spiazzata. Non capiva. C’erano delle resistenze. Ora c’è decisamente più consapevolezza».

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