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22.08.2019 - 08:010

La Legge a luci rosse rischia il cortocircuito 

La normativa è ufficialmente in vigore. Anzi, no. Dalla riscossione delle tasse a nuovi limiti d’orario, i principali aspetti su cui gestori e prostitute sono pronti a battagliare in tribunale

LUGANO - Non sarebbe la prima legge cantonale che si sgretola davanti al diritto superiore. Attesa per lunghi anni, doveva entrare in vigore a gennaio, poi tutto è stato posticipato al 1 luglio: ma il termine è passato e la Legge sulla prostituzione (LProst) oggi c’è senza esserci. L’autorità cantonale, un po’ alla chetichella, avrebbe fissato un termine di ulteriori 6 mesi per la piena applicazione della normativa. Ma all’orizzonte si annunciano ricorsi in serie che rischiano di soffocare la LProst nella culla. I più arrabbiati sono i gestori dei locali erotici, ma anche le prostitute sono pronte a dar battaglia nei tribunali.

Il vuoto giuridico - La conferma che i gestori a luci rosse si stanno organizzando per adottare una strategia comune arriva dall’avvocato Marco Garbani, specializzato nella legislazione dei locali pubblici. Infatti se ormai, passata la pubblicazione, è tardi per opporsi alla Legge nel suo complesso, resta percorribile la strada del ricorso sulle singole normative: «Tutte contestabili nella loro costituzionalità quando si presenterà il caso concreto». L’anomalia di partenza, continua l’avvocato, «è questo termine di 6 mesi, di fatto illegale, in cui la LProst non viene applicata. Chi l’ha deciso e su che basi? Ma soprattutto chi garantisce per l’entrata delle prostitute in questo lasso di tempo? Nessuno».  Da notare che di "proroghe" non fa cenno il Governo nel comunicato che, lo scorso 6 giugno, sanciva l'entrata in vigore.

Nodo 1: la fiscalità - La premessa è che in Svizzera la prostituzione è attività lecita e la restrizione di questo diritto impone una solida base legale. Invece la LProst, secondo il parere di Garbani, potrebbe deragliare su più punti. Il primo, che più ha fatto discutere, è la tassa di 25 franchi al giorno che i gestori sono obbligati a riscuotere anticipatamente dalle ragazze. «L’idea non è nuova. Già Ulisse Albertalli l’aveva proposta al Fisco per regolarizzare le ragazze con tasse, Avs e casse malati, ma l’allora procuratore generale Noseda la definì illegale». Era il 2011 e non si capisce come ora sia diventata legale (o, detta altrimenti, lo Stato dovrebbe far mea culpa per tutti soldi persi in questi anni). C’è però un nodo irrisolto. «Una persona terza - sostiene Garbani - non può essere fatta responsabile per il pagamento delle tasse altrui. La novità traballa per quanto concerne il diritto federale».

Nodo 2: gli orari - Fragile, secondo l’avvocato, è anche il limite orario posto dalla Legge: «In una struttura con una regolare licenza edilizia perché la ragazza può lavorare solo fino alle 3, quando nei night una ballerina può continuare la sua attività fino alle 5? È palese l’obiettivo di limitare ingiustamente l’esercizio e l’attrattività del locale». 

Nodo 3: le ragazze - Più delicate ancora, continua Garbani, le questioni legate alle ragazze: «Da nessuna parte esiste un dovere di pagare una tassa anticipatamente e soprattutto senza magari aver lavorato. Perché versare 25 franchi oggi se sono malata e non lavoro? È ingiusto». Inoltre, essendo la tassa forfettaria, non risulta nella legge una restituzione dei soldi.

Nodo 4: Bilaterali e Costituzione - Infine l’aspetto più traballante, secondo il legale, sta nel fatto che questa riscossione anticipata non viene chiesta ai cittadini svizzeri e ai titolari di un permesso di domicilio: «Ciò urta palesemente contro gli Accordi bilaterali che fanno divieto di discriminare i cittadini europei». Quattro aspetti concreti, e non sono i soli, che rischiano di far deragliare la legge non appena verrà applicata. Un ulteriore problema ci viene suggerito da un esperto di fiscalità: «Un prelievo fisso (in questo caso 25 franchi) senza tener conto del reddito conseguito viola il principio della capacità contributiva. Ingiusto trattare alla stessa maniera la prostituta vecchia e la ragazza nel pieno dell’attività». Il principio è sancito dall’articolo 127 capoverso 2 della Costituzione federale svizzera.

Forse per questo ci mettono tanto.

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