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«Non vivi più, sei barricato in casa»

Quando, invece che spingerti, i tifosi... ti minacciano
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«Non vivi più, sei barricato in casa»
Quando, invece che spingerti, i tifosi... ti minacciano
Arno Rossini: «Vedo grande paura, timore».
CALCIO: Risultati e classifiche

FIRENZE - A metà classifica in Conference League, manifestazione nella quale ha però perso le ultime due partite giocate, e ultima in campionato, dove in tredici match non è ancora riuscita a trovare un successo: la prima parte della stagione della Fiorentina è stata un incubo. Tali numeri impietosi hanno portato al licenziamento di un allenatore (Stefano Pioli), alle difficoltà di un altro (Paolo Vanoli) e alla frustrazione di un gruppo costruito pensando in grande. Altri dolori? I supporter, che a Firenze sono importantissimi, sono inferociti. E proprio i tifosi sono stati, negli ultimi giorni, al centro delle attenzioni. Merito o colpa di Dzeko, che dopo un rovescio in coppa ha candidamente ammesso «Possiamo anche dire che facciamo cagare, ma quando gioco in casa vorrei che un tifoso mi aiutasse». E dopo l’ultima delusione in campionato ha preso il megafono ed è andato a “trattare” con la curva.

«È un bene che ci sia qualcuno che abbia voglia di metterci la faccia - ha spiegato Arno Rossini - e non sono sorpreso che l’abbia fatto Edin. Un giocatore esperto, un leader, un uomo di carattere, con le palle. Figure del genere, nel vuoto di potere creatosi a Firenze, sono indispensabili».

Ma i tifosi che criticano…
«Spesso si dice che chi siede sugli spalti può diventare il dodicesimo uomo. In questo caso i supporter sono il primo grande avversario di una squadra, quella viola, che è semplicemente poco tranquilla. In campo vedo grande paura, e non è questione di allenatore. Di Vanoli in questo caso. Anche se credo che, dovessero continuare così, a Firenze potrebbero anche pensare di richiamare Pioli. Già che è sotto contratto…».

In che modo però, per essere chiari, un tifoso può influire sul rendimento di una squadra? Finché sono parole o fischi…
«Non è così semplice. Tu giochi per la Fiorentina? Vero, ma non solo: hai anche casa a Firenze. Tu calciatore, in periodi così, non vivi più. Non puoi più uscire. Sei barricato tra quattro mura. E questo vale pure per la tua famiglia. Se anche la tua quotidianità fosse casa-campo di allenamento… non sarebbe comunque semplice: al Viola Park di sicuro non sono lì ad attenderti con i mazzi di fiori».

Come si “gira” una stagione così?
«Ah, quando si comincia in questo modo, quando parti con ambizione e invece ti trovi in coda alla classifica, è davvero dura. Non c’è un interruttore da premere. Sembra banale, ma l’unica medicina è… fare risultato. Anche non giocando bene. Una vittoria a volte fa scoccare una scintilla».

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