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L'avvocato Canevascini: «Così come lui vedeva le motociclette, queste ultime erano in grado di vedere il veicolo»
CANTONE
25.03.2019 - 16:530
Aggiornamento : 23:02

La difesa: «Non voleva dare una lezione a nessuno»

Chiesta l’assoluzione del quarantenne accusato di omicidio colposo. La sentenza sarà comunicata per iscritto

LUGANO - «Colpevole o non colpevole, l’imputato quella tragedia la porterà dentro per tutta la vita». Sono le parole dell’avvocato Brenno Canevascini, che ha chiesto l’assoluzione del quarantenne accusato di omicidio colposo per il dramma di Lodrino. Dramma che si verificò il 21 agosto 2014 sulla pista del locale aerodromo. E che costò la vita a un ventenne della regione, che con la sua motocicletta si schiantò contro un veicolo di servizio guidato dall’imputato.

Nel suo odierno intervento alle Correzionali, il legale ha fatto leva sul fatto che la tragedia ha avuto luogo in un’area aeroportuale, «dove non si può entrare». All’epoca la struttura non era recintata, «ma la segnaletica era chiara» ha sottolineato, aggiungendo che «trattandosi di un aeroporto militare attivo, in qualsiasi momento potevano atterrare aerei e andava quindi garantita la sicurezza dei velivoli». Entrando in pista con il veicolo, l’imputato «non voleva dare una lezione a nessuno».

Quando si era reso conto della presenza di terzi sulla pista, l’imputato era infatti entrato in pista con il veicolo di servizio. «Così come lui vedeva le motociclette, queste ultime erano in grado di vedere il veicolo» ha spiegato Canevascini, basandosi sulle considerazioni della perizia. Perizia secondo cui la vittima avrebbe inoltre percorso una parte della tirata con la testa abbassata.

Gli accusatori privati - «Era un incidente che si poteva evitare» ha detto l’avvocato Pietro Pellegrini, rappresentante del padre della vittima. «Quel giorno l’imputato ha preso decisioni avventate, con conseguenze che hanno rovinato l’esistenza del padre». Da parte sua è stata avanzata una pretesa di risarcimento. L’avvocato Francesco Nicora, patrocinatrice dell’altro motociclista nonché amico della vittima, ha definito l’agire dell’imputato come «scellerato e inopportuno».

In mattinata il procuratore pubblico Nicola Respini aveva chiesto una pena detentiva, sospesa, di sedici mesi. La decisione della Corte, presieduta dal giudice Mauro Ermani, sarà comunicata alle parti per iscritto.

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