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26.04.2018 - 06:090
Aggiornamento : 09:09

Prima il sonnifero e poi al volante, più che raddoppiati i casi

Negli ultimi 7 anni la presenza di benzodiazepine nel sangue dei conducenti controllati è passata dall'8 al 20%. Allarma il mix tra farmaci e alcol. L’esperto: «Mai guidare dopo averle prese»

BELLINZONA - Sempre più persone si mettono al volante sottovalutando gli effetti dei farmaci assunti. Se l'alcol e gli stupefacenti restano chiaramente il pericolo numero uno, su cui si concentra anche la prevenzione, un nuovo fenomeno sta emergendo. «La percentuale di campioni positivi per la presenza di benzodiazepine (tranquillanti e sonniferi), antidepressivi e antipsicotici è in crescita» spiega la dottoressa Maria Teresa Pinorini, responsabile di laboratorio dell'Istituto Alpino di Chimica e Tossicologia (IACT) di Olivone. Qui, in Valle di Blenio, vengono analizzati i campioni biologici (sangue, urina, capelli e tessuti) e reperti di varia natura provenienti da diversi ambiti della medicina legale. Tra i compiti svolti c'è anche la valutazione della presenza di sostanze che possono influenzare il comportamento delle persone, ad esempio alla guida. È un’emergenza nuova, che non va sottovalutata: «Chi assume benzodiazepine non deve mettersi al volante per diverse ore, tempo variabile a dipendenza della sostanza specifica, e fino a quando l’effetto è completamente svanito» sostiene il PD dottor Alessandro Ceschi, direttore medico e scientifico dell’Istituto di Scienze Farmacologiche della Svizzera Italiana dell'Eoc (vedi nel riquadro).

Proprio dalle analisi tossicologiche su campioni sanguigni di conducenti sospettati di guidare sotto l'influsso di sostanze emerge una preoccupante indicazione. «Se nel 2010 le benzodiazepine erano presenti nell'8% dei campioni analizzati,  nel 2017 la percentuale di positività si situa attorno al 20%. Gli antidepressivi e antipsicotici sono passati invece dal 5% nel 2010 al 15% nel 2017» riferisce la dottoressa. A rendere ancora più significativi questi numeri c'è la stabilità riscontrata per la triade etanolo, cannabis, cocaina e anche per gli antidolorifici oppioidi stabili attorno al 7%. Quanto agli utilizzatori, «i dati - afferma Pinorini - suggeriscono che la presenza di farmaci alla guida è pronunciata per le categorie di età sopra i 40-45 anni e in crescita nei giovani adulti».

Più sottovalutata, e anche meno conosciuta rispetto ai drammi della strada provocati dall'alcol, l'influenza dell'assunzione di farmaci sulle capacità di guida non va come detto banalizzata. «Stanchezza, sonnolenza e debolezza muscolare sono alcuni tra gli effetti indesiderati più frequenti delle benzodiazepine» sottolinea la nostra interlocutrice. Ma, ancor più indesiderato e sicuramente pericoloso, c'è il fatto che questa classe di farmaci «tende a diminuire la capacità di condurre un veicolo e questo già a partire da dosi terapeutiche».

Inoltre, come segnalato anche da una nota informativa sui "Medicamenti al volante" compilata dall'Ufficio del farmacista cantonale, non va sottovalutato l'effetto combinatorio di farmaci e alcol, la cui «assunzione concomitante potenzia l'effetto negativo sulle capacità di guida di tutti i medicamenti che deprimono il sistema nervoso centrale. Per questo va evitata». Si tratta anche di una questione di responsabilizzazione individuale, dal momento che la Svizzera non è tra i Paesi più severi in materia. Inghilterra e Norvegia, con altre nazioni europee hanno infatti predisposto un elenco di farmaci il cui rinvenimento nei liquidi biologici a concentrazioni superiori a una certa soglia rende il conducente imputabile di reato.

 

Cadute ed incidenti stradali, il lato oscuro delle pillole

«Le benzodiazepine sono farmaci che davvero possono favorire e provocare incidenti automobilistici» dice senza esitazioni il PD dottor Alessandro Ceschi, direttore medico e scientifico dell’Istituto di Scienze Farmacologiche della Svizzera Italiana. Giusto sarebbe, secondo lui, che chi assume queste sostanze si astenesse dalla guida per diverse ore dopo l’assunzione e fino a quando l’effetto è completamente svanito. Ma il discorso è più ampio, tali farmaci possono causare anche «in particolare negli anziani, cadute che in questa fascia di età non di rado provocano fratture. I pazienti devono venir informati anche se il rischio di incidenti è chiaramente riportato nei “foglietti illustrativi”».

Il dottor Ceschi non è sorpreso dai dati raccolti ad Olivone: «L’utilizzo eccessivo, e in particolare per le benzodiazepine non di rado inappropriato, di questi farmaci è un problema farmacologico ben noto e con rilevanza di salute pubblica globale data l’entità del fenomeno. Per arginarlo è necessario intervenire su più livelli, come ad esempio per le benzodiazepine stiamo facendo negli ospedali Eoc, anche nell’ambito della campagna Choosing wisely».


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