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16.06.2017 - 06:010
Aggiornamento : 10:39

La psicologa dei poliziotti: «Così li sostengo per affrontare lo stress»

Marina Lang Bindella rappresenta una figura nuova all'interno della Cantonale. Il suo bilancio dopo i primi nove mesi: «All'inizio c'era stupore»

BELLINZONA – Le aspettative alte da parte della popolazione. Il lavoro a turni, anche di notte. Le sollecitazioni d’urgenza crescenti. Sono solo alcuni degli aspetti che rendono il mestiere di poliziotto sempre più stressante e a rischio di burnout. A tal punto che, da circa nove mesi, la Polizia cantonale ticinese ha deciso di assumere una psicologa. Lei è Marina Lang Bindella, capelli biondi, occhi azzurri. Una donna elegante, con un’esperienza di ben tredici anni nell’esercito svizzero. «All’inizio – spiega – c’era stupore da parte degli agenti nel vedere una psicologa nel corpo di polizia. Con il passare delle settimane, ci hanno fatto l’abitudine».

Ecco. Glielo chiediamo subito. Cosa fa una psicologa nella polizia?
«Ho diversi compiti. Prima di tutto devo essere a disposizione di quegli agenti che sentono il bisogno di confidarsi e di sfogarsi. In alcuni casi è il diretto superiore a segnalarmi situazioni di disagio. Poi ci sono le emergenze, che mettono a dura prova l’agente. Per cui, in seguito, è necessario un intervento di debriefing».

La Polizia cantonale conta oltre 700 collaboratori. Gli agenti vengono volentieri a parlare nel suo ufficio?
«Inizialmente erano un po’ restii. Come in altri ambiti, c’è sempre l’idea che andare dallo psicologo sia qualcosa di fuori dal normale. Le cose sono, però, cambiate. Ora le auto segnalazioni sono in aumento».

Lei collabora anche con la scuola di polizia. Che ruolo ha la psicologia nella formazione dei nuovi agenti?
«Ha un peso sempre più importante. Negli ultimi anni la gente si aspetta sempre di più dalla polizia. E i poliziotti, per certi versi, sono sempre più sotto osservazione. Anche a causa dell’esplosione dei social network. Tutte queste situazioni si accumulano e generano stress. A livello di formazione, dunque, si lavora parecchio sulla prevenzione».

Quali caratteristiche psicologiche deve avere, oggi, un poliziotto?
«Deve avere un buon equilibrio emotivo e psichico. Così come buone capacità relazionali. Deve sapere gestire gli impulsi e l’aggressività».

Ritiene che i poliziotti ticinesi possano fare di più dal punto di vista dell’empatia verso i cittadini?
«Il ruolo dell’agente è delicato. Perché da una parte bisogna essere empatici, ma dall’altra ci sono delle leggi da fare rispettare. Serve assertività».

Di recente il neo comandante della polizia comunale di Locarno ha dichiarato che gli agenti spesso sono limitati dai codici di procedura. In pratica, il confine tra assertività e abuso di potere è sempre più sottile. Quanto pesa sulla psiche dell’agente questo aspetto?
«Di certo può essere un elemento di stress. Le questioni legate alle procedure, tuttavia, non sono di mia competenza».

Sono in aumento, statisticamente, le violenze contro i funzionari. E allo stesso tempo è in corso una campagna di sensibilizzazione. Si è già confrontata con questo tema?
«Dal mio arrivo in polizia la problematica non si è ancora presentata. Se fosse il caso, il mio ruolo sarebbe quello di sostenere gli agenti e di aiutarli a sviluppare gli strumenti più adatti per fare fronte al disagio».

Ultimamente in Ticino si è svolto un incontro tra tutti gli psicologi delle principali polizie cantonali della Svizzera. Con quale obiettivo?
«Prima di tutto consolidare la posizione dello psicologo di polizia. E poi favorire la comunicazione e l’interazione con i negoziatori. Con quegli specialisti, cioè, che cercano di mediare in casi gravi, in cui magari una persona si è barricata in casa, minacciando una strage. Spetta, tra l’altro a me, come psicologa, definire il profilo di questo genere di persone».

Quanto sono frequenti situazioni del genere nella Svizzera italiana?
«Se ne parla poco. Direi che si verifica circa una decina di casi all’anno. Non tutti della stessa gravità, naturalmente».

Prima del suo arrivo, come venivano affrontate le problematiche psicologiche all’interno della polizia ticinese?
«Ci si basava su consulenze esterne e sull’appoggio degli psicologi cantonali. Ora si è deciso di andare oltre, istituendo una figura ancora più a contatto con l’ambito di polizia. L’obiettivo è chiaramente quello di evitare, per tempo, che determinate problematiche si ripercuotano sul rendimento degli agenti e sulle loro famiglie. Vogliamo evitare malattie croniche e situazioni di burnout».

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Commenti
 
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F/A-18 3 anni fa su tio
Ma questi polini al rientro dal lavoro non si sentono un po' dei nerch dopo aver rotto i maroni a chi guida?
lo spiaggiato 3 anni fa su tio
Certo che dover scassare i maroni alla popolazione con multe e appostamenti segna la mente di qualsiasi persona... :-/
Nicklugano 3 anni fa su tio
Beh, la foto è già quasi da Novella 2000
limortaccituoi 3 anni fa su tio
Speriamo che oltre alla psicologa, alla nostra polizia venga affidata anche un coach di buone maniere. Persone più arroganti e maleducate ne ho viste poche.
miba 3 anni fa su tio
Non metto in dubbio che nel caso di differenti situazioni legate alla professione (incidenti, morti, feriti, omicidi, suicidi ecc) sia utile ed auspicabile il supporto/sostegno di uno psicologo. Finora ho comunque dato per acquisito che uno dei presupposti/requisiti fondamentali per entrare a far parte dei corpi di polizia fosse una certa attitudine mentale ed un certo equilibrio psicofisico. Le scuole di polizia dovrebbero inoltre essere poi uno strumento per verificare l'idoneità dei candidati. Purtroppo devo ricredermi: agenti che infrangono loro stessi le leggi (e poi viene cambiato il semplicemente luogo di servizio...), agenti che quando li vedi a piedi spesso sembrano dei culturisti tatuati (e che vogliono dare l'impressione dei gorilla...), agenti che si perdono in "affari di stato" per una multa da 40 franchi (legge 100%, logica e buonsenso 0%) e, dulcis in fundo, leggo ora stress da social networks. E non poteva mancare la chicca finale: sono sotto osservazione! In tutto il mondo la polizia lavorando prevalentemente a contatto con il pubblico è evidentemente sotto osservazione!! E non c'è sicuramente bisogno dello psicologo per far fonte alle imprecazioni di chi alla mattina alle 7 quando va al lavoro incappa in un controllo-radar! Dai, i tempi cambiano e cambiano pure gli agenti: in dotazione propongo di dare loro una bella campana di vetro oltre alla psicologa (che ripeto, è comunque utile in caso di situazioni particolari legate alla professione)
falcodellarupe 3 anni fa su tio
Speriamo che il sostegno psicologico vada nella giusta direzione....
rojo22 3 anni fa su tio
@Nicklugano.... purtroppo, per noi, nemmeno l'assistenza giudiziaria. In galera e cito! Così va il mondo.

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