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GANDRIA
25.05.2016 - 17:440
Aggiornamento : 26.05.2016 - 15:24

Ecco i prodotti contraffatti sequestrati alle dogane. «Spesso i giovani uccidono quello che amano»

Siamo entrati nel Museo delle dogane con un'ospite illustre: Suzan G. LeVine, ambasciatrice americana a Berna

sondaggio chiuso

GANDRIA - «Voglio diventare cantante, voglio diventare attore… Così spesso dicono i giovani e non capiscono che comprando musica e film pirata uccidono proprio il mondo che amano e non sostengono i loro beniamini», con questo esempio Suzan G. LeVine, ambasciatrice americana a Berna, ha spiegato quanto sia importante far capire ai più giovani le pericolose conseguenze del mondo della pirateria. L’abbiamo incontrata in occasione della sua visita alla mostra dedicata a contraffazioni e pirateria allestita presso il Museo delle dogane a Cantine di Gandria dall'associazione Stop alla pirateria.

Non è casuale la visita di Suzan G. LeVine, che ha sostenuto finanziariamente il progetto. «Qui si capisce fisicamente come i prodotti contraffatti si possano trovare nella vita quotidiana di ognuno di noi, sono pericolosi e uccidono il mercato del lavoro».

I controlli in Ticino - Ma quali sono i prodotti più contraffatti? In Ticino si tratta per lo più di «abiti, borse e scarpe - spiega il portavoce delle Guardie di Confine Mirco Ricci - per 60 interventi annuali. Gli accertamenti fanno parte della prassi doganale del controllo delle merci e degli acquisti. Quando si trova un prodotto contraffatto, dato che per noi non equivale a un reato penale, scatta il sequestro e la distruzione. Una volta informata, sarà poi l’azienda a decide come intervenire».

I produttori sono dei veri e propri partner per le Guardie di Confine. «Sono le stesse aziende che ci forniscono le informazioni per capire come riconoscere un prodotto contraffatto, con dati relativi alle misure, come cuciture, scritte, marchio e foto illustrative», chiude Ricci. La situazione è simile per i controlli commerciali, fondamentale è sempre la presa di posizione delle imprese.

Prodotti contraffatti, le cifre - L’Amministrazione federale delle dogane ha registrato nel 2015 3621 interventi per 24,1 milioni di franchi. Un aumento considerevole se si pensa che dal 2010 - per un numero minimo di casi annui pari a 2741 - si erano calcolati al massimo 8,4 milioni di franchi. Si tratta per lo più di borsette, borse da viaggio, portafogli (59,3%), orologi e gioielli (30,2%). Da dove? I paesi più gettonati sono Hong Kong (41%) e Cina (39,5%).

In un rapporto del 2016, l’OCSE stima che la contraffazione e la pirateria rilevate nelle transazioni internazionali alimentano un mercato da 461 miliardi di dollari, ossia il 2,5% circa del commercio mondiale.

Ne vale la pena? - Il sondaggio dell’Ufficio per l'Armonizzazione nel Mercato Interno europeo mostra che, a livello individuale, «in media il 34% degli europei ritiene che l’acquisto di merci contraffatte possa apparire giustificato dal risparmio finanziario che ne deriva». Quando si fa un acquisto di questo tipo spesso non si pensa alle conseguenze. L’obiettivo comune del progetto Stop alla pirateria è quindi quello di far capire questo fenomeno tanto diffuso e arginarlo per non compromettere il mercato del lavoro, per sostenere il valore della creatività, per non finanziare i criminali e, non da ultimo, per non mettere in gioco la vita degli acquirenti. I prodotti contraffatti possono rappresentare gravi rischi per la sicurezza e per la salute. A conti fatti, è poi così un affare? È meglio sapere cosa c’è dietro alle quinte.

Un’ambasciatrice che ama il Ticino - Ma l’ambasciatrice non è nuova dalle nostre parti. «Conosco da anni il Ticino. Ci sono venuta la prima volta quando con il mio primo figlio era piccolo e ci torno spesso... Ad Ascona, Locarno, Lugano. Ne sono affascinata». Suzan G. LeVine ama le nostre terre, dove ritrova qualcosa della sua Seattle, fra lago e montagne, passeggiate, buon caffè e ottimo vino. «Ho buoni rapporti con le persone di qui. Condividiamo l’amore per la qualità, l'innovazione e l'imprenditorialità, non a caso siamo al Museo delle dogane dove il concetto della protezione della proprietà intellettuale è fondamentale».

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