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SVIZZERA/EUROPA

Cassis: «Gli Usa stanno plasmando il mondo, ne siamo tutti coinvolti»

Il consigliere federale e la ministra degli esteri austriaca Beate Meinl-Reisinger hanno tracciato un quadro preoccupato del contesto internazionale, mettendo in guardia contro l'erosione del diritto internazionale.
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Fonte ats
Cassis: «Gli Usa stanno plasmando il mondo, ne siamo tutti coinvolti»
Il consigliere federale e la ministra degli esteri austriaca Beate Meinl-Reisinger hanno tracciato un quadro preoccupato del contesto internazionale, mettendo in guardia contro l'erosione del diritto internazionale.

VIENNA - In un mondo sempre più definito dalla Realpolitik delle grandi potenze, Svizzera e Austria si battono per preservare un ruolo.

Intervistati congiuntamente a Vienna dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ) e da Der Standard, il consigliere federale Ignazio Cassis e la ministra degli esteri austriaca Beate Meinl-Reisinger hanno tracciato un quadro preoccupato del contesto internazionale, mettendo in guardia contro l'erosione del diritto internazionale e definendo le risposte dei due paesi neutrali.

La questione Trump - Al centro del colloquio l'analisi dell'impatto della politica estera americana sotto la presidenza di Donald Trump, dalle minacce su una possibile annessione della Groenlandia alle nuove tariffe doganali. Cassis ha espresso una valutazione netta dello stato del mondo: «Dobbiamo riconoscere che non viviamo più in un ordine basato su regole, ma in un regolato disordine». Un concetto che il capo della diplomazia elvetica ha approfondito con una dichiarazione sul ruolo degli Stati Uniti: «Gli Usa stanno plasmando il mondo in questo momento e ne siamo tutti coinvolti», ha affermato, citando come esempio le ripercussioni per la Confederazione sul fronte dei dazi.

E la questione Groenlandia - Sulla questione groenlandese, mentre la ministra austriaca esprime una ferma condanna ("le minacce sono inaccettabili") Cassis opta per un tono più cauto: «Seguiamo gli sviluppi con preoccupazione. E speriamo che i colloqui in corso porteranno frutti», si limita ad affermare.

La Svizzera è pronta a imbracciare le armi? - Quale significato avrebbe - chiedono i giornalisti delle due testate - un intervento militare in Groenlandia per stati neutrali come Svizzera e Austria? «Non sono in grado di rispondere a questo scenario ipotetico», risponde l'ex medico cantonale ticinese. «Se dovesse diventare realtà, sarebbe senza dubbio una svolta epocale».

L'intervento in Venezuela - Riguardo all'intervento militare americano in Venezuela, il 64enne lo giudica «chiaramente contrario al diritto internazionale». «Ma una constatazione da sola non cambia il mondo», mette in guardia. «Lo stato di diritto e il diritto internazionale - principi sacrosanti per noi - vengono messi sempre più in discussione. È uno shock per l'Europa, ma è la realtà. Dobbiamo chiederci quali siano le conseguenze per noi. Siamo diventati più cauti, cerchiamo di difendere le regole fondamentali. Ma le armi sono nelle mani delle grandi potenze, che attualmente agiscono in modo diverso rispetto al passato».

Nonostante lo stallo di molti forum internazionali, entrambi i ministri hanno rivendicato l'importanza dell'impegno multilaterale. Cassis, riferendosi all'esperienza svizzera nel Consiglio di sicurezza ONU: «È la prova che combattiamo ancora per l'ordine basato su regole: altrimenti ci saremmo arresi». E sulla presidenza elvetica dell’OSCE ha aggiunto: «L'organizzazione deve essere pronta a monitorare un eventuale cessate il fuoco in Ucraina: di questo si tratta, della sua credibilità».

Una Svizzera ancora neutrale? - Sul piano della sicurezza, Cassis ha difeso la tradizionale neutralità svizzera, definendola «costitutiva dell'identità» e abbastanza flessibile da adattarsi alla realtà. Ma ha anche legato la necessità di stabilizzare i rapporti con l'Unione europea alla sicurezza: «Il motivo principale oggi non è più solo l'economia come vent'anni or sono, ma anche la sicurezza», ha affermato, riferendosi al pacchetto di accordi che il governo definisce ormai come bilaterali.

In chiusura, affrontando il tema delle minacce ibride e informatiche, Cassis è rimasto cauto nel definire le azioni che provengono «dalla Russia e da altri attori» come "guerra", ma ha riconosciuto: «La minaccia è un dato di fatto».

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