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CREDIT SUISSELa promessa del Consiglio federale: «Rapporto sul salvataggio di Credit Suisse entro un anno»

06.04.23 - 10:50
Il Governo raccomanda l'adozione di dieci postulati presentati da varie commissioni. Tra i temi anche la norma "too big to fail"
KEYSTONE/PETER KLAUNZER (PETER KLAUNZER)
Fonte ats
La promessa del Consiglio federale: «Rapporto sul salvataggio di Credit Suisse entro un anno»
Il Governo raccomanda l'adozione di dieci postulati presentati da varie commissioni. Tra i temi anche la norma "too big to fail"

BERNA - Il Consiglio federale si è impegnato a presentare entro un anno un rapporto sull'acquisizione di Credit Suisse (CS) da parte di UBS. Il governo raccomanda l'adozione di dieci postulati in questo senso presentati da varie commissioni parlamentari. L'analisi affronterà diversi temi, tra cui la norma "too big to fail".

Il Consiglio federale ritiene che gli eventi che hanno portato all'acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS e le misure adottate dalla Confederazione debbano essere esaminati in modo approfondito, scrive l'esecutivo nella sua risposta ai postulati pubblicata oggi.

Le conclusioni saranno presentate al parlamento entro un anno in occasione della pubblicazione del prossimo rapporto del Consiglio federale sulle banche di rilevanza sistemica. Nel documento figureranno analisi esterne. Vi troveranno risposta le domande sollevate nei postulati, promette l'esecutivo.

All'origine degli atti parlamentari vi sono la Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio nazionale (CET-N), le Commissioni delle finanze (CdF) dei due rami del parlamento nonché la Commissione degli affari giuridici della Camera del popolo (CAG-N). I deputati vogliono evitare il ripetersi di un tale fallimento.

Inasprimento delle norme?
I postulati riguardano vari temi. Ad esempio, chiedono d'identificare i fattori che hanno portato al crollo di CS e le ragioni per cui le norme sulle banche dette del "too big to fail" (così denominate perché relative alle banche di rilevanza sistemica, troppo grandi per fallire), ma anche di esaminare gli strumenti a disposizione della Banca nazionale svizzera (BNS) in caso di crisi.

In merito alle regole "too big to fail", i parlamentari interrogano il governo sulla necessità di rafforzarle. Sollevano in particolare i punti relativi ai fondi propri, all'opportunità di separare le attività svizzere da quelle internazionali, ai bonus, al rafforzamento dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) e alla possibilità d'introdurre regole più severe in materia di responsabilità.

I deputati chiedono inoltre un rapporto sul futuro colosso bancario nato dall'integrazione di CS in UBS in relazione alla stabilità e ai rischi per la piazza finanziaria nel suo complesso e dal punto di vista del diritto della concorrenza. Le responsabilità degli ex e degli attuali dirigenti dovranno essere analizzate per valutare possibili azioni legali.

Sessione straordinaria
Tutti questi temi saranno discussi la settimana prossima, dall'11 al 13 aprile, nella sessione straordinaria del parlamento dedicata esclusivamente al crollo di CS. Va notato che le commissioni non hanno presentato mozioni, atti parlamentari più vincolanti per il Consiglio federale.

Le Camere dovranno anche approvare le garanzie della Confederazione sui prestiti della BNS per l'acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS. La somma ammonta a 109 miliardi di franchi. La Delegazione delle finanze (DelFin, una delegazione permanente delle Commissioni delle finanze delle Camere federali) ha approvato le garanzie lo stesso giorno in cui è stato annunciato il salvataggio di CS, lo scorso 19 marzo. Le due Camere non hanno scelta: un rifiuto non avrebbe alcun effetto legale.

La questione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla vicenda non è all'ordine del giorno: gli Uffici dei due Consigli non hanno ancora raggiunto un accordo.

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COMMENTI
 

GIUCAS 1 anno fa su tio
e tra un anno, chi si ricorderà più della banca che fu ?

curiuus 1 anno fa su tio
Giusto Lorenzo... per il CS ci sono 200 miliardi e, come dici giustamente, intanto si decide di danneggiare le PMI che dal 1. aprile (quindi retroattivamente e senza avviso alcuno) pagheranno 1,5% di interessi sul credito Covid 19 ! Che tristezza !!

Lorenzo onderka 1 anno fa su tio
Rapporto tra un anno.. così la popolazione avrà dimenticato. Intanto,molto subdolamente, gannì deciso di far pagare gli interessi sui crediti COVID. Ma non lo comunicano loro, questo no, lo fanno comunicare dalle banche. Oggi sono arrivate le notifiche. Che delusione questi consiglieri federali,
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