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SVIZZERAAlain Berset e «l'effetto Hollywood»

29.08.22 - 09:33
Il consigliere federale ottiene voti migliori dei suoi colleghi del Consiglio federale, nonostante alcuni scandali.
20 Minuten
Alain Berset e «l'effetto Hollywood»
Il consigliere federale ottiene voti migliori dei suoi colleghi del Consiglio federale, nonostante alcuni scandali.
Gli esperti in comunicazione ci spiegano il perché.

BERNA - 4,1 appena sufficiente - ma è il voto migliore che la popolazione assegna ai membri del Consiglio federale. Il Ministro degli Interni Alain Berset ha svolto al meglio il suo lavoro, secondo gli intervistati del secondo sondaggio elettorale di 20 Minuti e Tamedia.

I titoloni (spesso negativi) apparsi sui media - tra gli ultimi ricordiamo l'atterraggio di emergenza ai comandi di un aereo in Francia, e il rifiuto di avere un'antenna 5G vicino a casa - non hanno infatti diminuito la sua popolarità. Anzi. I motivi? Li spiega l'esperto di comunicazione Manfred Messmer: «C'è una grande differenza tra uno scandalo mediatico e ciò che l'opinione pubblica percepisce come uno scandalo».

«La vita privata è tabù»
Le vicende private suscitano infatti grande interesse, ma allo stesso tempo maggiore comprensione. Secondo l'esperto, infatti, entra in gioco un meccanismo di solidarietà, perché la vita privata dovrebbe rimanere tale. Anche per i politici.

Anche la vicenda in Francia - secondo l'esperto - non ha arrecato alcun danno al Consigliere federale romando, mentre la storia dell'antenna ha addirittura fatto aumentare la popolarità di Berset. «Non vuole un'antenna davanti alla casa, come non capirlo?».

Secondo l'esperto, infine, la gente subisce il fascino di un politico che appare disinvolto e si veste meglio di tante altre persone della sua età con posizioni dirigenziali. «In passato - conclude - Berset sarebbe stato definito un macho. Questo è superato. È semplicemente un tipo vitale, un politico moderno. Non ce ne sono molti di questo tipo in Svizzera».

«Schema Sepp Blatter: testa bassa e bocca chiusa»
«Con Alain Berset si verifica l'effetto Hollywood. Si veste bene, ha un bell'aspetto, è retorico e ha fascino», sottolinea da parte sua Roger Huber, titolare a sua volta di un ufficio di comunicazione, che per quanto riguarda gli scandali cita lo schema "Sepp Blatter". «Tieni la testa bassa e la bocca chiusa. Non importa quale sia l'accusa, dopo qualche giorno non interessa più a nessuno». Secondo l'esperto, infatti, l'errore più grande nella comunicazione di crisi è che chi viene attaccato ribatta immediatamente. «Così facendo, non fanno altro che alimentare la polemica».

Polemiche e scandali di cui - secondo Huber - spesso i media si alimentano.  Un comportamento, questo, che per l'esperto risulta controproducente per la comunità. «Questo modo di fare informazione porta sempre meno persone a mettersi a disposizione della politica. Immaginate cosa significhi per moglie e figli una relazione resa pubblica. Alcuni ci riflettono bene prima di correre questo rischio».

«Chi se ne frega»
Roger Nordmann
, capogruppo socialista alle Camere federali, è ovviamente soddisfatto del risultato del sondaggio, anche se nei mesi precedenti aveva mostrato fastidio per gli attacchi mediatici contro il suo collega di partito. «Ci sono ovviamente persone che vogliono fargli del male, diffondendo storie ai media» che nutrono un «fascino morboso per le storie private». Ma a quanto pare queste non interessano più di tanto alla popolazione. «La gente legge l'articolo e alla fine si dice: "Chi se ne frega?"». Nordmann poi punta il dito contro la carta stampata. «Se i media continueranno ad accanirsi sui politici in questo modo, non ci saranno più persone valide a candidarsi, ma solo sciocchi, egocentrici e narcisisti».

«Conta la gestione della pandemia»
La consigliera nazionale del PLR Doris Fiala attribuisce la buona media avuta da Berset alla gestione della crisi innescata dal coronavirus. «La Svizzera ha affrontato relativamente bene la pandemia, mentre altri Paesi hanno avuto problemi molto più gravi. In questo caso, Berset ha giocato il ruolo principale, che si riflette nel risultato del sondaggio». Infatti il 75% dei votanti ha giudicato «buona» o «piuttosto buona» la politica svizzera in materia di coronavirus. 

«I politici vogliono essere popolari»
Di tutt'altro tenore è invece il pensiero del Consigliere nazionale dell'UDC Gregor Rutz. «Sono felice per Alain Berset. Tuttavia, preferirei che si concentrasse un po' di più sul suo lavoro di politico. Nel campo della politica sanitaria, abbiamo questioni aperte che devono essere risolte con urgenza». Secondo l'esponente democentrista il dilemma dei politici è che spesso vogliono essere popolari, ma alla fine a contare è «il lavoro e questo a volte richiede anche decisioni impopolari».

 

COMMENTI
 
SteveC 1 mese fa su tio
Amato, da chi?
marco17 1 mese fa su tio
I consiglieri federali ottengono note mediocri. Ma chi ottiene note peggiori e scarsa credibilità (molti sondaggi lo hanno confermato) sono i media, specialmente radiotelevisione e giornali). Cercare di screditare i politici con pseudoscandali sembra danneggiare più i media che i politici presi di mira. E forse non è un male.
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