«Senza infermieri stranieri la sanità si ferma»

Ospedali svizzeri sempre più dipendenti da personale estero mentre la penuria di infermieri raggiunge livelli record.
BERNA - In Svizzera la carenza di infermieri specializzati ha raggiunto livelli critici. Nonostante il forte apporto di personale proveniente dall’estero, molte posizioni restano scoperte.
I dati dell'Obsan - A dirlo è un servizio del Tages-Anzeiger. Oggi un terzo degli infermieri attivi nel Paese possiede un diploma conseguito fuori dai confini nazionali; nei cantoni di frontiera come Ginevra, Neuchâtel e Vaud la quota supera addirittura la metà. Lo indicano i dati dell’Osservatorio svizzero della salute (Obsan).
Mai così tanti posti vacanti - Il numero di professionisti attivi non è mai stato così alto, ma nemmeno quello dei posti vacanti. Secondo Jobradar X28, nel 2024 sono stati pubblicati oltre 137 mila annunci nel settore infermieristico. Per l’Associazione svizzera degli infermieri (SBK), si tratta della situazione di penuria più grave in assoluto nel mercato del lavoro nazionale. Negli ultimi cinque anni la pressione è aumentata quasi ovunque: in Argovia gli annunci sono passati da 7’600 nel 2000 a 13’000 nel 2025; a Glarona i posti vacanti sono raddoppiati, mentre in Vallese sono quasi triplicati.
Il calo dei frontalieri - A complicare il quadro è il calo dei frontalieri: per la prima volta si registrano più uscite che entrate. I Paesi limitrofi investono per trattenere il proprio personale sanitario con salari più alti e condizioni migliori, mentre in tutta Europa la carenza si fa sentire. Anche la disponibilità a trasferirsi è diminuita: sempre più professionisti valutano con cautela un impiego all’estero.
Si guarda all'Europa orientale - Gli ospedali svizzeri restano comunque dipendenti dal personale straniero, in particolare dagli infermieri con formazione superiore (HF/FH). Il lavoro, fisicamente e psicologicamente impegnativo, spinge molti al part-time o ad abbandonare la professione; il ricambio generazionale è insufficiente. Per questo il reclutamento si è esteso oltre Germania, Austria e Francia, puntando sempre più sull’Europa orientale.
Le conseguenze nei paesi d'origine - Le conseguenze si fanno sentire nei Paesi di origine. In Moldavia, uno degli Stati con il più alto tasso di emigrazione, l’assistenza sanitaria è in crisi: l’aspettativa di vita è di circa 70 anni e nelle zone rurali si parla di “deserti medici”. Bassi salari, infrastrutture carenti e scarse prospettive spingono molti giovani a partire, spesso reclutati già durante gli studi da agenzie che offrono corsi di lingua e contratti all’estero.



