BNS: «Tasso guida in rialzo? Secondo gli esperti rimarrà allo 0%»

Nonostante il rincaro del petrolio per la guerra in Medio Oriente, la forza del franco protegge la Svizzera dall'inflazione.
Nonostante il rincaro del petrolio per la guerra in Medio Oriente, la forza del franco protegge la Svizzera dall'inflazione.
ZURIGO - Malgrado la guerra in Medio Oriente e il conseguente balzo del prezzo del petrolio la Banca nazionale svizzera (BNS) dovrebbe fra pochi giorni mantenere il suo tasso di riferimento invariato allo 0%. Il ruolo del franco come valuta rifugio sta infatti proteggendo la Confederazione dall'importare inflazione.
Quando giovedì, in occasione del tradizionale esame trimestrale della situazione economica e monetaria, il presidente della BNS Martin Schlegel annuncerà la decisione sul costo del denaro, gli economisti interpellati dall'agenzia Awp si aspettano una conferma: il tasso guida rimarrà fermo allo 0%, livello in cui si attesta dal giugno 2025. Sarebbe la terza volta consecutiva che l'istituto d'emissione sceglie la stabilità.
La guerra riporta il mondo nell'incertezza - La guerra lanciata alla fine di febbraio dagli Stati Uniti e da Israele contro l'Iran, che si è rapidamente estesa a tutta la regione, ha gettato il mondo nell'incertezza, soprattutto per quanto riguarda la sua durata e le sue implicazioni. I mercati hanno reagito con forza e il petrolio si è avvicinato alla soglia dei 120 dollari, un livello che non si registrava più dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina nel 2022.
In questo contesto altamente volatile, la BNS dovrebbe rimanere cauta. L'inflazione nella Confederazione è infatti molto bassa, allo 0,1% in febbraio, e dovrebbe rimanere tale grazie alla forza del franco. Quest'ultimo, pur penalizzando gli esportatori, impedisce di subire il cosiddetto rincaro importato: il tasso di cambio vantaggioso per l'acquisto in valuta elvetica frena infatti l'aumento dei prezzi osservato all'estero, cosa che vale anche per gli idrocarburi.
Il rafforzamento del franco protegge dall'aumento dei prezzi - La BNS sta sfruttando questo effetto, spiega Jean-Eudes Clot, stratega finanziario della Banca cantonale vodese (BCV). «L'istituto centrale è quindi più tollerante nei confronti del franco forte». Gli acquisti di petrolio vengono infatti effettuati in dollari e dall'inizio dell'anno il franco si è rafforzato rispetto al biglietto verde: la valuta americana è passata da 0,8036 in gennaio a 0,7900 stamani. La situazione è ancora più chiara nei confronti dell'euro, valuta di riferimento per gli esportatori elvetici: la moneta di Guglielmo Tell si è nettamente irrobustita, con il corso EUR/CHF sceso da 0,9326 a 0,9037.
Le conseguenze dell'impennata del petrolio dovrebbero quindi rimanere per il momento limitate. «L'aumento del 30% su base annua dei prezzi del greggio non dovrebbe aggiungere più di 0,3 punti percentuali all'inflazione», hanno calcolato gli economisti di UBS, Maxime Botteron e Alessandro Bee. «Gli effetti diretti del conflitto sui prezzi dell'energia e sul franco si annullano a vicenda, consentendo di mantenere nel complesso le prospettive di inflazione in Svizzera».
Tasso guida in aumento? - «La soglia per aumentare i tassi al fine di contrastare l'inflazione - che rimarrebbe al di sotto nella fascia di obiettivo 0%-2% sostenuta dalla BNS anche nel nostro scenario di rischio - o per abbassarli in territorio negativo al fine di sostenere la crescita, sarebbe elevata», aggiungono Samy Chaar e Filippo Pallotti, rispettivamente capo economista e stratega macroeconomico di Lombard Odier.
La BNS potrebbe però non limitarsi a un semplice «non intervento»: potrebbe lanciare, come di consueto, un avvertimento ai mercati riguardo al franco. Potrebbe annunciare «che effettuerà interventi mirati sui tassi di cambio EUR/CHF, ma non difenderà un livello specifico», sottolinea Clot.
Arthur Jurus, responsabile degli investimenti presso la banca Oddo BHF Suisse, ricorda che «la BNS interviene attivamente sul mercato dei cambi per contrastare un apprezzamento eccessivo, recentemente con un volume di 18 miliardi di franchi nell'arco di una settimana». Mentre il franco è sotto pressione a causa del suo ruolo di bene rifugio la banca centrale dovrebbe sottolineare che «un apprezzamento eccessivo non è auspicabile e che adotterà misure attive per impedirlo», conclude Jurus. La BNS lascerebbe quindi fermo lo scudo dei tassi, ma si terrebbe pronta a sguainare la spada dei cambi.




