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ZURIGO
12.11.2014 - 10:340
Aggiornamento : 30.08.2018 - 09:03

UBS: manipolazioni cambi, vicenda tutt'altro che archiviata

Non basterà staccare l'assegno da 774 milioni di franchi. Già pagati 5,9 miliardi in 5 anni

ZURIGO - La vicenda delle manipolazioni sul mercato delle divise è tutt'altro che chiusa per UBS, anche una volta staccato l'assegno da 774 milioni di franchi che - è notizia di oggi - la banca si vede costretta ad onorare. A indagare sul caso non sono infatti solo la Finma, l'americana CFTC e la britannica FCA. Per la stessa fattispecie UBS è nel mirino anche del Dipartimento americano di giustizia, della Federal Reserve, dell'autorità di perseguimento penale inglese per gravi casi di truffa SFO e dei controllori del mercato di Hong Kong HKMA.

Si accoda poi agli altri anche la Commissione federale della concorrenza (Comco): un portavoce ha indicato all'agenzia Awp che la sua indagine - non coordinata con quella della Finma - procede. L'addetto stampa non ha peraltro voluto fornire informazioni sullo stato d'avanzamento del dossier.

A fine marzo la Comco aveva indicato di avere nel mirino UBS, Credit Suisse, Banca cantonale di Zurigo (ZKB), Julius Bär, JP Morgan Chase, Citigroup, Barclays Bank e Royal Bank of Scotland (RBS), ma non è escluso che altri istituti possano essere coinvolti. L'accusa è ancora una volta quella di combine, che avrebbero interessato tutte le principali divise.

Vista la probabile valanga di multe in arrivo UBS ha provveduto a potenziare ulteriormente gli accantonamenti per cause legali. Nell'ambito della presentazione dei conti trimestrali è stato comunicato che essi sono saliti da 1,8 a 3,5 miliardi, una cifra che - per avere un'idea - corrisponde quasi all'insieme delle uscite della Confederazione per l'agricoltura sull'arco di un anno.

Già pagati 5,9 miliardi - UBS ha pagato miliardi negli ultimi anni per archiviare vicende legali e tutto indica che continuerà a farlo anche in futuro. Stando a un calcolo del concorrente americano Morgan Stanley in questo ambito la banca ha già sborsato qualcosa come 5,9 miliardi di franchi dal 2009.

Fra le principali tappe della via crucis possono essere citati il 2009 (780 milioni di dollari negli Usa per aiuto all'evasione), il 2012 (1,4 miliardi di dollari ad autorità americane, inglesi e svizzere per manipolazioni del libor), il 2013 (885 milioni di dollari per le transazioni ipotecarie a rischio negli Usa) e il 2014 (300 milioni di euro in Germania per aver aiutato ad evadere il fisco).

Ma i giuristi di UBS non devono temere che il lavoro possa venire a mancare nei prossimi tempi. Un fronte caldo è quello della Francia, dove UBS è accusata di aiuto all'evasione fiscale, ciò che finora si è tradotto nel versamento di una maxi-cauzione da di 1,1 miliardi di euro. Altre indagini analoghe sono in corso in Germania e in Belgio.

Negli Usa sono tuttora in corso varie cause relative a titoli legati alle ipoteche Usa, per un valore degli stessi titoli pari a 13 miliardi di dollari. Fra coloro che in quest'ambito hanno citato in giudizio la banca figura anche lo stato della Virginia.

Vi è poi la vicenda delle dark pool, le piattaforme di scambio di titoli private e alternative alle borse ufficiali. A indagare su sospette manipolazione - ancora una volta si sarebbe trattato di aggirare i clienti, spillando loro quanti più soldi possibile - è in questo caso la Sec americana. Per volume di transazioni UBS era il terzo attore in ordine di importanza in questo campo negli Usa.

Altra battaglia campale è quella combattuta sul mercato delle divise. Dopo aver agito per anni a lungo contro l'interesse dei clienti, in combutta con altre banche, UBS deve ora passare alla cassa, ma l'accordo annunciato oggi è solo una tappa in un processo che vede i suoi legali scrivere raccomandate al Dipartimento americano di giustizia, alla Federal Reserve, all'autorità di perseguimento penale inglese per gravi casi di truffa SFO, ai controllori del mercato di Hong Kong HKMA e - in Svizzera - alla Commissione federale della concorrenza (Comco).

Questi sono i problemi che potrebbero essere definiti XXL, cui vanno aggiunti quelli XL. L'ultimo rapporto di esercizio di UBS ne cita dodici, fra cui contenziosi relativi ai titoli Lehman Brothers e al caso Madoff. Le richieste di risarcimento superano i 900 milioni di dollari.

UBS - che come ha fatto sapere il CEO Sergio Ermotti in febbraio non pagherà imposte in Svizzera né quest'anno, né l'anno prossimo e magari nemmeno nel 2016 - ha reagito aumentando fortemente gli accantonamenti per cause legali. Nell'ambito della presentazione dei conti trimestrali è stato comunicato che essi sono saliti da 1,8 a 3,5 miliardi.

ats

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