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SVIZZERA
12.01.2012 - 07:240
Aggiornamento : 25.11.2014 - 02:11

Ecco i terribili dettagli che incastrano chi ha massacrato il piccolo Luca

Alta tensione a Sion: intervista all'investigatore privato Fred Reichenbach che da 10 anni segue il caso Mongelli: "Scandalo senza fine, ma ora per fare emergere la verità c'è tempo fino al 2017"

SION – Guarda e riguarda le foto di quel bimbo nudo e massacrato di botte. E più le fissa più si convince che vale la pena insistere per fare venire a galla la verità. Fred Reichenbach è l’investigatore privato che segue il caso di Luca Mongelli, il bimbo che la sera del 7 febbraio 2002 venne trovato in condizioni pietose tra le nevi di Veysonnaz, località sciistica a una ventina di minuti da Sion. Oggi Luca vive a Giovinazzo (Bari), è su una sedia a rotelle ed è cieco. A ridurlo in questo stato, secondo la giustizia vallesana, sarebbe stato Rocky, il suo cane. Luca invece ha sempre sostenuto di essere stato aggredito da alcuni ragazzi. La stessa cosa dice il fratellino Marco che ha assistito ai fatti. A loro però nessuno degli inquirenti crede. Tra poche settimane scade il termine di prescrizione dei 10 anni. Ma Reichenbach confida nei tempi supplementari. “Perché a Natale il procuratore generale del Vallese lo ha detto in TV: per casi eccezionali in cui ci sono lesioni fisiche gravi il periodo per la prescrizione è di 15 anni. Ora non può più tirarsi indietro. Ci deve dare tempo fino al 2017”.   

Reichenbach, in questi 10 anni lei ha raccolto prove sconcertanti.
"Non capisco come i quattro giovani sospettati riescano a dormire la notte. E non capisco come possano farlo i loro genitori. All’epoca i ragazzi avevano 16, 14, 11 e 9 anni. Tre fratelli di Losanna e il loro cugino di Sion. Di famiglia ricca, in vacanza a Veysonnaz. Basta ascoltarli per capire che mentono. Io li ho sentiti e non credo a una virgola di ciò che dicono".

Qualcuno sostiene che la giustizia vallesana sia stata manipolata dalle famiglie dei presunti aggressori.
"Io non mi spingo fino a quel punto. Però è evidente che il giudice vallesano Nicolas Dupuis ha commesso errori grossi. E come lui gli inquirenti. Non ha torto chi pensa che questo sarebbe stato uno scandalo troppo grande per il turismo della regione. Meglio portare avanti un’indagine con i piedi dunque?"

Ci parli dei dettagli che non le tornano.
"Nella zona anale di Luca vennero trovate tracce di una sostanza verdastra, molto simile a quelle schiume che si usano per carnevale. Roba da adolescenti dunque. Non credo proprio possa essere stata usata da un cane. Eppure…"

Eppure?
"Eppure questo dettaglio è stato sottovalutato. Anzi, il medico del pronto soccorso di Sion quella sera ha fatto sparire l’indizio, ha eliminato le tracce della crema. Luca è stato lavato e nemmeno fotografato. Sono poi venuto a sapere che lo stesso medico all’epoca aveva una relazione con la madre di uno dei presunti aggressori. E c’è dell’altro…"

Dica…
"Tre dei quattro ragazzi sostengono di avere un alibi. E cioè di non essersi trovati in Vallese al momento dei fatti. Eppure a Veysonnaz c’è chi ha visto la macchina dei loro genitori posteggiata fuori dal loro chalet. Abbiamo chiesto alla scuola che frequentavano a Losanna di darci delle prove che non fossero assenti dalle lezioni quel giorno. Dall’istituto, con ben sette mesi di ritardo, ci è arrivata una lettera che certificava la loro presenza in sede. Nessuna traccia di prove però. Di solito in questi casi si allegano le fotocopie dei registri di classe. Si è poi scoperto che sul registro di classe alla voce assenze alcuni nomi erano stati cancellati con il tipp-ex."

Come vive la vicenda la gente di Veysonnaz?
"Soffre. Perché si sa chi sono i colpevoli. Anche Luca lo sa. Purtroppo gli inquirenti non gli credono, dicono che ha subito danni cerebrali troppo gravi. Poco importa a loro se Luca adesso frequenta il liceo. E che dire poi della testimonianza del piccolo Marco, che quella sera avrebbe visto tutta la scena? Gli inquirenti continuano a dire che era troppo piccolo. Da 15 mesi noi stiamo chiedendo che sia nominato un esperto che possa analizzare certe cose. In primis il disegno di Marco che riprodusse la scena. Eppure anche qui la giustizia perde tempo. Ci hanno proposto per tre volte degli esperti che non parlavano l’italiano. È assurdo.  L’esperto deve conoscere la lingua del testimone. Siamo dovuti arrivare fino al Tribunale federale per avere un esperto serio. Speriamo che arrivi in fretta".

E adesso cosa accadrà? La famiglia di Luca vuole riaprire un’inchiesta in Italia…
"Dopo la metà di gennaio ci sarà una conferenza stampa tenuta dal giudice Dupuis. Non so cosa abbia da dire ma c’è grande attesa per questo appuntamento. Una cosa è certa: non può più fare finta di nulla, deve recitare il ‘mea culpa’. Il caso deve essere riaperto ed essere affidato a un altro giudice. Ci sono tanti testimoni chiave che non sono stati sentiti, basta con questa farsa. È uno scandalo senza fine".

Quante probabilità ci sono che il caso venga effettivamente riaperto?
"Parecchie. Perché in queste ultime settimane la pressione sulla giustizia vallesana si è fatta enorme. Ci sono i media, certo. Ma c’è anche il popolo, come testimoniato dalle migliaia di firme raccolte a sostegno di questa causa. I vallesani hanno voglia di sapere la verità".  

Patrick Mancini

 

 

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