Con la guerra impennano i prezzi di benzina, smartphone e... rossetti

A causa dell’inflazione energetica e dei ritardi nelle forniture, salgono anche i prezzi dei cosmetici. E cresce la tensione anche nel settore edilizio.
ZURIGO - La guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran destabilizza l’economia globale e provoca panico nei mercati finanziari. Ma non sono solo gli investitori a tremare. Gli effetti del conflitto si stanno facendo sentire anche sulle tasche dei cittadini.
A causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, secondo la banca statunitense JP Morgan, in Europa potrebbe verificarsi una grave carenza di petrolio già da venerdì. Arriveranno infatti le ultime petroliere partite prima dello scoppio della guerra. I prezzi del carburante potrebbero quindi aumentare ulteriormente.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump - minacciando lo scatenarsi dell’«inferno» -, ha ordinato all’Iran di riaprire entro martedì sera questo stretto marittimo, fondamentale per l’economia globale. Non è chiaro se l’ultimatum verrà nuovamente ignorato.
Intanto sono queste le conseguenze già visibili del conflitto:
Carburanti e riscaldamento
Il rincaro si è manifestato rapidamente alle pompe di benzina. Secondo un’analisi del TCS, i prezzi di benzina e diesel sono aumentati di circa l’11% in 30 giorni, attorno ai 20 centesimi in più al litro. Il gasolio da riscaldamento è già aumentato di due terzi, mentre il gas costa circa il 50% in più.
Edilizia
I lavori stradali sono già diventati molto più costosi. La causa è l’aumento del prezzo del bitume, materia prima dell’asfalto. Dall’inizio della guerra in Iran, questa miscela derivata dal petrolio costa circa un quarto in più. Il bitume rappresenta circa la metà del prezzo dell’asfalto e l’aumento si riflette immediatamente, come ha dichiarato alla “Wirtschaftswoche” Peter Hübner, dell’azienda edile Strabag. Hübner parla di conseguenze catastrofiche per l’edilizia e l’economia in caso di conflitto prolungato con l’Iran.
Smartphone, chip IA e medicina
Stando all'“Handelsblatt”, la guerra in Iran rappresenta anche un significativo fattore di incertezza per l’industria tecnologica, che molti analisti non avevano previsto. Si teme una carenza di elio. Questo gas nobile è considerato insostituibile nella moderna produzione di chip: viene utilizzato come refrigerante, gas protettivo e vettore nella fotolitografia.
Il gruppo tecnologico sudcoreano Samsung, ad esempio, copre due terzi del proprio fabbisogno di elio dalla regione del Golfo. I danni ai principali giacimenti di gas nell’area potrebbero causare interruzioni per anni. Il governo sudcoreano ha già annunciato una gestione quasi bellica delle materie prime strategiche come l’elio. Sebbene molte aziende dispongano ancora di scorte sufficienti per alcuni mesi, il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha espresso preoccupazione con parole drastiche: «Il mondo intero è nel caos a causa della crisi energetica, la situazione è così grave che non riesco a dormire».
Batterie
Lo zolfo è un’altra sostanza considerata praticamente insostituibile per l’industria tecnologica e in gran parte proveniente dalla regione del Golfo. Viene ricavato principalmente come sottoprodotto della raffinazione del petrolio ed è utilizzato per produrre acido solforico, necessario nella produzione di batterie, auto elettriche e nell’estrazione di rame e nichel.
Fertilizzanti
La guerra colpisce anche l’agricoltura. Zolfo, ammoniaca e urea sono componenti fondamentali dei fertilizzanti. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), i prezzi dell’urea sono aumentati di oltre il 40% da metà febbraio. Se la tendenza continuerà, ciò avrà «effetti negativi sui raccolti» e sui prezzi degli alimenti nel prossimo anno, ha avvertito l’OCSE.
Cosmetici e detergenti
Settori industriali come quello chimico dipendono dalle materie prime e sono altamente energivori. L’industria chimica è particolarmente sensibile all’aumento dei prezzi del gas, che rappresentano una quota rilevante dei costi variabili. Il gruppo chimico BASF ha già aumentato i prezzi di molti semilavorati destinati, tra gli altri, all’industria cosmetica e alla produzione di detergenti e prodotti per la pulizia.
Anche rossetti e mascara stanno diventando più cari. Il quotidiano “Blick”, citando l’agenzia Reuters, riporta le parole di Simone Dominici, amministratore delegato del gruppo cosmetico italiano Kiko: «Stiamo osservando un aumento dei costi dovuto all’inflazione energetica, aggravata dai ritardi nelle forniture».
Prodotti in plastica
Il conflitto influisce anche sulle catene di approvvigionamento di nafta ed etilene, utilizzati ad esempio nella produzione di plastica. Queste sostanze, sottoprodotti della raffinazione del petrolio, sono materie prime per i polimeri, da cui si ottengono plastiche, fibre sintetiche e prodotti chimici. I Paesi del Golfo sono inoltre importanti esportatori di polietilene, presente in materiali di imballaggio e anche nelle tubazioni.



