Benzina troppo cara: c'è già chi cambia abitudini

L'aumento dei prezzi potrebbe spingere a privilegiare il trasporto pubblico, a discapito dell'auto privata
GINEVRA -
L'aumento del prezzo del petrolio legato al conflitto in Medio Oriente potrebbe spingere molti automobilisti svizzeri a riconsiderare le proprie abitudini di mobilità: a beneficiarne sarebbe il trasporto pubblico, secondo Vincent Kaufmann, professore al Politecnico federale di Losanna (EPFL).
Con il costo della benzina a 1,80 franchi al litro, in alcune stazioni di servizio, i conducenti elvetici sentono il peso sul portafoglio. Un aumento dei prezzi alla pompa si ripercuote soprattutto su chi ha un budget limitato. «Tra queste persone, osserviamo dei cambiamenti nelle abitudini», afferma l'esperto in dichiarazioni pubblicate oggi dal quotidiano Le Courrier. «Vi è ad esempio un aumento della condivisione della vettura».
Sensibili agli aumenti - Malgrado i prodotti petroliferi rappresentino solo il 2% della spesa complessiva dei consumatori svizzeri, la popolazione rimane estremamente sensibile al prezzo dei carburanti alla pompa. «Se il conflitto dovesse protrarsi, è probabile che gli automobilisti riconsiderino le loro scelte in materia di mobilità, sostituendo la loro vecchia auto a benzina con una elettrica o, addirittura, decidendo di non sostituirla affatto», sostiene il docente di sociologia urbana e analisi della mobilità presso l'EPFL.
L'auto? Ha perso fascino - Il fenomeno della "demotorizzazione" è, peraltro, già in atto nelle città con più di 100.000 abitanti, grazie all'efficienza dei trasporti pubblici e allo sviluppo delle infrastrutture ciclabili. Sempre più cittadini scelgono di avere una sola auto per famiglia, di aderire a servizi di car sharing come Mobility o di investire in esperienze come i viaggi piuttosto che nell'acquisto di un'automobile.
Secondo Kaufmann, la vettura da circa vent'anni sta perdendo il suo fascino. Ciò è legato a considerazioni ecologiche, ma soprattutto a un cambiamento nella percezione dei tempi: sono sempre più numerosi gli svizzeri che considerano guidare una perdita di tempo. Preferiscono, ad esempio, consultare le proprie e-mail o organizzare una riunione durante il tragitto per recarsi in ufficio. «C'è quindi un attaccamento meno forte all'automobile rispetto al passato. Guidare non è più una passione nella vita quotidiana. I costruttori lo hanno capito bene: puntano sulle vetture autonome per contrastare questo effetto».
Specialmente tra i giovani - Il disinteresse per l'auto è particolarmente evidente tra i giovani. L'anno scorso, il numero di 18-24enni in possesso della patente di guida è diminuito di quasi 600 unità rispetto al 2024, attestandosi a 376'960, ricorda il foglio romando. E a febbraio le nuove immatricolazioni di automobili in Svizzera sono calate del 3,2% su base annua, con un crollo del 27% per i veicoli diesel.
Trasporto pubblico sempre più attraente - Questo calo di popolarità potrebbe continuare, anche a seconda della durata del conflitto in Medio Oriente. «Se il prezzo della benzina supera i 2 franchi e si mantiene a quel livello per sei mesi, è possibile uno spostamento verso i trasporti pubblici», osserva Kaufmann. «Ciò vale a maggior ragione per i tragitti brevi, dove lo sviluppo delle comunità tariffarie alleggerisce la spesa».
L'accademico osserva che gli spostamenti casa-lavoro in Svizzera avvengono spesso su brevi distanze, rendendo il passaggio al treno o al bus particolarmente vantaggioso. «Per recarsi al posto di lavoro i dipendenti percorrono spesso pochi chilometri rispetto alla Francia e alla Spagna, anche nelle zone rurali. La maggior parte dei tragitti in auto oscilla tra i 10 e i 15 chilometri. Per le destinazioni più lontane, gli svizzeri tendono maggiormente a prendere il treno», conclude.



