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SVIZZERA/STATI UNITI

Prezzi dei farmaci più alti: un patto segreto tra i grandi marchi svizzeri e Trump?

Dietro l'ipotesi di ritoccare il costo delle medicine in Europa e di abbassarlo invece negli Stati Uniti ci sarebbe un accordo di massima tra i gruppi farmaceutici e Donald Trump
Foto Deposit
Fonte Tages-Anzeiger
Prezzi dei farmaci più alti: un patto segreto tra i grandi marchi svizzeri e Trump?
Dietro l'ipotesi di ritoccare il costo delle medicine in Europa e di abbassarlo invece negli Stati Uniti ci sarebbe un accordo di massima tra i gruppi farmaceutici e Donald Trump

WASHINGTON/BERNA - Salire in Europa e ovviamente anche in Svizzera e scendere negli Stati Uniti. Sono i prezzi dei farmaci. La "profezia" è del CEO di Novartis Vasant Narasimhan, evocata nel corso di una conferenza stampa tenutasi la settimana scorsa. Le sue parole, oltre a non essere passate inosservate, alimentano il sospetto che, forse, quello di cui va insinuando in un articolo il Tages-Anzeiger - e cioè che vi sarebbe un patto segreto tra i grandi gruppi farmaceutici elvetici e Trump per remare tutti nella stessa direzione di alzare il prezzo dei farmaci da questa parte dell'Atlantico - sia qualcosa di più di un chiacchiericcio delle solite malelingue.

Le trattative doganali tra Stati Uniti e Svizzera proseguono a ritmi serrati e per la fine di marzo la partita dovrebbe essere chiusa. Nel match negoziale il Tycoon, con il suo pennarello nero firma-dazi, ha messo i puntini sulle "i" a tutto ciò che ha a che fare con la parola "farmaci" e il loro prezzo di vendita nelle farmacie americane. Che a suo dire resta troppo elevato. E dunque che fare per esaudire questo desiderio commerciale? Per il Tages-Anzeiger «la farmaceutica svizzera chiede che Trump metta pressione sulla Svizzera» arrivando a strappare l'imposizione «di prezzi più elevati per i farmaci nelle trattative doganali in corso». Questo - scrive il quotidiano zurighese - «sembra far parte degli accordi segreti che Roche e Novartis hanno stipulato con Trump».

E che il tema sia cavalcato dall'amministrazione Trump lo conferma anche «una fonte affidabile dell'industria farmaceutica basilese» interpellata dal TAGI: «Sarà parte delle trattative dal lato statunitense». Tuttavia, si legge, «il patto è segreto e non può essere verificato».

Il CEO di Novartis Vas Narasimhan, nella famosa conferenza sul saliscendi dei prezzi dei farmaci da una parte e dall'altra dell'Atlantico ha anche detto che «col tempo ci incontreremo da qualche parte nel mezzo».

Ma siccome le case farmaceutiche non possono decidere autonomamente quanto può costare un medicinale sugli scaffali di una farmaci, ecco l'entrata in gioco delle trattative con i singoli Stati. Il patto segreto tra i grandi gruppi elvetici e Trump vorrebbe che sia il capo della Casa Bianca a premere sul governo elvetico affinché accetti che in Svizzera le persone debbano pagare di più i prodotti che servono per curarsi. Il presidente americano ha trovato facile sponda nelle dichiarazioni rese sempre durante la conferenza stampa dal CEO di Novartis, che ha fatto presente che senza un rialzo dei prezzi si potrà avere «un problema di approvvigionamento» e la mancata immissione sul mercato «di nuovi farmaci».

Narasimhan ha anche affermato che le alternative sarebbero due: «Farmaci innovativi solo per i pazienti con assicurazione complementare svizzera» e «un fondo di solidarietà», opzioni entrambe poco probabili a detta degli esperti .

C'è da mettere in evidenza anche il fatto che le aziende farmaceutiche «possono fare a meno del fatturato in Svizzera. Per Roche e Novartis i ricavi qui rappresentano meno di uno per cento, per Pfizer e altre è simile. Se smettono di vendere le nuove terapie in Svizzera, non ne risentono. I malati svizzeri invece sì» viene sottolineato nell'articolo.

In ultimo, se i prezzi dei farmaci aumentano, si avranno premi più alti per le casse malati. E premi più alti significa più sussidi chiesti dai pazienti. E i sussidi escono dalle casse federali, che avranno così pagato pegno all'industria farmaceutica.

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