«I miei figli mi hanno pestato fino a mandarmi all'ospedale»

Schiaffi, calci, pugni: un giovane su tre in Svizzera ha assunto comportamenti violenti nei confronti dei genitori.
BERNA - Un adolescente su tre in Svizzera è stato aggressivo almeno una volta nei confronti dei suoi genitori. Lo rivela un recente studio dell’Università di Zurigo.
In concreto, il 32,5% degli adolescenti intervistati ha dichiarato di aver aggredito fisicamente i propri genitori almeno una volta tra gli 11 e i 24 anni. I comportamenti violenti risultano particolarmente frequenti intorno ai 13 anni. E per i genitori colpiti la sofferenza è enorme.
Un brutale pestaggio, poi l'intervento d'urgenza - «Ero sdraiato per strada e pensavo: se dico cosa è successo, distruggerò i miei stessi figli», racconta Alex* (54) a 20Minuten. L'episodio di cui parla l'ha segnato profondamente, perché ha rischiato di morire: costole rotte e un polmone collassato hanno richiesto un’operazione d’urgenza. E a causare queste ferite non è stato uno sconosciuto, ma i suoi figli.
È il 2022, e Alex e sua moglie hanno divorziato da poco. Hanno tre figli, tra cui due maschi di 18 e 16 anni. Quello che inizia come un litigio con l’ex moglie degenera nel giro di pochi minuti. «Ho sentito che lei diceva: “Prendetelo”», racconta. Lui scappa, ma i due ragazzi lo raggiungono, lo buttano in un cespuglio e lo trascinano in strada. Gli sferrano ripetutamente pugni e calci alla testa. Alex sopravvive per un soffio.
E non è un caso isolato. Un anno dopo, suo figlio 17enne lo picchia nuovamente, sferrandogli dei pugni, e questa volta una telecamera di videosorveglianza riprende tutto. «Non potevo difendermi».
Viene avviato un procedimento penale, ma Alex decide di rinunciare, per vergogna e per paura di rovinare il futuro ai suoi figli: «L’apprendistato sarebbe saltato immediatamente», commenta. Oggi non ha più contatti con i suoi figli da quattro anni.
«Avevo spesso dei lividi» - Anche Ana* (46) è stata presa di mira dai suoi figli, che quando sono iniziate le violenze avevano 12 e 17 anni. «Non è successo una sola volta. Accadeva molto spesso». Il figlio più piccolo, spiega, mostrava impeti aggressivi già a scuola e a casa la situazione peggiorava ulteriormente. «Avevo spesso dei lividi», ammette.
Tra i fattori scatenanti, per il figlio maggiore, c’era il ritiro del telefono. In un’occasione «mi ha colpita così forte che sono caduta a terra», sottolinea.
A quel punto Ana* chiama il numero di emergenza per genitori, poi anche la polizia. Ma, a suo dire, nessuno l’ha aiutata. «La polizia mi ha detto che non potevano fare nulla». E intanto la violenza continua, diventando sempre più grave: prese al collo, ginocchiate, pugni, schiaffi. «Non ho nessuna possibilità contro di loro».
«Per loro sono una madre-bancomat» - Oggi un figlio vive in una struttura, l’altro abita con il padre. «Sono molto triste e non riesco a capire questo comportamento», dice. «Per loro sono solo una madre-bancomat. Si fanno sentire solo quando hanno bisogno di qualcosa. E anche se mi hanno picchiata, sono legalmente obbligata a mantenerli. Ci si sente completamente impotenti».
«Mia figlia era piena d'odio» - Paul* (42) e sua moglie hanno vissuto qualcosa di simile. Da tempo la loro figlia era «piena di odio», spiega. Poco prima del suo diciottesimo compleanno, la ragazza è diventata fisicamente violenta nei confronti della madre. Poi è rimasta per settimane dal fidanzato. «Avrei potuto farla riportare a casa dalla polizia. Ma non avrebbe giovato a nessuno», spiega.
I genitori decidono di riaccogliere la figlia solo dopo aver elaborato l’accaduto, ma la ragazza non tornerà più a casa. La polizia consiglia loro di sporgere denuncia, ma i genitori non se la sentono. Oggi la figlia vive in modo autonomo, con il supporto di un tutore. Non hanno contatti. «Abbiamo dovuto lasciarla andare», dice Paul. «Era l’unica possibilità».
Marc* (37) ha vissuto queste vicende dal lato opposto. «Ho insultato e minacciato i miei genitori», racconta. «Ero ubriaco. Tutto a causa dell’alcol». Dopo otto settimane in una clinica di disintossicazione, oggi Marc guarda agli eventi con occhi diversi. «Mi dispiace tantissimo per quello che ho fatto».




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