Cerca e trova immobili
SVIZZERA

Picchiati e filmati: «Ogni like è una nuova ferita»

Una volta caricati in rete i video diventano subito virali. La testimonianza di una madre: «Per i ragazzi è una bravata, ma mio figlio non riesce a darsi pace».
Ti-Press / Samuel Golay
Fonte Tages-Anzeiger
Picchiati e filmati: «Ogni like è una nuova ferita»
Una volta caricati in rete i video diventano subito virali. La testimonianza di una madre: «Per i ragazzi è una bravata, ma mio figlio non riesce a darsi pace».

ZURIGO - Smartphone e bullismo formano un binomio dannatamente pericoloso. Le nuove tecnologie, oggi accessibili anche ai giovanissimi, fanno da cassa di risonanza a esperienze traumatiche che, sebbene siano sempre esistite, vengono ormai amplificate a dismisura.

Violenza e social - Gli esempi, purtroppo, non mancano. Nell’ottobre del 2025 un ragazzo di 11 anni è stato ripreso in video mentre veniva picchiato su un autopostale a Dottikon, nel canton Argovia, fino a perdere i sensi. La scorsa estate, a Menziken, sempre nello stesso cantone, uno studente delle scuole medie ha aggredito un altro ragazzo. Chi assisteva alla scena non è intervenuto: ha riso e ripreso tutto con lo smartphone.

E la lista non finisce qui. In un approfondimento, il Tages-Anzeiger ha documentato negli ultimi due anni nove casi di grave violenza giovanile accompagnati da video registrati con i cellulari.

Alcuni dati - Secondo l’Ufficio federale di statistica, le denunce contro giovani accusati di reati violenti sono aumentate in modo significativo. Nella fascia d’età tra i 10 e i 14 anni, il numero dei casi è quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni, superando quota 1'500. A questi dati vanno aggiunti i numerosi episodi che non vengono denunciati e che quindi non compaiono nelle statistiche ufficiali.

«Dopo l’aggressione, oltre ai video, i ragazzi hanno anche scattato delle foto di mio figlio incosciente e le hanno inviate a tutti», ha raccontato al quotidiano d’oltralpe la madre dell’11enne di Dottikon. «Per loro era una bravata, ma mio figlio non riesce a darsi pace».

Nessun rifugio sicuro - Il bullismo, come noto, è sempre esistito. Eppure qualcosa, rispetto al passato, è cambiato profondamente. «Un tempo un conflitto rimaneva confinato all’ambito scolastico. Oggi, potenzialmente, può essere visto da tutto il mondo», spiega Regula Bernhard Hug, direttrice di Protezione dell’infanzia Svizzera. «Con i video sugli smartphone e i commenti sui social media, non esiste più un rifugio sicuro per il bambino. Ogni “mi piace” e ogni commento diventano una nuova ferita per la vittima».

Di fronte a queste situazioni, i genitori spesso non dispongono degli strumenti adeguati per aiutare i propri figli e si rivolgono a Protezione dell’infanzia Svizzera. «È possibile chiedere la rimozione di un video dai social», prosegue Bernhard Hug. «Ma spesso è già troppo tardi, perché il contenuto è diventato virale. Molte vittime di bullismo necessitano di un sostegno psicologico, mentre genitori e insegnanti hanno bisogno di informazioni e consulenza».

Parola d'ordine: prevenzione - Oltre alla diffusione dei video, gli esperti osservano anche una crescente accettazione della violenza. «Gli algoritmi di molti social media sono programmati per mostrare contenuti sempre più estremi, anche quando si tratta di video violenti», spiega Thomas Richter, direttore dell’Istituto svizzero per la prevenzione della violenza. «In questo modo la brutalità finisce per apparire sempre più “normale”».

E i dati sembrano confermare questa tendenza. Il 6% dei giovani consuma quotidianamente video violenti. È quanto emerge dallo studio James 2024, un sondaggio rappresentativo condotto a livello nazionale sul rapporto dei giovani con i media. Complessivamente, un terzo dei ragazzi tra i 12 e i 19 anni dichiara di guardare almeno «raramente» contenuti violenti, mentre uno su dieci li inoltra ad altri.

Per Bernhard Hug la chiave è la prevenzione: «Prima che i bambini ricevano uno smartphone, i genitori devono parlare con loro dei rischi. È fondamentale accompagnarli anche nella vita digitale. E questo, oggi, viene fatto ancora troppo poco».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE