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SVIZZERALa pandemia ha moltiplicato le minacce contro l'autorità

02.05.22 - 23:00
Secondo la Fedpol, i periodi più caldi spesso coincidevano con l'annuncio delle nuove misure anti-Covid-19
20 Minuten/Simon Glaser
La pandemia ha moltiplicato le minacce contro l'autorità
Secondo la Fedpol, i periodi più caldi spesso coincidevano con l'annuncio delle nuove misure anti-Covid-19

BERNA - «In Svizzera c'è un crescente numero di cittadini arrabbiati che è pronto a ricorrere alla violenza. Anche e soprattutto contro le autorità». Le parole espresse qualche settimana fa dalla direttrice Nicoletta Della Valle, trovano oggi conferma nei dati relativi all'anno appena trascorso divulgati dall'Ufficio federale di polizia.

Ebbene sì, anche nella civilissima Svizzera non siamo immuni alle minacce che hanno come bersaglio le autorità. E la pandemia da coronavirus non ci ha reso migliori. Anzi. Secondo il rapporto della Fedpol, infatti, questo periodo ha ulteriormente «esacerbato» gli animi.

«Le misure di protezione adottate per arginare la diffusione del virus – si legge nel rapporto d'attività – hanno fatto aumentare l'insofferenza verso le autorità». I periodi più caldi – a livello di ingiurie e minacce – arrivavano infatti puntuali durante gli annunci di nuove misure, mentre un ulteriore picco si è verificato a novembre nei periodi precedenti e successivi alla votazione sulla Legge Covid-19.

Un'insofferenza, quella vissuta dalle diverse persone che si sono sentite «discriminate» dalle scelte politiche di Berna, che spesso si è poi tramutata in minacce e messaggi d'odio postati sui social o inviati tramite email. Nel mirino degli odiatori da tastiera – sempre secondo la Fedpol – sono finiti in particolar modo i politici.

Un esempio (purtroppo) emblematico – tra gli oltre 120 casi finiti sul tavolo della Polizia federale lo scorso anno – è quello del ristoratore nidvaldese che a settembre 2021 minacciò Alain Berset.

«Non venire in Svizzera centrale, non saprai mai se sul tram ci sarà qualcuno con una bomba», disse in un video l'uomo che in seguito venne licenziato e condannato dal Mpc. Un chiaro segnale – come precisato dal rapporto della polizia federale – che «l'arrivo della pandemia» abbia fatto «rompere una diga». Una rottura che può però comportare per chi ingiuria anche a conseguenze penali.

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