20min/Vanessa Lam
SVIZZERA
21.07.2021 - 17:050

Trattamento diverso per i non vaccinati? «È rischioso»

Le riflessioni di Andreas Brenner, professore basilese di filosofia: «Dopo le prime stigmatizzazioni, ne seguono altre»

Sulla vaccinazione obbligatoria: «Se sarà attuata, perderemo il controllo esclusivo dei nostri corpi»

Vaccinazione

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

BASILEA - Trattare le persone diversamente perché non sono vaccinate significa rischiare «danni estremi» per la società. Lo sostiene Andreas Brenner, professore basilese di filosofia, globalizzazione ed etica economica.

«Una volta che simili stigmatizzazioni si sono attestate nella vita pubblica ne seguiranno molte altre» afferma l'accademico in un'intervista pubblicata oggi dalla Basler Zeitung. L'idea avanzata negli ultimi tempi d'identificare in modo visivo chi non si è immunizzato - per esempio fra il personale di un ospedale - è a suo avviso «catastrofica».

Il dibattito sull'obbligo di vaccinazione, argomenta Brenner, «è strettamente legato a ciò che viene visto come il valore più importante, il bene individuale o il bene comune. Chi vuole introdurre l'immunizzazione obbligatoria sostiene che il benessere e i diritti dell'individuo sono di minor valore. Allora bisogna chiedersi perché i diritti umani, che sono diritti individuali e fondamentali per la nostra società, abbiano un peso minore del bene comune. Ci deve essere un dibattito su questo. E chi vuole la vaccinazione obbligatoria deve davvero presentare ragioni molto plausibili».

È una questione di proporzionalità, sostiene lo specialista. «Il problema della situazione attuale è che molti paesi si concentrano unilateralmente sulla protezione della salute, trascurando altri valori. Nel frattempo abbiamo raggiunto il punto in cui tutto è subordinato alla protezione assoluta della salute. Il fatto che lo stato renda assoluto il suo dovere di cura verso i suoi cittadini non rappresenta un progresso, ma un grande pericolo» sostiene Brenner.

«Il dovere di protezione dello Stato non è mai stato visto come assoluto, anche in termini di salute, e i cittadini non si sono mai aspettati che lo fosse» prosegue l'intervistato. «Al momento si parla di vaccinazione obbligatoria per alcuni gruppi di persone: ma è nella logica di questa politica che presto si discuterà della vaccinazione obbligatoria per tutti».

Secondo il professore lo Stato rischia di sostituirsi all'individuo e questo è un approccio che non funziona sul lungo termine. «Possiamo mantenere la forza della nostra comunità solo se preserviamo i nostri valori individuali. Lo stato democratico travalica i confini quando assume più responsabilità: non è autorizzato a farlo. Ognuno deve continuare ad assumersi le proprie responsabilità personali, non dobbiamo permetterci di essere sollevati dallo Stato».

«Il diritto alla libertà e il diritto all'integrità corporea sono tra i diritti più importanti e fondamentali» prosegue Brenner. «Per quanto riguarda la vaccinazione obbligatoria, la subordinazione del benessere individuale al bene comune ha come effetto che il corpo individuale è visto come parte del collettivo. Il collettivo rivendica allora l'individuo. Vedo questo come un pericolo che va oltre il coronavirus. Bisogna riconoscerlo: se la vaccinazione obbligatoria verrà attuata perderemo il controllo esclusivo sui nostri corpi».

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