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I RACCONTI DELLA F1

Antonelli, un talento che non chiede "permesso"

Quando la F1 incontra il cuore, la memoria e il talento che non molla
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Antonelli, un talento che non chiede "permesso"
Quando la F1 incontra il cuore, la memoria e il talento che non molla
Tra emozione, memoria e futuro della Formula 1: nasce un riconoscimento per chi non smette mai di spingere.
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MONTREAL - Ho deciso di istituire il premio “martello”. E sì, avete capito bene: non un semplice riconoscimento, ma un tributo a chi non interpreta la gara… la combatte. A chi martella giro dopo giro, a chi non conosce il verbo “mollare”, a chi affronta ogni curva come se fosse l’ultima del mondiale.

E il nome, senza troppi giri di parole, è già scritto: Andrea Kimi Antonelli. Lo dico con la sincerità di chi la Formula 1 la osserva, la vive e la racconta da quasi trent’anni. In questo lungo viaggio ne ho visti tanti di “martelli”, piloti veri, duri, puri. Ma quello che Antonelli ha mostrato in queste prime cinque gare ha qualcosa di raro: una fame elegante, quasi poetica, ma con il rumore secco del talento che insiste, che non chiede permesso.

Il Canada, poi, ha lasciato più di un segnale. Come se qualcosa, nel sistema, scricchiolasse. La FIA appare in evidente difficoltà, gli scommettitori si rifugiano nelle percentuali come fossero certezze (quel 40/60 diventato ormai mantra da paddock), e un regolamento nato per esaltare lo spettacolo sembra invece averne smorzato la scintilla.

Gli ingegneri inventano, la FIA cancella. E nel mezzo, la Formula 1 si muove su un equilibrio sempre più fragile. I sorpassi “da copertina”, tanto celebrati da Stefano Domenicali, sembrano improvvisamente evaporati. E la domanda resta sospesa nell’aria: e adesso? Ma il motorsport ha sempre una memoria lunga. E il pensiero corre subito a Gilles Villeneuve. Il suo casco, simbolo di un’epoca irripetibile, è stato venduto per la cifra record di 1,25 milioni di dollari. Non un oggetto, ma un frammento di storia viva. Lo stesso casco che accompagnò il campione canadese nella sua ultima gara del 1982, oggi entra nell’olimpo dei cimeli più preziosi della Formula 1.

Un record che supera anche quello legato ad Ayrton Senna, e che riporta alla luce Imola, il duello con Didier Pironi e una stagione diventata leggenda e ferita allo stesso tempo. Villeneuve correva come se ogni curva fosse un atto d’amore. E forse è proprio questo il filo che unisce tutto.

Perché i caschi non sono oggetti: sono identità. E chi segue questo mondo lo sa. Come ho già raccontato più volte, sto lavorando a una serie di pubblicazioni dedicate a questi cimeli, perché ogni casco custodisce una storia che merita di essere ascoltata e tramandata.

E allora il prossimo capitolo non può che essere Monte Carlo. Un luogo che non ha bisogno di presentazioni, dove il tempo rallenta e la storia pesa di più. Qui ha lasciato un segno indelebile Ayrton Senna, e qui ogni giovane talento sogna di imprimere il proprio nome nell’albo d’oro. Tra questi, anche Andrea Kimi Antonelli, chiamato prima o poi a sedersi al tavolo dei grandi e a scrivere la sua pagina monegasca. Nel frattempo, resta una sola legge non scritta: nel dubbio piede giù, sempre e comunque. Alla prossima.

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