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MOTOMONDIALE
30.05.2021 - 23:030
Aggiornamento : 31.05.2021 - 12:25

«Non c'è niente di più pericoloso del motociclismo»

La tragica morte di Jason Dupasquier è un duro colpo per il mondo delle due ruote in Svizzera

Secondo gli esperti, tuttavia, ogni conducente è consapevole del rischio.

ZURIGO - Dopo la tragica morte del giovane talento svizzero Jason Dupasquier (19), ritorna d'attualità la domanda: quanto sono pericolose le corse motociclistiche?

«Molto», è il responso di Robert Siegrist, avvocato e manager di lunga data di Randy Krummenacher e Dominique Aegerter. «Probabilmente non c'è niente di più pericoloso», aggiunge. «È vero - spiega - che ci sono molte cadute con poche o nulle conseguenze per il pilota, quelle a esempio sulla ghiaia, ma quando si verifica una sfortunata combinazione di fattori - come è stato per Jason - si rischia la morte».

Il rischio cresce quando, dopo una caduta, altri piloti stanno sopraggiungendo. «Nessuno ha il tempo di reagire o addirittura frenare a una velocità di 200 all'ora. Tutto si verifica in una frazione di secondo», prosegue Siegrist. A differenza della Formula 1, dopo una caduta atterri direttamente sull'asfalto senza la protezione dell'abitacolo. «I piloti sanno che è pericoloso, ma in gara devono dimenticarlo. Se ci pensassero, non sarebbero in grado di offrire prestazioni al top».

Il manager non nasconde il proprio dolore per la precoce perdita del giovane talento. «Jason era un atleta molto simpatico e capace, vicino a ottenere una svolta nella sua carriera». La tragica morte è stata una grave battuta d'arresto per l'intera scena motociclistica svizzera. «Vorrei esprimere le mie condoglianze alla famiglia e agli amici», conclude Siegrist. «I motociclisti vivono per il loro sport, nonostante e anche a causa dei rischi. Bisogna lasciare che si godano il loro sogno».

«Un virus» - Anche l'ex pilota motociclistico Jacques Cornu parla di un "virus" che colpisce chi vive il mondo delle corse. «Anche io ho avuto diversi incidenti gravi, ma ho sempre fatto di tutto per tornare in sella il più velocemente possibile. Rispetto al passato - aggiunge Cornu - le corse sono diventate molto più sicure. Sono stati apportati miglioramenti, in particolare per quanto concerne la sicurezza dei circuiti di gara. Un rischio residuo, però, c'è sempre».

Per i motociclisti, d'altra parte, lo sport fa parte della vita e la paura non ha posto. «Sai a che gioco stai giocando. Conosci i rischi. Ma pensi sempre che non toccherà a te. L'obiettivo è vincere, tutto il resto viene ignorato».

«Tutti sanno che può succederti qualcosa» - «Oggi è un giorno estremamente triste», commenta l'ex motociclista Beat Sidler. Conosceva bene Dupasquier ed era stato più volte in pista con lui. «Quanto successo è tragico. Jason era davvero un bravo ragazzo. Era anche talentuoso, si muoveva molto bene in moto. Aveva tutti i requisiti per essere tra i migliori al mondo». «Il suo obiettivo - aggiunge il collega - era vincere la Moto3, aveva il potenziale per farlo».

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