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L’Ambrì è in difficoltà, il Lugano dà solo carezze

Insieme, le ticinesi hanno conquistato 9 dei 36 punti disponibili
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L’Ambrì è in difficoltà, il Lugano dà solo carezze
Insieme, le ticinesi hanno conquistato 9 dei 36 punti disponibili
Avvio di campionato sotto tono.
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AMBRÌ / LUGANO - Il secondo weekend di campionato ha confermato quanto avevano già detto le prime quattro giornate e un pugno di amichevoli: Ambrì e Lugano sono in difficoltà, incapaci di avere un rendimento costante e pure di mostrarsi almeno soddisfacenti agli occhi dei loro tifosi. 

I biancoblù sono usciti dal doppio impegno Zurigo e Bienne con un punto all’attivo. Non lo hanno trovato in casa con il Lions, contro i quali si sono accesi a sprazzi e hanno pagato i tanti errori commessi (soprattutto quelli del “distratto” Tim Heed), ma sono andati a prenderselo alla Tissot Arena. Una sconfitta esterna ai rigori potrebbe essere considerata quasi un mezzo risultato “buono”. In un’altra situazione, in un periodo positivo, forse sarebbe stato così. Contro i bernesi, i leventinesi non sono invece stati sufficienti. Hanno saputo reagire alla pressione locale e, due volte, recuperare uno svantaggio, è vero; nella prima metà di partita sono in ogni caso stati molto, molto deludenti, rimanendo “vivi” solo grazie agli errori e alla sfortuna dei padroni di casa e alle parate di Senn. Più che i numeri impietosi – 4 punti conquistati e 5 sconfitte in 6 partite – a far storcere il naso ai tifosi è in ogni caso fin qui stata la confusione mostrata da una squadra che, oltre alle classiche grinta e voglia (anche queste viste a singhiozzo però), finora ha mostrato poco altro. Sicuramente non un’identità o idee precise. E quelle sono necessarie per sperare di risalire la china.

Identità e idee le ha invece il Lugano che, comunque, al momento non può certo permettersi di sorridere. I bianconeri hanno infatti conquistato appena un punto più dei cugini, rimediando lo stesso numero di sconfitte. Hanno tuttavia, appunto, mostrato a ripetizione di sapere cosa vogliono e di riuscire a mettere in pratica le richieste di coach Mitell. Nel weekend, per esempio, si sono sbloccati con il pur sempre rispettabile Ajoie (chiedere al Berna per conferma) e hanno giocato a lungo meglio di un Davos che li ha superati perché più cinico. Una grossa pecca dei sottocenerini – come dei biancoblù, d’altronde – è che in attacco non riescono quasi mai a graffiare. Danno delle carezze, e così facendo gli avversari, graziati a ripetizione, alla fine fanno festa. Servono dei correttivi e un pizzico di fortuna in più, ma la strada intrapresa sembra quella giusta.

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