HCL: la sconfitta di tutti...
Patrick Fischer e Peter Andersson pagano per tutti in un ambiente dove in molti devono farsi delle domande
LUGANO - Quella presa dal Lugano era una decisione inevitabile.
Tralasciando la pessima classifica - tre vittorie al 60esimo in 15 partite - a far riflettere in casa bianconera erano soprattutto le prestazioni rinunciatarie e a volte persino imbarazzanti di alcuni giocatori chiave del team sottocenerino.
L’esempio lampante è senza dubbio Linus Klasen. Strappato alla concorrenza di tutta Europa nell’estate del 2014, lo svedese quest’anno non ha saputo dare quel contributo che da uno come lui ci si aspetta. I classici mormorii parlano di un rapporto incrinato tra lo stesso scandinavo e Patrick Fischer.
Generalizzando il discorso tutta la squadra non rispondeva più agli impulsi del proprio coach. Logica dunque la scelta di separarsi da un tecnico che nei momenti topici di una stagione (vedi i due quarti di finale persi) mai è riuscito a convincere. E allora perché un club come quello bianconero, abituato nella storia a issarsi ai vertici del nostro hockey, ha continuano imperterrito a dare fiducia al proprio staff tecnico malgrado i risultati appena sufficienti delle ultime due stagioni? Quello che più ha fatto rumore in Ticino è stato il rinnovo contrattuale avvenuto prima dell’inizio del campionato. Perché la società si è mossa con queste tempistiche? Non era meglio aspettare i risultati prima di prendere una simile scelta?
Le colpe del pessimo avvio di stagione non sono certo solo da accreditare soltanto al duo Patrick Fischer-Peter Andersson. Anche la società deve porsi delle domande. La decisione presa oggi dall'Hcl è la sconfitta di TUTTI. Urge un cambio di rotta...



