Non per soldi ma per amore

«Tra Neymar e Ancelotti quello forte è il secondo. Ma il giocatore darà una mano. In qualsiasi modo»
Arno Rossini: «Al Mondiale il Brasile non vale le semifinali. Ma con Carletto…»
«Tra Neymar e Ancelotti quello forte è il secondo. Ma il giocatore darà una mano. In qualsiasi modo»
Arno Rossini: «Al Mondiale il Brasile non vale le semifinali. Ma con Carletto…»
BRASILIA - Alla fine ha vinto il cuore. O hanno vinto gli interessi. Scegliete l’opzione che preferite. L’importante sono i fatti e questi dicono che, per il Mondiale ormai alle porte, Carlo Ancelotti ha deciso di includere Neymar nella rosa del Brasile. Il 34enne funambolo, che non veste la maglia della Seleção da due anni e mezzo e che è reduce da infortuni pesantissimi, sarà dunque uno di quei ventisei che dal 13 giugno, giorno del debutto contro il Marocco, daranno la caccia alla sesta coppa. Passato gigantesco, presente così, così, O Ney sarà un peso o un trascinatore per i verdeoro?
«Sarà assolutamente un fattore positivo - è intervenuto Arno Rossini - Non è forse più il campione di una volta, ma ha numeri e qualità indiscutibili. Non potrà giocare 90’ a partita, ma per degli spezzoni, per alzare il ritmo, per spaccare un incontro con un’accelerazione, con un’invenzione…».
Non sarà “ingombrante” averlo in panchina, lì a scalpitare?
«Ancelotti è un maestro nella gestione del gruppo. Questo non si discute. Credo, anzi ne sono sicuro, che oltre a sincerarsi delle condizioni dell’ex Barcellona e PSG, abbia messo le cose in chiaro. Tipo un “ti porto al Mondiale ma non ti aspettare di essere titolare. Il tuo ruolo sarà quest’altro”».
O momento em que Neymar é convocado para o Mundial 💛 pic.twitter.com/7n2LB70IQo
— B24 (@B24PT) May 19, 2026
E uno come Neymar accetterebbe delle condizioni?
«Stiamo parlando della maglietta del Brasile, non di quella di un club. Non si parla di soldi, di quelli il 34enne ne ha già guadagnati abbastanza in carriera, ma di emozioni, di orgoglio, di amore per il suo paese. E poi, non dimentichiamolo, tra giocatore e allenatore quello “forte”, in questo momento, è il secondo. A Carletto hanno appena rinnovato il contratto. Ha firmato un quadriennale che gli permetterà di arrivare fino al Mondiale 2030. La federazione verdeoro, come tutti i tifosi d’altronde, crede assolutamente in lui. Neymar, secondo me, è anzi felice di poter dare una mano in qualche modo. In qualsiasi modo».
E di una mano il Brasile avrà bisogno. La rosa non sembra formidabile.
«Guardassimo solo i nomi, non varrebbe i primi tre-quattro posti della competizione, le semifinali. Ci sono squadre nettamente più forti. La Francia, la Germania, la Spagna, il Portogallo che vedo molto bene, l’Argentina campione del mondo e con Messi, magari l’Uruguay del “loco” Bielsa. Però…».
Però?
«Già solo avere Ancelotti al timone vale un paio di posizioni in più in un’ipotetica classifica. Carletto sa di non avere tantissima qualità a disposizione, quindi probabilmente propenderà per un gioco non spumeggiante ma pratico. Difesa e contropiede? Potrebbe essere, ha gli interpreti giusti. Probabilmente sarà un Brasile brutto, mettiamola così, ma proprio per questi suoi limiti potrebbe arrivare molto in alto».









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