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LUGANO
16.05.2018 - 06:000

"Fresh Garbage", l'arte all'entrata di Palazzo Civico

La video-installazione di Fosco Valentini e Paolo Wu Min Yi accompagnerà Poestate per tutta la sua durata

LUGANO - "Fresh Garbage", video-installazione di Fosco Valentini & Paola Wu Min Yi, accoglierà i visitatori di Palazzo Civico per l'intera durata del festival Poestate. 

Il video "Fresh Garbage", spiegano gli artisti, è stato realizzato con tecnologia obsoleta anche per manifestare lo spreco tecnologico contemporaneo. Sono stati usati materiali e tecniche in disuso e riciclate, vecchie videocamere analogiche, cellulari e PC superati fuori uso e messi da parte, cassette, nastri e programmi di montaggio recuperati dall’oblio, Croma key e tecniche di ripresa e montaggio sepolte nella memoria digitale, spezzoni in super 8 e 35mm, diapositive, pellicole analogiche eliminate e dal colore vintage rifilmate e digitalizzate, vecchie lampade di ripresa a incandescenza, fotografie di giornali buttati, pupazzi e burattini trovati nella spazzatura e nei charity shop, strumenti abbandonati e riutilizzati, vecchie registrazioni sonore, spazzatura, cartoline, adesivi e figurine d’epoca per bambini cercate in vecchi cassetti, collage trovati in strada e nelle pattumiere, resti di cibo, animali, attori, danzatori, artisti, migranti e profughi cercati nei centri di accoglienza, esseri umani autentici abbandonati ed emarginati.

Nella metà degli anni ‘60 del secolo scorso il gruppo californiano degli Spirit compose il primo inno jazz pop rock sul tema ecologico emergente dello spreco e dei consumi superflui. La critica al consumismo smodato iniziava già dal titolo della canzone "Fresh Garbage" e arrivava già nel primo inciso: «Una di queste mattine guarda sotto il tuo coperchio e vedi quello che hai sprecato! Il mondo è un bidone per la tua spazzatura fresca?!».

Fosco Valentini e Paola Wu Min Yi, conoscendo già nei primi anni ‘70 il messaggio degli Spirit, con il video "Fresh Garbage" comunicano «il richiamo universale alla fuga, in un turbinio di immaginazione, di diritti universali, di diritti al sogno, al sogno ad occhi aperti, dove il figlio dell’uomo non ha un posto su cui posare la testa e non é a casa in ogni luogo. Cercando quell’aforisma che é esagerazione, linguaggio stravagante, ironico e grottesco. Una via dell’eccesso in una forma spezzata... dal sogno e dai disegni animati, come qualcosa di improvviso, diseguale. Un discorso spezzato per lasciare che entri il silenzio che è simbolismo. Una circolazione nello spazio cosmico, come in un labirinto dove siamo tutti nello stesso corpo, animali, donne, bambini, uomini di ogni etnia, cultura e ideologia, migranti, profughi, che si dirigono verso lune, pianeti, galassie, viaggiando dentro una caverna cosmica che racchiude il senso dello spazio, che è fatto di sentieri, spirali, labirinti e dedali che sono anche una danza, la danza della vita. L’idea è di portare via i piedi dalla terra per dissipare la gravità, l’oscurità della materia con il corpo cosmico che prende il volo per il cielo, verso la luna. Sapendo che ogni cosa è soltanto una metafora, abbiamo tentato di ridare alle parole e alle immagini il loro pieno significato come nei sogni; ridurle a nonsenso, trascendendo quindi l’antinomia di senso e non senso come fanno i sogni e raccontare in questa favola contemporanea il ” verbum infans”, la parola infante o ineffabile».

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