Lorenzo Scascighini
LOCARNO
09.04.2021 - 11:560

Sull’integrazione

Lorenzo Scascighini, SinistraUnita Locarno, lista 4, Candidato al Consiglio Comunale

LOCARNO - Il termine “integrazione” può essere letto e interpretato in modo differente a seconda dal nostro punto di vista e delle nostre opinioni. Potremmo associarlo anche all’idea dell’assimilazione oppure all’idea di un banale adattamento. Ma nella società contemporanea, in cui la mobilità è ormai un fatto acquisito, risultano essere concetti anacronistici e in una società che si arricchisce attraverso le differenze sarebbero addirittura controproducenti. In questo contesto, a chi si sposta, è lecito chiedere il rispetto dei luoghi in cui va a vivere. Meglio invece considerare la diversità come una ricchezza e stimolare atteggiamenti come l’apertura al diverso, alla disposizione al dialogo e alla capacità di interagire. Qualità queste molto utili soprattutto per i giovani che hanno iniziato un percorso che probabilmente li porterà anche a vivere in luoghi dove non sono nati.

Lo scambio del pane, proposto annualmente dal Gruppo Integrazione di Locarno in occasione della Settimana contro il razzismo, è un esempio concreto di come lo sforzo e la disponibilità verso l’altro devono essere presenti in tutte la parti in causa: da parte di chi accoglie, da chi si integra ma anche tra le differenti comunità straniere. La cerimonia rinvia alla convivialità e ai momenti di condivisione, favorisce l’incontro e la conoscenza reciproca, che sono fondamentali per abbassare le difese e per superare i pregiudizi. Le numerose cene etniche organizzate dal Gruppo Integrazione nel corso degli ultimi anni vanno in questa direzione.

L’integrazione dello straniero avviene ancora molto tramite il lavoro, ed è sicuramente una buona cosa, ma non è abbastanza. Ma cosa succede nel caso di chi non lavora? Pensiamo ad esempio a molte donne o ai numerosi disoccupati di questo periodo pandemico. Bisogna creare occasioni di incontri sociali anche fuori del contesto professionale. Gli orti urbani, ad esempio, fungono da luoghi importantissimi di scambio e di condivisione; di conseguenza favoriscono la formazione alla cittadinanza.

Una buona integrazione non si ottiene insistendo sull’apprendimento di una serie di nozioni, come si è fatto in passato nel processo di naturalizzazione, bensì attraverso l’assunzione, il rispetto e la comprensione delle regole del vivere sociale. È perciò opportuno individuare i punti e i luoghi importanti dove ci sono differenze culturali, ma dove ci si confronta con i diritti e i doveri che sono prerogative indispensabili nel processo di una sana convivenza. Il Gruppo Integrazione di Locarno ha organizzato negli scorsi anni tre incontri su questi temi: la famiglia, la scuola e l’ambiente. La popolazione locale e le comunità straniere hanno potuto confrontarsi in un dialogo necessario e non superficiale, cercando di andare oltre gli estremi della chiusura aprioristica e dell’apertura buonista.

Il tempo di elezioni riporta sotto i riflettori il tema del voto agli stranieri. Chi è naturalizzato (e perciò ha il diritto di voto) può aderire ad un partito o ad un altro a dipendenza delle sue idee, spesso viene cercato dai partiti, mentre chi non ha ancora la cittadinanza svizzera ne viene escluso. Potremmo vedere questo fatto come discriminante, anche perché nella maggior parte dei casi il percorso del cittadino naturalizzato e di quello non ancora naturalizzato è simile. La scelta di rinunciare al passaporto elvetico ha ragioni diverse (es. le difficoltà finanziarie), e non è riconducibile per forza al disinteresse e al mancato legame con il territorio, ci si priva pertanto di una possibile risorsa per la comunità. Se una persona è esclusa non si sentirà incoraggiata e di conseguenza il non diritto di voto diventa un ostacolo all’integrazione. Uno straniero avrà davanti a sé la scelta di entrare nel partito che vuole e potrà legarsi allo schieramento in cui si riconosce maggiormente. La paura di un rimescolamento tra gli equilibri politici è ingiustificata, la storia recente ci insegna che sono restati gli stessi e questo lo si vede tra i naturalizzati.

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