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GABERELL DIDIER

La domanda che non possiamo più ignorare: che Svizzera vogliamo lasciare alle prossime generazioni?

Gaberell Didier, vice coordinatore Movimento Giovani Leghisti (MGL)
Gaberell Didier
Fonte red
La domanda che non possiamo più ignorare: che Svizzera vogliamo lasciare alle prossime generazioni?
Gaberell Didier, vice coordinatore Movimento Giovani Leghisti (MGL)

Negli ultimi anni la Svizzera è cambiata rapidamente. Nuovi quartieri, nuove costruzioni, nuovi cantieri. Strade allargate, treni sempre più pieni, traffico crescente e superfici verdi che scompaiono poco alla volta. Tutto questo viene spesso definito “sviluppo”.

Il dibattito sull’iniziativa per una Svizzera sostenibile viene spesso ridotto a uno scontro ideologico. Da una parte chi parla di apertura senza limiti, dall’altra chi viene subito accusato di essere contrario al progresso. Ma la realtà è più complessa. Qui non si tratta di chiudere le frontiere o di avere paura del cambiamento. Si tratta di capire quali siano i limiti concreti del nostro territorio e quale futuro vogliamo lasciare alle prossime generazioni. Possiamo vederlo con i nostri occhi il cambiamento degli ultimi 30 anni!La Svizzera è un Paese piccolo. Circa il 60% del territorio è costituito da montagne, laghi o aree difficilmente edificabili. Lo spazio realmente disponibile per vivere, lavorare, coltivare e costruire è limitato. Eppure continuiamo a crescere a ritmi molto elevati, 12 campi da calcio al giorno cementificati! Dal 2000 a oggi la popolazione è aumentata di quasi 2 milioni di persone.Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la cementificazione avanza. Campi agricoli diventano quartieri residenziali. Zone verdi lasciano spazio a capannoni, strade e parcheggi. E una volta perso, quel territorio non torna più indietro.

La conseguenza non è soltanto estetica. Meno suolo agricolo significa meno produzione locale, maggiore dipendenza dall’estero e minore capacità di affrontare eventuali crisi alimentari o energetiche. Significa anche meno biodiversità, più inquinamento e una qualità di vita che lentamente peggiora.A tutto questo si aggiunge un altro dato che dovrebbe far riflettere profondamente: l’Overshoot Day. Quest’anno la Svizzera ha raggiunto il proprio “giorno del superamento” prima della metà dell'anno. Significa che, se tutta l’umanità consumasse come noi, avremmo bisogno di 2,5 mondi. Da questo momento in avanti viviamo simbolicamente “a credito” nei confronti del pianeta.

Questo non riguarda soltanto l’ambiente. Riguarda il nostro stile di vita, i consumi, l’energia, l’acqua e il territorio. Più aumenta la popolazione, più aumentano inevitabilmente i bisogni e la pressione sulle infrastrutture. Trasporti pubblici sovraffollati, traffico costante, ospedali sotto pressione e difficoltà crescenti nel trovare un’abitazione a prezzi accessibili non sono percezioni: sono problemi concreti!L’iniziativa per una Svizzera sostenibile propone di evitare il superamento dei 10 milioni di abitanti. Non significa fermare l’immigrazione. Significa avere una crescita più equilibrata e sostenibile, che tenga conto della capacità reale del nostro Paese, significa pianificare. Vogliamo una Svizzera che cresca senza limiti fino a consumare tutto il proprio territorio disponibile, oppure vogliamo preservare ciò che rende unico questo Paese?

Perché la qualità di vita svizzera non nasce dal caso. Nasce da un equilibrio fragile tra territorio, infrastrutture, natura e organizzazione sociale. Pensare che questo equilibrio possa reggere all’infinito senza conseguenze è un’illusione.Votare sì a una Svizzera sostenibile non significa essere contro qualcuno. Significa essere a favore di un futuro gestibile, di città vivibili, di paesaggi preservati e di una crescita che non distrugga ciò che stiamo cercando di proteggere.

La vera domanda non è quanti abitanti possa tecnicamente ospitare la Svizzera. La vera domanda è in quale Svizzera vogliamo vivere domani.

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